A proposito di Amleto e Ofelia (NARRATIVA/SAGGISTICA) ~ di Giuseppe Manfridi - TeclaXXI

 NARRATIVA/SAGGISTICA


Da  Shakespeare sul Titanic 


di Giuseppe Manfridi

 

A proposito di Amleto e Ofelia

immagine generata da Canva da un'idea di Jacqueline Spaccini


(L’amore in attesa) Amleto ama Ofelia, ma il suo è un amore che deve aspettare. Il principe ha cose più urgenti di cui preoccuparsi, e neanche si rende conto di quanto il suo amore gli sfugga di mano. Nel mondo in cui Amleto è chiamato ad agire, l’amore può avere luogo, sì, ma con una parte di secondaria importanza (Harold Bloom: “In Shakespeare vi è forse qualcuno, a parte Amleto, che si disinnamora?”). Romeo invece, che in qualche modo crescendo potrebbe apparentarsi ad Amleto, sceglie proprio questo amore a cui il mondo dà poco peso spingendosi in una dimensione spazio-temporale dove scoprirà non esserci posto né per lui né per lei.

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        Amleto (1990) di Zeffirelli  - Mel Gibson (credits wikipedia.it )

(L’inesperienza di Ofelia) Ofelia non confessa mai apertamente il proprio amore, come Giulietta. Ma quanto più fanciullesca e inesperta la natura dell’una rispetto a quella dell’altra! Anche se tutto dovrebbe far presumere l’inverso. Giulietta non si è mai innamorata prima che la cosa avvenga sotto i nostri occhi, in piena evidenza. Tutto quello che dovrebbe sapere della vita è un sentito dire o, al meglio, istruzione forzosamente ricevuta dalla madre e dalla Balia. Ofelia no, Ofelia ama già da prima che inizi il dramma. È da subito invischiata in un legame col principe che è a un passo dal definirsi un fidanzamento a tutti gli effetti, manca solo di renderlo ufficiale. Il suo linguaggio ha dovuto cimentarsi già da tempo in questioni di materia amorosa. Tuttavia Giulietta, d’un colpo e quasi per prodigio, si rivelerà molto più esperta di lei. Di quello che prova la piccola non dubitiamo, mentre le pulsioni di Ofelia a volte ci lasciano interdetti, e comunque non siamo in grado di dare una misura sia pure approssimativa al sentimento che nutre per Amleto, il quale è a tutt’altre vicende interessato e che, dettaglio non irrilevante, le è di molto superiore come posizione sociale.


        Amleto e Ofelia - immagine generata da Canva da un'idea di Jacqueline Spaccini

Bonnefoy, ispirato da Ofelia, scrive che l’amore “è donna”.

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Benjamin West, Amleto Atto IV Scena 5, 1792, Cincinnati Art Museum, Cincinnati (Credits Google Arts & Culture)


(Giulietta e Ofelia) Le immagino sorelle, Giulietta e Ofelia. Distanziate, per insondabile affinità, da atteggiamenti che sono il riverbero di compensi caratteriali, come spesso tra buone sorelle accade. La prima parla tanto, la seconda pochissimo. Si direbbe che in Ofelia le parole nascondano piuttosto che svelare i movimenti del suo cuore. L’altra, più giovane e fresca, parla moltissimo anche da sola. La maggiore, quand'è da sola, prega. Giulietta se comandata si oppone. Ofelia obbedisce. Goethe: “Per questo, a interpretarla in senso realistico, ne risulta una ragazza docile, ingenua, sentimentalmente eccellente, ma alquanto limitata”. Vygotskij parla di Ofelia come di una creatura “non incarnata, intessuta di raggi immateriali, quasi nient’altro che un alito magnetico dell’anima”.

Giulietta da Giulietta e Romeo (1968)  di Zeffirelli - Olivia Hussey (credits frame film) 


Se le due, a bassa voce, sotto le coperte prima di dormire, si confidassero in quel breve tratto di tempo coincidente con lo svolgersi dei reciproci drammi, la Giulietta del secondo atto racconterebbe all’altra del suo spasimo per un amore in boccio in cui ‘ancora tutto è da vedere’, ma con la convinzione che le va benissimo così; l’altra, di un rapporto in  crisi.


                                   Ofelia da Amleto (1996) di Branagh - Kate Winslet (credits frame film) 

 

(Circa il canto di Ofelia e quello di Rose) C’è consonanza tra le reiterate esortazioni di Amleto ad Ofelia, “to a nunnery!”, e il ritornello della follia di lei, privo di qualsiasi significato apparente: “Hey non nonny, hey nunny”, a sua volta prossimo al canto estremo di Rose assiderata che riprende quello intonato da Jack a prua della nave nel momento del loro massimo incanto.


Amleto (1990) di Zeffirelli - Helena Bonham Carter, Mel Gibson (credits frame film) 

        Titanic (1997) di Cameron - Leonardo Di Caprio, Kate Winslet (credits frame film) 

A proposito della battuta di Amleto, sembra avervi più forza il suono del senso, peraltro equivoco e ormai inteso non per ciò che significa. Sulla base del New English Dictionnary, infatti, il significato esatto della parola ‘nunnery’ non è ‘convento’, bensì ‘bordello’. È dunque in un bordello che, con fare per nulla parodistico, il principe spedisce villanamente Ofelia. Nell’orrore del mondo altro non le può toccare e che si abitui, come sta tentando di abituarsi lui, nutrito di Montaigne ma non da quelle pagine alleviato. 

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(Circa il romanzo ‘Ofelia’) Ofelia è un romanzo di Lisa Klein, da cui un film uscito il 2018. Poco ci interesserebbe se non per alcuni innesti dal Romeo e Giulietta ben suturati in una fisiologia narrativa di fattura non deprecabile, ma che spesso contraddice brutalmente la natura dei personaggi shakespeariani. Nondimeno, come cartina di tornasole ci offre alcuni spunti. Circa gli innesti: Ofelia sposa segretamente Amleto, come Giulietta sposa Romeo, e viene dal re e dalla regina sveltamente destinata ad un altro matrimonio esattamente come accade nel nostro dramma con l’incombere del matrimonio della piccola Capuleti col conte Paride. Ancora più smaccato è poi l’uso di una pozione che Ofelia beve prima di scivolare nel fiume e che la fa sembrare morta. Per passare invece ai make-up caratteriali, la trasfigurazione più eclatante riguarda Claudio, raccontato come un orco di evidente malvagità, senonché, così ritratto, viene evidenziata, al ricordo, la natura profondamente cortese del suo atteggiamento per grande parte della storia. La benevolenza dispensata a piene mani dal re nel testo originale non va considerata pura e semplice ipocrisia, essendovi un tratto di verità che drammatizza oltremisura il ruolo di Claudio nella tragedia.

Poi ancora, riporto uno svelto botta e risposta che di nuovo, e più sottilmente, intromette in questa rinnovata Ofelia un quid orripilante che si intonerebbe molto più a Giulietta. Ofelia: “State lontano dalla mia tomba quando morirò.”, Orazio: “Ofelia, non siate così macabra!”, Ofelia: “Non voglio diventare oggetto di una lezione di anatomia”.



Proseguendo in questa messa in luce del macabro: nella sua prefazione a Una notte con Amleto - Una notte con Ofelia di Holan, A. M. Ripellino parla della “ripulsiva descrizione del topo chiàvica che mangia e dilania la pelle di Ofelia annegata”, e cita Ophelia di Gerg Heym, dove la tragica eroina ha “fra i capelli un nido di giovani ratti d’acqua”, e Shöne Jugend, in cui Gottfried Ben riferisce come l’autopsia metta in luce, sotto il diaframma di un’epidermide ridotta a velina, un nido “di giovani topi” che rodendo le polpe della ragazza si nutrono del suo fegato e dei suoi reni. Una necrofilia d’autore che echeggia con insistenza nel personaggio della Ofelia raccontata sia dal film che dal romanzo, e che Shakespeare ha pienamente trasmesso a Giulietta.

A ulteriore indizio del magnetismo che accosta una fanciulla all’altra sin quasi a rivelare un punto di fusione, aggiungo che in Una notte con Amleto il protagonista racconta di aver ucciso una Giulietta di cui si era invaghito. Non voglio rivelare né spiegar nulla: solo indicare.

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     William Blake,  Oberon, Titania and Puck with Fairies Dancing, 1785, Tate britain, London.  Credits wikipedia.uk

(Circa il canto nel Sogno e quello di Ofelia) La ninna-nanna elfica delle Fate del Bosco per far addormentare la loro regina Titania non vuole indurre solo al riposo della ragione, ma sembra anche insinuare nella coscienza i giusti sogni captatori dell’incoscienza: “Philomel, with melodia, / sing in our sette lullaby. / Lulla, lulla, lullaby; / Lulla, lulla, lullaby, / Never harm / Nor spell nor charm / Come our lovely lady nigh. / So good by with lullaby”.

Il nonsense, qui giocoso e senza ambiguità, si farà tragico acquisendo ben altro significato nei palpiti della sussultante melodia di Ofelia: “Hey non nonny, hey nunny”. Più la povera folle sgrana sillabe e suoni dando un’idea di incomprensibilità, più siamo oppressi da una sinistra dolcezza, convinti che Ofelia stia comunicando, ma impossibile dire cosa e con chi.

 

    Amleto e Ofelia - immagine generata da Canva da un'idea di Jacqueline Spaccini

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Questi testi sono estratti da: Giuseppe Manfridi, Shakespeare su Titanic, Edizioni Efesto, 2025, 2 voll. 1110 pp, I edizione a tiratura limitata con copie numerate, firmate e illustrate con 64 tavole a colori, 80 euro, che può essere ordinata sul sito:

https://www.libreriaefesto.com/home/1170-shakespeare-sul-titanic.html



GIUSEPPE MANFRIDI



BIONOTA Giuseppe Manfridi, (Roma nel 1956) è drammaturgo, romanziere e sceneggiatore. Dalla metà degli anni Ottanta il suo teatro è costantemente rappresentato in Italia e all’estero. Giacomo, il prepotente, nel novembre del ’98, ha debuttato al “Théâtre des Champs-Elysées” di Parigi, mentre Zozòs, nel 2000, è stato allestito al “Gate Theatre” di Londra, con la regia di Peter Hall, e ripreso al “Barbican” nel 2003. La partitellaGiacomo, il prepotente e L’osso d’oca sono state trasmesse da RAI DUE. Tra le sue sceneggiature, Ultrà (regia di Ricky Tognazzi, Orso d’argento al Festival di Berlino nel 1991). Nel 2006 l’editore Gremese ha pubblicato il romanzo Cronache dal paesaggio e più di recente La cuspide di ghiaccio. Entrambi i romanzi sono entrati nella selezione finale del Premio Strega. Nel 2016 La Lepre Editore ha pubblicato Anatomia della gaffe.


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