LA FIDUCIA (è UNA COSA SERIA) (LINGUA ITALIANA) ~ di Silverio Novelli - TeclaXXI

LINGUA ITALIANA

LA FIDUCIA (È UNA COSA SERIA)

di SILVERIO NOVELLI


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 Questioni di fiducia

 

Così si legge nel sito della Treccani: «L’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, dopo “rispetto” nel 2024, ha scelto “fiducia” come parola dell’anno del 2025 per la sua attualità e rilevanza sociale. In un anno segnato da incertezze geopolitiche e sociali, la fiducia emerge come risposta essenziale al diffuso bisogno di guardare al futuro con aspettative positive. Questo desiderio si fonda sulla forza delle relazioni umane: sviluppare legami solidi, affidabili e duraturi non solo tra individui, ma anche tra i cittadini e le istituzioni. [...]

Parola antica, ereditata dal latino, e sviluppatasi nella tradizione medievale, la fiducia – fides, fidelitas – è uno dei termini più ricorrenti quando si parla di affidamento, confidenza, fedeltà, fede, responsabilità e speranza nell’avvenire: “fiducia erecti et confirmati”, nella fiducia edificati e confermati, scrive Adamo Scoto. Per questo Treccani invita a considerarla non solo un sentimento, ma una pratica quotidiana: un patrimonio condiviso che nutre il vivere insieme».

Come non essere d’accordo? Come, allo stesso tempo, non sentire quanta voglia di crederci sia necessaria per affidarsi e per nutrire speranza nell’avvenire? Si pensi al battesimo del 2026, non bagnato dall’acqua ma arso nel fuoco di Crans-Montana, un vero ὁλόκαυστον (‘interamente bruciato’; da hólos, ‘tutto, intero’, e kaustós, ‘bruciato’) di giovanissime vittime innocenti. Oppure, si pensi all’affidabilità e alla durata delle parole e delle promesse dei politici che hanno nelle loro mani porzioni gigantesche dei destini del mondo; parole che, a raffica, battono i cieli virtuali dell’infosfera, accavallandosi, contraddicendosi, sostituendosi l’una all’altra (anche quando tra di loro antipodiche) a volte dopo poche settimane o perfino pochi giorni – mentre gli effetti o i mancati effetti di tali parole immediatamente alimentano, generano o perpetuano sofferenza, dolore e morte. Insomma, ci vuole tanta fiducia per provare fiducia.

In margine alla citazione tratta dal sito della Treccani, preciserò che la parola fiducia risale sì al latino, ma ha un suo corrispettivo pieno in fidūcia(m), a sua volta derivato dall’aggettivo fīdu(m), che proviene dal verbo fidĕre ‘fidarsi’. Aggiungo che Adamo Scoto fu un monaco e teologo cristiano britannico, vissuto tra il dodicesimo secolo e i primi anni del tredicesimo.

 

A chi darla, in chi riporla

 

Nella sua accezione primaria di ‘atteggiamento per cui si confida nelle possibilità altrui o proprie e che di solito comporta un sentimento di sicurezza e tranquillità’, la parola fiducia compare nel Trecento, per esempio in questo volgarizzamento (traduzione dal latino) degli Atti degli Apostoli, firmato da Domenico Cavalca (1270-1342): «Or ti preghiamo, Messere [Signore Iddio, ndr], che ’ntendi [ti dedichi, ndr] alla salute dell’anime loro, e da’ a noi servi tuoi fiducia di parlare e predicare le tue parole». Che la fiducia possa collegarsi facilmente al senso più profondo del credere e dell’evangelizzare non è difficile da capire (avere fiducia in Dio) ma l’irraggiamento della fiducia riguarda, potenzialmente, ogni persona, aldilà del suo credo, in relazione a tutta la realtà umana: la fiducia si può accordare e dare a qualcuno o riporre in chiunque (per esempio, nei figli, nei genitori, in chi si ama, negli amici o, selezionando piani e finalità diversi, nei collaboratori o nei colleghi, sul lavoro) o in qualcosa, specialmente se questo qualcosa designa concetti, sotto il profilo delle categorizzazioni grammaticali della tradizione, astratti (per esempio, la democrazia, la libertà, la giustizia, la patria); dalla fiducia si può essere sostenuti, come in questo brano tratto dal racconto L’assassinio di via Belpoggio (1890) di Italo Svevo (1861-1928): «Mi sostiene la fiducia che le mie parole, essendo tutte basate su fatti controllati con la massima accuratezza, portino impresso il segno della verità».

 

Dove trovare le risorse

 

La fiducia si basa anche sull’affidamento alle proprie risorse: «[…] niente altro che un brutto sogno, un incubo orrendo da cui svegliarsi pieni di speranza, di fiducia in se stessi e nel futuro» (Giorgio Bassani [1916-2000], Cinque storie ferraresi, 1956); «Forse, dopo la liaison con Willy e tutto quel dilungarsi sulle esperienze di laboratorio a casa degli Stein, le flânerie didattiche con la Leica dell'amico ungherese, e poi – evviva! – la prima fotografia venduta a un giornale, una foto di moda, Gerda voleva riconquistare la sua fiducia su ciò che le sembrava più necessario: fotografare le cose che andavano mostrate. Ma anche Georg era stufo di fare il cicerone» (Helena Janeczek, La ragazza con la Leika, romanzo vincitore del Premio Strega nel 2018).

Di una persona di cui ci si fida pienamente o di un ufficio o incarico che comporta notevoli responsabilità, si dice, dalla metà dell’Ottocento, che è di fiducia: «Il conduttore Borruso, al quale affido il dattiloscritto, è persona di mia assoluta fiducia» (Mario Soldati [1906-1999], Lettere da Capri, 1953); «[...] per il suo lavoro gli è difficile allontanarsi da Napoli. Lui a Napoli tiene un posto di fiducia, fa il mestiere di guardiano in una ditta di costruzioni: un mestiere molto buono, secondo me!» (Elsa Morante [1912-1985], L’isola di Arturo, 1957).

Riguardo ad alcune categorie di professionisti, la specificazione di fiducia indica una scelta fortemente motivata (e, spesso, abituale) da parte del cliente: «All'estero, se ne avete il tempo, telefonate all'ambasciata o al consolato italiano, chiedendo il nome e il numero di telefono di un medico di fiducia» (Massimo Pacifici, Appunti di Pronto Soccorso, 2007); «[…] l'imputato, anche tardivamente, può nominare un suo proprio difensore di fiducia: in questo caso l'avvocato di fiducia prenderà il posto di quello nominato di ufficio» (Glauco Bigongiali, Come scegliersi un avvocato, 1992).

 

Questione di poteri

 

Fiducia, a partire dalla metà dell’Ottocento, quando l’articolazione dei poteri statali prende ad arricchirsi, esprime concetti importanti in diritto costituzionale ed è da allora molto presente nel linguaggio politico: voto di fiducia è la votazione richiesta dal Governo al Parlamento, per accertare se quest’ultimo sostiene gli indirizzi politici e l’azione del Governo stesso; mozione di fiducia è la proposta, fatta da una delle Camere, di ricorrere al voto di fiducia; la questione di fiducia è la richiesta da parte del Governo di fare ricorso al voto di fiducia per ottenere, attraverso un responso positivo, l’approvazione o il respingimento di emendamenti e articoli di progetti di legge. In modo sintetico, si dice anche che il Governo mette o pone la fiducia (anziché la questione di fiducia) su qualche provvedimento.

Nella politica come nella vita più in generale, la fiducia può essere quantificata e qualificata in vari modi: ampia, assoluta, completa, illimitata, incondizionata, inesauribile, infinita, massima, piena, profonda, salda, sconfinata, smisurata, totale, ma anche condizionata, parziale, acritica, cieca, eccessiva, infondata, ingenua, irragionevole, malriposta.

 

  la pubblicità Galbani (1973): 

La fiducia è una cosa seria che si dà alle cose serie


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SILVERIO NOVELLI










BIONOTA

Silverio Novelli si occupa da molti anni di lingua italiana. Tra le altre cose, ha scritto una grammatica scolastica (a sei mani), un paio di dizionari di neologismi (a quattro mani) e altri testi di divulgazione linguistica (a due sole mani, finalmente, le sue).

 

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