Il terremoto di Messina nella testimonianza di Gaetano Ventimiglia - I parte (STORIA) ~ di Edoardo Ventimiglia - TeclaXXI

 

STORIA

 

Edoardo Ventimiglia

 

Il terremoto di Messina nella testimonianza di Gaetano Ventimiglia

 

Parte Prima

 

     Luca Comerio (1878-1940)  Due fotografi tra le rovine del terremoto di Messina dic. 1908                                                                       public domain


        All’alba del 28 dicembre 1908, esattamente alle 5.20, un boato scosse la grande casa, tutti si svegliarono di colpo. I lampadari oscillavano, i mobili si spostavano, anche il pesante letto si era spostato dal muro. La scossa durò 35 terribili secondi. Dalla strada arrivavano le grida: «U terremotu, u terremotu!» Gaetano la mamma e le sorelle scesero in strada, Piazza Stesicoro era piena di gente terrorizzata. Dietro di loro l'Etna si era placato ma, ora era il mare a fare paura. Le voci si rincorrevano, qualcuno diceva che al porto l'acqua si era ritirata e poi un’onda altissima aveva travolto tutto. Il maremoto!!!

        Gaetano era per strada, in piazza Stesicoro e poi giù per via Etnea verso la Cattedrale e il mare. In piazza davanti al comune si era radunata una piccola folla che chiedeva notizie. Le prime notizie dicono che Messina è distrutta. Verso le 8 si sparge la voce che una nave russa, l'incrociatore Makarov, è in rada e aspetta dei marinai che si erano fermati a Catania per le feste. Ha abbandonato le manovre e sta andando a Messina per portare aiuto, è disposta ad imbarcare dei volontari. Gaetano non ci pensa due volte, manda suo nipote a casa ad avvisare e a prendere una sacca con qualche ricambio e decide di imbarcarsi. Con lui ci sono il suo amico Sturzo che, come assessore, è stato incaricato dal Sindaco a rappresentare il comune di Catania, il fotografo Martinez ed altri giovani catanesi. Al tramonto salpano da Catania mentre le campane delle chiese suonano a martello e in piazza duomo escono in processione tutte le candelore guidate dall'Arcivescovo Patanè e seguite da una folla immensa. Dalla nave lo spettacolo era impressionante, tutti restano ammutoliti, alcuni si inginocchiano e i marinai russi salutano.

        La mattina del 29 all’alba l'incrociatore arrivò di fronte a Messina. Lo spettacolo fu agghiacciante, un cumulo di macerie a perdita d'occhio, qua e là spuntava qualche muro della Palazzata che era rimasto miracolosamente in piedi, ma questo rendeva l'insieme ancora più spettrale. Di fronte e dietro all'infilata di palazzi barocchi lunga più di un chilometro che fronteggiava il mare, orgoglio dei messinesi, restava solo un cumulo di macerie. Sull'acqua, nella rada, galleggiava di tutto: barili, pezzi di mobilio e anche corpi umani. Erano i resti del violento maremoto che, pochi minuti dopo il terremoto, s'era abbattuto sulla costa in varie ondate la più potente alta oltre 12 metri aveva spazzato via tutto, soprattutto i superstiti della scossa che avevano cercato scampo correndo verso la marina. Una novella Pompei.

        L'Ammiraglio Litvinov aveva scelto di attraccare più avanti nella rada, di fronte a terra c'era uno spazio sgombro di macerie dove poter allestire un campo. Prima di attraccare aveva già impartito gli ordini: i marinai in divisa da lavoro, senza armi solo pale e picconi tranne ufficiali e sottufficiali con le pistole d'ordinanza. Il discorso alla truppa fu breve. «Andiamo ad aiutare gente disperata. Siate caritatevoli e dimostrate il valore e l'umanità del popolo russo.» Furono calate le scialuppe con viveri e beni di prima necessità, poi i militari con il compito di organizzare la distribuzione, mantenere l'ordine e aiutare ad allestire l'ospedale da campo. Gaetano e gli altri volontari scendono per ultimi con le truppe addette alla rimozione delle macerie e al recupero dei feriti. Alcuni fanno anche da interpreti. Il fotografo Martinez ha l'incarico di documentare tutto il possibile, si è portato l'attrezzatura da campo per fotografare e successivamente sviluppare le lastre. Gaetano è affascinato e lo segue con la coda dell'occhio. Parlando con la gente vengono a sapere che l'Ospedale non ha subito danni ma ci sono pochissimi medici e infermieri. Gaetano fa avvisare subito l'Ammiraglio che manda i suoi uomini ad affiancare il personale superstite. Si lavora senza sosta fino a notte fonda. I Russi hanno montato un campo molto efficiente dotato di refettorio dove a getto continuo vengono sfornati pasti caldi per soccorritori e sfollati. Il comandante ha organizzato turni di 6 ore per dare la possibilità ai soccorritori di essere sempre al massimo della forza: un turno di scavo, un turno di assistenza agli sfollati e 12 ore tra riposo e pasti. Tra un turno e l’altro, Gaetano andava la sera nella tenda di Martinez che aveva preso a ben volere il ragazzone Catanese pieno di energia ed entusiasmo, diplomato all'Accademia di Belle Arti di Roma, una luce inaspettata in quel mare di disperazione.

Le prime navi italiane arrivano solo due giorni dopo. Giolitti avvisato con l'unico messaggio telegrafico inviato da Catanzaro la prima città calabra non colpita dal terremoto avrebbe reagito con un: «I soliti meridionali che si spaventano per un piccolo tremore.» Col passare delle ore i messaggi continuarono ad arrivare e finalmente il governo si rese conto della gravità dei fatti e ordinò alla flotta impegnata in manovre a largo della Sardegna di far rotta su Messina alla massima velocità.

Nel frattempo, i meridionali, siciliani e calabresi aiutati dai marinai stranieri prima russi poi anche inglesi, serbi e spagnoli si erano dati da fare e avevano organizzato i soccorsi. Si lavorava a mani nude o con attrezzi di fortuna e le macerie, le suppellettili e anche i corpi senza vita venivano sui carretti trainati da asini e muli.

contadini sopravvissuti erano scesi dalle colline già nella mattina del 28 dopo la grande scossa e si erano messi subito al lavoro.

        Il Sindaco D'Arrigo fuori città, sui Nebrodi, si era precipitato con mezzi di fortuna, anche a dorso di mulo ed era arrivato a Messina il 29.

        Gaetano continuava al lavorare senza sosta insieme agli altri amici catanesi ma si era reso conto che avrebbe potuto essere utile anche in altro modo: gli sfollati erano migliaia e le piccole tende servivano a malapena per i soccorritori. Parlava un po' di russo un ottimo francese, e la sera del 29 chiese al marinaio di guardia alle scialuppe di essere accompagnato dal capitano del Makarov che aveva conosciuto durante la traversata. Il comandante Donomarev, che di nome si chiamava Valdemar, era un omone grande, un vero lupo di mare che lo accolse con grande simpatia e un bel bicchiere di vodka. Gaetano fu cordiale ma molto sbrigativo: voleva comunicare immediatamente per richiedere l'invio di navi con generi di prima necessità e anche la possibilità di organizzare un servizio per trasportare più sfollati possibile nel più breve tempo possibile a Catania. La richiesta lasciò interdetto il comandante, come faceva quel giovanotto ad avere tanta sicurezza e le conoscenze giuste per far funzionare un'operazione così complessa nel marasma in cui si trovavano? L'istinto però gli diceva che il ragazzo aveva talento e lo lasciò fare. Gaetano così si portò al telegrafo dello stabilimento delle Ciminiere mandando un messaggio perentorio allo zione numero due:

ZIO ALFREDO A MESSINA URGONO NAVI CARICHE DI GENERI DI PRIMA NECESSITA STOP OCCORRONO MEDICIE INFERMIERI PERCHE' L'OSPEDALE NON HA SUBITO DANNI STOP LE NAVI TORNERANNO A CATANIA CON SFOLLATI A CUI BISOGNA TROVARE ALLOGIO STOP IL SERVIZIO DOVRA ESSERE CONTINUATIVO FINO A CHE LA SITUAZIONE NO SI NORMALIZZERA STOP ATTENDO RISPOSTA URGENTISSIMA STOP PARLA ANCHE CO ZU TONINO E COL SINDACO ANCHE L'ASSESSORE FRANCESCO STURZO È D'ACCORDO FIRMATO TANO

        Ora possiamo continuare a bere disse al capitano, la risposta non tarderà. E così fu, un'ora dopo il telegrafo cominciò a ticchettare:

DOMANI ALLE 05.00 PARTIRANNO DUE BASTIMENTI CARICHI STOP POSSONO TORNARE CON 300 PASSEGERI CIASCUNO STOP ALTRI DUE DELL'AMICO FLORIO SONO IN PREPARAZIONE PARTIRANNO NEL POMERIGGIO STOP SERVIZIO CONTINUATIVO FINO A NUOVO ORDINE STOP CHIEDI AI RUSSI DI ORGANIZZARE LO SFOLLAMENTO STOP DEI SAVOIARDI NON MI FIDO STOP ZU TONINO TI SALUTA TIENICI INFORMATO  >> continua (la seconda parte sarà pubblicata il 9 settembre 2026)

[da Edoardo Ventimiglia, Il Primo Capitano, Volume I, editore CECCARELLI EDITORE, 2026. V capitolo, pp.37-40]

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EDOARDO VENTIMIGLIA 


BIONOTA
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