Omaggio ad Amathounta - Due poesie (POESIA) ~ di Ksenija Skliar - TeclaXXI
POESIA
Omaggio ad Amathounta
Due poesie di
Ksenija Skliar
Nostos
Se sei un poeta,
chiudi la bocca:
ascolta il canto delle gru,
ammira il cinabro della ruggine,
omaggia le mani del Tessitore:
la pioggia - trama, ordito il vento.
Le fortezze invisibili
si ergono tra i palazzoni grigiastri:
la consolazione e la gratitudine
si imparano con il passare del tempo,
con il ritorno all'insanabile giovinezza
mai pronunciata.
chiudi la bocca:
ascolta il canto delle gru,
ammira il cinabro della ruggine,
omaggia le mani del Tessitore:
la pioggia - trama, ordito il vento.
Le fortezze invisibili
si ergono tra i palazzoni grigiastri:
la consolazione e la gratitudine
si imparano con il passare del tempo,
con il ritorno all'insanabile giovinezza
mai pronunciata.
Omaggio ad Amathounta
La mente è perfida
quando su terraferma
pensa e ripensa
all'isola rinnegata più volte.
Sulle tombe di presunti re
stagionati inglesi nei loro pub
assaporano il soccer
ebbri non tanto di whiskey
quanto di quello spirito vespertino
che soffia dall'acropoli polverizzata
sul porto sommerso.
Un re mandava cinquanta navi,
tutte fittili tranne una,
a combattere i troiani.
Tarchiata e torva, Persefone
aizzava il verro
contro l'orfano fenicio, Adone,
l'amico dell'altra,
non tanto più bella.
Un santo vescovo
scacciò dalla città
Afrodito barbuto e lei stessa,
piena di livore.
Fuggirono i satiri e le ninfe
Cedendo gli antri
alla nuova vita.
Sofocle, padre di famiglia e cittadino,
non è un eremita,
ma gli altri due sì.
Euripide resistette appena dieci giorni:
"Mi assaliva, diceva, un desiderio incontenibile
di fumare e di prendere me stesso
a calci e pugni".
Eschilo, uscito dopo più di un mese,
nudo e spaventoso,
confessava di sopravvivere
grazie ai peana di un poeta antico,
re e pastore, guerriero e suonatore dell'arpa.
Si nascose di nuovo:
benché gli dei non ci siano più,
gli uomini ci sono.
quando su terraferma
pensa e ripensa
all'isola rinnegata più volte.
Sulle tombe di presunti re
stagionati inglesi nei loro pub
assaporano il soccer
ebbri non tanto di whiskey
quanto di quello spirito vespertino
che soffia dall'acropoli polverizzata
sul porto sommerso.
Un re mandava cinquanta navi,
tutte fittili tranne una,
a combattere i troiani.
Tarchiata e torva, Persefone
aizzava il verro
contro l'orfano fenicio, Adone,
l'amico dell'altra,
non tanto più bella.
Un santo vescovo
scacciò dalla città
Afrodito barbuto e lei stessa,
piena di livore.
Fuggirono i satiri e le ninfe
Cedendo gli antri
alla nuova vita.
Sofocle, padre di famiglia e cittadino,
non è un eremita,
ma gli altri due sì.
Euripide resistette appena dieci giorni:
"Mi assaliva, diceva, un desiderio incontenibile
di fumare e di prendere me stesso
a calci e pugni".
Eschilo, uscito dopo più di un mese,
nudo e spaventoso,
confessava di sopravvivere
grazie ai peana di un poeta antico,
re e pastore, guerriero e suonatore dell'arpa.
Si nascose di nuovo:
benché gli dei non ci siano più,
gli uomini ci sono.
KSENIJA SKLIAR
BIONOTA Sono Xenia, nata nel 1979. Preferisco la grafia meno ridondante del mio nome, quella con la X. La mia vita è fatta di continui scambi e cambiamenti, complice il percorso di studi in linguistica e filologia, che assicurano la serenità dei cronotopi interiori che custodisco: gli ultimi, velocissimi, anni dell’URSS, i faticosi anni Novanta nella giovane e verde Prussia Orientale, e il secolo XXI, pervaso dal Trecento, a Siena. Allo stesso modo, scambi e cambiamenti, refusi e risemantizzazioni rendevano sempre vivi e vegeti bestiari, vite dei santi, romanzi cavallereschi e altre storie, sempre vere, del Medioevo.


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