A proposito di Amleto e Ofelia (NARRATIVA/SAGGISTICA) ~ di Giuseppe Manfridi - TeclaXXI
NARRATIVA/SAGGISTICA
Da Shakespeare sul Titanic
di Giuseppe Manfridi
A proposito di Amleto e Ofelia
immagine generata da Canva da un'idea di Jacqueline Spaccini
(L’amore in attesa) Amleto ama Ofelia, ma il suo è un amore che deve aspettare. Il principe ha cose più urgenti di cui preoccuparsi, e neanche si rende conto di quanto il suo amore gli sfugga di mano. Nel mondo in cui Amleto è chiamato ad agire, l’amore può avere luogo, sì, ma con una parte di secondaria importanza (Harold Bloom: “In Shakespeare vi è forse qualcuno, a parte Amleto, che si disinnamora?”). Romeo invece, che in qualche modo crescendo potrebbe apparentarsi ad Amleto, sceglie proprio questo amore a cui il mondo dà poco peso spingendosi in una dimensione spazio-temporale dove scoprirà non esserci posto né per lui né per lei.
[…]
(L’inesperienza
di Ofelia) Ofelia non confessa mai
apertamente il proprio amore, come Giulietta. Ma quanto più fanciullesca
e inesperta la natura dell’una rispetto a quella dell’altra! Anche se tutto
dovrebbe far presumere l’inverso. Giulietta non si è mai innamorata prima che
la cosa avvenga sotto i nostri occhi, in piena evidenza. Tutto quello che
dovrebbe sapere della vita è un sentito dire o, al meglio, istruzione
forzosamente ricevuta dalla madre e dalla Balia. Ofelia no, Ofelia ama già da
prima che inizi il dramma. È da subito invischiata in un legame col principe
che è a un passo dal definirsi un fidanzamento a tutti gli effetti, manca solo
di renderlo ufficiale. Il suo linguaggio ha dovuto cimentarsi già da tempo in
questioni di materia amorosa. Tuttavia Giulietta, d’un colpo e quasi per
prodigio, si rivelerà molto più esperta di lei. Di quello che prova la piccola
non dubitiamo, mentre le pulsioni di Ofelia a volte ci lasciano interdetti, e
comunque non siamo in grado di dare una misura sia pure approssimativa al
sentimento che nutre per Amleto, il quale è a tutt’altre vicende interessato e
che, dettaglio non irrilevante, le è di molto superiore come posizione sociale.
Bonnefoy,
ispirato da Ofelia, scrive che l’amore “è donna”.
[…]
Benjamin West, Amleto Atto IV Scena 5, 1792, Cincinnati Art Museum, Cincinnati (Credits Google Arts & Culture)
(Giulietta
e Ofelia) Le immagino sorelle,
Giulietta e Ofelia. Distanziate, per insondabile affinità, da atteggiamenti che
sono il riverbero di compensi caratteriali, come spesso tra buone sorelle
accade. La prima parla tanto, la seconda pochissimo. Si direbbe che in Ofelia le
parole nascondano piuttosto che svelare i movimenti del suo cuore. L’altra, più
giovane e fresca, parla moltissimo anche da sola. La maggiore, quand'è da sola,
prega. Giulietta se comandata si oppone. Ofelia obbedisce. Goethe: “Per questo,
a interpretarla in senso realistico, ne risulta una ragazza docile, ingenua,
sentimentalmente eccellente, ma alquanto limitata”. Vygotskij parla di Ofelia
come di una creatura “non incarnata, intessuta di raggi immateriali, quasi
nient’altro che un alito magnetico dell’anima”.
(Circa
il canto di Ofelia e quello di Rose) C’è
consonanza tra le reiterate esortazioni di Amleto ad Ofelia, “to a nunnery!”,
e il ritornello della follia di lei, privo di qualsiasi significato apparente: “Hey
non nonny, hey nunny”, a sua volta prossimo al canto estremo di Rose
assiderata che riprende quello intonato da Jack a prua della nave nel momento
del loro massimo incanto.
Titanic (1997) di Cameron - Leonardo Di Caprio, Kate Winslet (credits frame film)
A proposito
della battuta di Amleto, sembra avervi più forza il suono del senso, peraltro
equivoco e ormai inteso non per ciò che significa. Sulla base del New
English Dictionnary, infatti, il significato esatto della parola ‘nunnery’
non è ‘convento’, bensì ‘bordello’. È dunque in un bordello che, con fare
per nulla parodistico, il principe spedisce villanamente Ofelia. Nell’orrore
del mondo altro non le può toccare e che si abitui, come sta tentando di
abituarsi lui, nutrito di Montaigne ma non da quelle pagine alleviato.
[…]
(Circa
il romanzo ‘Ofelia’) Ofelia è un
romanzo di Lisa Klein, da cui un film uscito il 2018. Poco ci interesserebbe se
non per alcuni innesti dal Romeo e Giulietta ben suturati in una
fisiologia narrativa di fattura non deprecabile, ma che spesso contraddice
brutalmente la natura dei personaggi shakespeariani. Nondimeno, come cartina di
tornasole ci offre alcuni spunti. Circa gli innesti: Ofelia sposa segretamente
Amleto, come Giulietta sposa Romeo, e viene dal re e dalla regina sveltamente
destinata ad un altro matrimonio esattamente come accade nel nostro dramma con
l’incombere del matrimonio della piccola Capuleti col conte Paride. Ancora più
smaccato è poi l’uso di una pozione che Ofelia beve prima di scivolare nel
fiume e che la fa sembrare morta. Per passare invece ai make-up
caratteriali, la trasfigurazione più eclatante riguarda Claudio, raccontato
come un orco di evidente malvagità, senonché, così ritratto, viene evidenziata,
al ricordo, la natura profondamente cortese del suo atteggiamento per
grande parte della storia. La benevolenza dispensata a piene mani dal re nel
testo originale non va considerata pura e semplice ipocrisia, essendovi un
tratto di verità che drammatizza oltremisura il ruolo di Claudio nella
tragedia.
Poi ancora,
riporto uno svelto botta e risposta che di nuovo, e più sottilmente, intromette
in questa rinnovata Ofelia un quid orripilante che si intonerebbe molto
più a Giulietta. Ofelia: “State lontano dalla mia tomba quando morirò.”,
Orazio: “Ofelia, non siate così macabra!”, Ofelia: “Non voglio diventare
oggetto di una lezione di anatomia”.
Proseguendo
in questa messa in luce del macabro: nella sua prefazione a Una notte con
Amleto - Una notte con Ofelia di Holan, A. M. Ripellino parla della
“ripulsiva descrizione del topo chiàvica che mangia e dilania la pelle di
Ofelia annegata”, e cita Ophelia di Gerg Heym, dove la tragica eroina ha
“fra i capelli un nido di giovani ratti d’acqua”, e Shöne Jugend, in cui
Gottfried Ben riferisce come l’autopsia metta in luce, sotto il diaframma di
un’epidermide ridotta a velina, un nido “di giovani topi” che rodendo le polpe
della ragazza si nutrono del suo fegato e dei suoi reni. Una necrofilia
d’autore che echeggia con insistenza nel personaggio della Ofelia raccontata
sia dal film che dal romanzo, e che Shakespeare ha pienamente trasmesso a
Giulietta.
A ulteriore
indizio del magnetismo che accosta una fanciulla all’altra sin quasi a rivelare
un punto di fusione, aggiungo che in Una notte con Amleto il
protagonista racconta di aver ucciso una Giulietta di cui si era invaghito. Non
voglio rivelare né spiegar nulla: solo indicare.
[…]

William Blake, Oberon, Titania and Puck with Fairies Dancing, 1785, Tate britain, London. Credits wikipedia.uk
(Circa il canto nel Sogno e quello di Ofelia) La ninna-nanna elfica delle Fate del Bosco per far addormentare la loro regina Titania non vuole indurre solo al riposo della ragione, ma sembra anche insinuare nella coscienza i giusti sogni captatori dell’incoscienza: “Philomel, with melodia, / sing in our sette lullaby. / Lulla, lulla, lullaby; / Lulla, lulla, lullaby, / Never harm / Nor spell nor charm / Come our lovely lady nigh. / So good by with lullaby”.
Il nonsense,
qui giocoso e senza ambiguità, si farà tragico acquisendo ben altro significato
nei palpiti della sussultante melodia di Ofelia: “Hey non nonny, hey nunny”.
Più la povera folle sgrana sillabe e suoni dando un’idea di incomprensibilità,
più siamo oppressi da una sinistra dolcezza, convinti che Ofelia stia
comunicando, ma impossibile dire cosa e con chi.
Amleto e Ofelia - immagine generata da Canva da un'idea di Jacqueline Spaccini
Questi testi
sono estratti da: Giuseppe Manfridi, Shakespeare su Titanic, Edizioni Efesto,
2025, 2 voll. 1110 pp, I edizione a tiratura limitata con copie numerate,
firmate e illustrate con 64 tavole a colori, 80 euro, che può essere ordinata
sul sito:
https://www.libreriaefesto.com/home/1170-shakespeare-sul-titanic.html
GIUSEPPE MANFRIDI












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