Regali oltraggiosi - Parte prima (NARRATIVA) ~ di Luigi Ananìa - TeclaXXI
NARRATIVA
Luigi Ananìa
Regali oltraggiosi
Parte prima*
Maria e Lory hanno l’una 94 anni e l’altra
93. Si conoscono da settanta anni, da quando erano ragazze. A vent’anni Lory
sposò Oreste, fratello di Maria, e da lì cominciò un livore che si allargò come
una macchia tossica sia in Lory che in Maria. Quando si innamorò di Oreste, Lory
era una ragazza che non vedeva l’ora di allontanarsi da suo padre Giulio, che
invadeva la sua intimità sin da quando era bambina. Una volta la portò in salotto
durante una festa e ridendo le alzò la gonna per far vedere agli ospiti un neo
che aveva sulla coscia destra. Ogni giorno si divertiva a esporla alla vergogna
e il giorno dopo la redarguiva dicendo di coprirsi e di abbassare lo sguardo. Un’altra
volta in un bar del centro le disse di abbottonarsi l’ultimo bottone della
camicia e lei per dispetto si aprì la camicia davanti ai camerieri; a seno nudo
vide lo schiaffo volante del padre e la sua bocca che si torceva sotto i baffi uguali
a quelli di Charlie Chaplin, che si divertiva spesso ad imitare. Difatti Giulio
o il Co-conte, come veniva chiamato per il suo titolo nobiliare o per la sua
balbuzie, era un grande imitatore di qualsiasi essere vivente; imitava e
soprannominava persone, mammiferi, insetti e ne coglieva l’aspetto comico.
Inoltre era un essere eclettico, collezionista di materiale pornografico,
antropologo, etologo, proprietario di terre in Calabria, affittuario di piccoli
immobili a donne divorziate, amante degli animali, domatore di lucertole e
tartarughe, infaticabile scrittore di lettere ai giornali conosciuto dai
direttori delle maggiori testate, nonché padre di famiglia da cui scappare al
più presto. La moglie Adele lo lasciava fare e a volte lo fissava con sguardo
amaro. Invece la bellissima Lory voleva allontanarsene e quando vide Oreste mandò
all’aria il fidanzamento combinato dal padre e lo sposò.
Da quel giorno, prima della nascita del figlio Andrea, nacque un odio
fra la bellissima Lory e la cognata Maria. Il piccolo Andrea prima di avvertire
quell’odio crescente tra sua madre e la zia si ritrovò in un mondo di donne. Quando
dormiva sognava labbra a forma di cuore, mani fra i capelli e voci femminili che
via via si confondevano con espressioni di gelosia e di possesso nel volto della
cuoca Assunta che diceva: «Tu sei mio, Tu
sei mio, lascia stare quella che è una fanatica».
Le donne che vedeva in sogno e al risveglio erano le donne della servitù, un’intera
famiglia a cui a volte si aggiungevano altre donne. La cuoca Assunta, dai
capelli folti e due grandi seni fra cui infilava i soldi ripiegati, aveva tre
figlie: la figlia maggiore Francesca con i capelli tra il rosa e il rosso e gli
stessi colori sul viso cosparso di lentiggini, la sinuosa Clara con una voce
che incantava e infine Giuditta che aveva lo stesso seno della madre e i sensi
vibranti in una figura tonda. Tutte e quattro, la madre e le tre figlie, si
passavano Andrea come se fosse una creatura divina da guardare ed amare. Ma
tutto questo amore si risolse in un trauma reiterato di volta in volta. Le
carezze e le sequenze di frasi affettuose arrivavano prima che lui parlasse e
lo sovrastavano; inoltre ogni qual volta accennava ad esprimere la sua indole
veniva all’istante azzittito dal padre Oreste che vi intravedeva un modo di
essere estraneo e difficile da maneggiare. Cosicché Andrea vedeva se stesso nel
grande spazio dell’inespresso e colto da vertigine traspirava e si sentiva un mollusco
dalla testa umida e i lunghi arti penduli. Di notte sognava spesso di essere
tolto da Assunta dalle braccia di Lory e ripreso da Lory dalle braccia di
Assunta, in un moto circolare e continuo; questo sogno che aveva degli
strascichi nella veglia continuò per vari anni finché Lory ed Oreste decisero
di mandare via Assunta e le sue figlie e di mantenere il marito Guido come
autista.
La cacciata delle donne fu un dolore così grande che Andrea disse alla madre di andare via di casa. Lory andò piangendo dai genitori e rimase due mesi con loro. Quando tornò dalla sua famiglia Oreste l’abbracciò ed Andrea fu dapprima amorevole e dolce, poi tacque. Quand’era in compagnia il suo corpo incomiciò ad esprimersi con mosse che lui stesso non capiva. A volte diventava una figura pendula svuotata di spirito che d’improvviso si tramutava in un automa dalla rigidità robotica. Quand’era da solo si dimenava in danze selvagge vicino a un’automobile con la radio ad alto volume. Ma a tratti si guardava intorno ed acquisiva col tempo un suo modo di vedere il mondo. Un giorno si alzò dal divano rosa del salotto e si ritrovò con una visione chiara della sua famiglia, con la madre Lory accerchiata da Maria e dalle altre donne parenti del marito Oreste. Ma una dopo l’altra le donne parenti morirono, morì anche Oreste e rimasero Maria e Lory, ultranovantenni rinchiuse nelle loro case. [continua]
* la seconda parte sarà pubblicata il 12 maggio 2026
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BIONOTA
Luigi Ananìa si laurea in scienze agrarie presso l'università di Firenze nel 1986. Da allora scrive racconti e fa vino rosso a Montalcino presso l'azienda La Torre. Con la casa editrice Pequod ha pubblicato Il signor Ma (2000) e Cos'è questa nuvola (2011). Presso le edizioni DeriveApprodi ha curato l'antologia di racconti sul vino Confesso che ho bevuto (insieme a Silverio Novelli, 2004) e ha pubblicato Avant'ieri, storie di emigrazione tra la Sila, Torino e Buenos Aires (2009), Pixel, la realtà oltre lo schermo dei media (di nuovo insieme a Silverio Novelli 2012), Storie di volti e parole (2016) e Bestiario umano (2021), ambedue in collaborazione con Nicola Boccianti. Ha scritto racconti per Il semplice, Maltese narrazioni e Nuovi Argomenti.


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