Siviglia! (REPORTAGE) ~ di Azzurra Bonanni - TeclaXXI

 

REPORTAGE

Siviglia! 

di Azzurra Bonanni

 

 N.B. Tutte le foto sono di Azzurra Bonanni © 2025

       immagine creata con Canva da un'idea di JSpaccini

  

Quest’anno ho avuto la possibilità di esplorare una regione tra le più caratteristiche e caratterizzanti della Spagna: l’Andalusia.

In questo reportage tenterò di farvi assaporare – seppur attraverso il solo «senso» dell’immaginazione, oltre che della vista – un po’ di questa magnifica cultura, a cominciare da Siviglia, una delle città andaluse più importanti, nonché quella con le più evidenti tracce di una civiltà che a lungo popolò la penisola iberica: quella araba.

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Qui ci troviamo nel Real Alcázar, un complesso palaziale reale, tuttora in uso, che nasce nel X secolo come fortezza dei governatori musulmani di al-Andalus (nome dato dai musulmani ai territori della penisola iberica sotto dominio islamico tra il 711 e il 1492). La sua origine araba si evince dall’impianto architettonico, dai patios, dagli archi a ferro di cavallo, dalle decorazioni mudéjar e dalle iscrizioni in arabo presenti negli stucchi. Nella prima foto, possiamo apprezzare un esempio di archi a ferro di cavallo e motivi geometrici, mentre nella foto seguente troviamo un patio (cortile).


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Avendo vissuto a Siviglia in qualità di studentessa universitaria, è per me un obbligo, oltre che un piacere, mostrarvi la prestigiosa – quanto antica – Università di Siviglia. La costruzione che si vede in foto è la sede centrale dell’Ateneo, costruita nel 1728 con la funzione di Real Fábrica de Tabacos (Fabbrica Reale di Tabacchi). La città di Siviglia divenne il centro nevralgico del commercio con le Americhe a partire dal XVI secolo, grazie al monopolio esercitato dalla Corona spagnola sui traffici coloniali. Proprio per l’enorme valore economico di questa risorsa, lo Stato spagnolo decise di istituirne il monopolio nel 1728, creando l’allora Fabbrica Reale. Nel XX secolo (1954), l’edificio diventerà sede centrale dell’Università di Siviglia, la quale, però, fu fondata nel 1505, le cui prime sedi furono altri edifici, più piccoli, sparsi per la città.

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Se l’esterno suscita stupore, l’interno non è da meno: percorrendo i suoi lunghi e stretti corridoi, o salendo su per la scalinata principale, ci accolgono alte statue in marmo e quadri raffiguranti personaggi di un’epoca, forse ottocentesca, che supponiamo essere stati particolarmente rilevanti per l’Università o per la Fabbrica.

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Parlando invece di tradizioni tipiche locali, non si può pensare di aver conosciuto davvero Siviglia se non ci si imbatte in una processione.

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I sivigliani sprizzano religiosità da tutti i pori; sono estremamente legati alle loro tradizioni liturgiche e manifestano questo attaccamento attraverso le numerose processioni che percorrono le strade sivigliane, sempre accompagnate, rigorosamente, da una banda musicale e un centinaio di persone di ogni età, in giacca e cravatta o in abito elegante, nel caso delle donne.

Altro elemento caratterizzante l’Andalusia è la corrida. Personalmente, ritengo opportuno marcare la mia distanza rispetto a questa tradizione, in quanto è una pratica estremamente cruenta nei riguardi dei tori e dei cavalli. Infatti, il rituale consiste nel riuscire a inserire più banderillas (aste di legno con punte metalliche) possibili lungo il dorso del toro, per poi infliggergli un ultimo – mortale – colpo dietro la nuca, recidendo il midollo spinale o colpendo un’arteria vitale, al fine di garantirne la morte immediata. I cavalli hanno un ruolo di apertura e chiusura dell’evento: si comincia con l’ingresso dei toreri a cavallo (rejoneadores), e si conclude con il trascinare via dall’arena il corpo ormai morto dell’animale taurino.


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Questa immagine, scattata nel Museo Taurino di Córdoba, contiene un dipinto raffigurante il tradizionale abbigliamento del torero. Prima dello scontro, i combattenti si sottopongono ad un vero e proprio rituale di vestizione, preparandosi fisicamente, oltre che psicologicamente, alla battaglia.

Dulcis in fundo, non può mancare un mini excursus nella tradizione culinaria andalusa. Su ogni menù dei bar de tapas (senza farci ingannare dalla dicitura “bar”, che ha un significato diverso dal nostro, poiché in Spagna vi si mangia, principalmente), troverete, per l’appunto, le tapas, che non sono altro che porzioni ridotte di qualsivoglia leccornia, dalla carne al pesce, dalle polpette alle patatine fritte. Non a caso ho menzionato polpette e patatine fritte: le croquetas (de bacalao / de cola de toro / de jamón) con patatas fritas, accompagnate da una salsina a base di maionese, sono uno dei piatti immancabili in un ristorante sivigliano. 

Nella foto seguente, in chiusura, questa pietanza viene accompagnata dalla sangria: una bevanda spagnola rinfrescante a base di vino rosso (ma esistono anche versioni bianche) arricchita con frutta fresca a pezzi (arance, limoni, pesche), zucchero, spezie (cannella, chiodi di garofano) e spesso un liquore (brandy, rum, cognac), da servire fredda e ghiacciata, perfetta per feste estive e per accompagnare le tapas. Il nome deriva dallo spagnolo sangre (sangue), per il suo intenso colore rosso. 

 

 AZZURRA BONANNI

BIONOTA

     Azzurra Bonanni ha ventiquattro anni ed è nata a Roma. Si è diplomata nel 2019 presso il Liceo linguistico Dante Alighieri di Fiuggi. 

Nell’ottobre del 2022 si è laureata in Lingue e Letterature Moderne all’Università di Tor Vergata, con una tesi – Il linguaggio economico e la sua traduzioneun manuale di economia politica - che ha avuto per oggetto la traduzione di una sezione del manuale di economia Para entender la economía política y la política económica di Valeriano F. García. Traduce poesia dallo spagnolo all'italiano.


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