L’ Intelligenza Artificiale e la rete ferroviaria in Liguria come metafora dell'esistenza (SCIENZA) ~ di Alessandro Giuliani - TeclaXXI
SCIENZA
Alessandro Giuliani
L’ Intelligenza
Artificiale e la rete ferroviaria in Liguria come metafora dell'esistenza
immagine generata da Canva progetto Jacqueline Spaccini©2026
Insieme ad altre due coppie della nostra età, mia moglie e
io abbiamo goduto di una vacanza invernale a Bonassola, piccolo borgo marino
della Liguria di Levante a pochi chilometri dalle Cinque Terre: stessa bellezza
ma senza il turismo asfissiante di quei luoghi famosi.
Noi sei eravamo probabilmente gli unici turisti e, a fronte
di una certa difficoltà nel trovare esercizi commerciali aperti, siamo stati
benedetti da un clima soleggiato (mentre Roma annegava sotto la pioggia) che ha
favorito passeggiate sognanti in luoghi meravigliosi.
Nei circa sei chilometri di costa tra Levanto e Framura -
con Bonassola più o meno a metà tra queste due località - la ferrovia era stata
da qualche anno spostata verso l’interno di più o meno cento metri dalla sua
originale sede a picco sul mare.
Il vecchio tracciato era stato trasformato in una pista
ciclopedonale che permetteva tranquille passeggiate in piano (cosa rarissima in
una terra in ripida salita) che mi hanno fatto apprezzare al meglio un pensiero
che mi aveva condiviso tempo fa Sara Salvadori, studiosa di arte medievale; si
parlava della natura del lavoro scientifico e lei disse:
‘Ḕ come quando attraversi la Liguria in
treno: per gran parte del tempo viaggi al buio, su un percorso buio e monotono,
poi all’improvviso si apre uno squarcio di luce e vedi il mare scintillante; in
quell’attimo la realtà ti si apre davanti, ma devi essere veloce ad
approfittarne perché subito il treno ritorna in galleria’.
La metafora della ferrovia ligure mi colpì molto e pensai
che fosse una descrizione calzante non solo del lavoro scientifico ma di tutta
la nostra vita terrena, in cui attimi di luce improvvisi squarciano il buio
della routine ... guai a non approfittarne!
Con la ferrovia trasformata in percorso pedonale, ho
potuto andare più a fondo nel senso della metafora: andare a piedi permetteva
di indugiare nei luoghi aperti, gustando l’odore del mare misto a quello della
macchia, le cime innevate in lontananza, la lunga sequenza di promontori. Era
come trasformare la nostra vita di tutti i giorni che corre veloce come un
treno in galleria, consentendo solo brevi aperture sulla reale natura del
mondo, in una vita contemplativa più profonda e vera.
Lo spirito del tempo ci vuole convincere che la galleria
buia sia l’unica realtà e che noi si debba camminare sull’unico percorso
possibile seguendo il tracciato illuminato dai fari posti sulla volta,
relegando gli squarci improvvisi al mondo dell’illusione, quando invece si
tratta di lampi sulla reale configurazione del mondo. Nei casi migliori la
monotonia viene interrotta dal trasporto amoroso o dalla gioia della scoperta,
nei casi peggiori dall’uso di droghe o da (sempre deludenti sul lungo periodo)
promesse di carriera, fama e ricchezza.
Il tempo che stiamo vivendo è un tempo di gallerie buie
in cui i fari sulla volta mostrano inquietanti segni di usura: capita spesso
che una lampada si fulmini e che le ombre si allunghino ingenerando il terrore
che la via si smarrisca. I cosiddetti esperti falliscono clamorosamente le loro
previsioni, organizzazioni considerate potenti e rassicuranti si rivelano
svuotate dall’interno da una corruzione dilagante, notizie contraddittorie si
susseguono, falsi miti rapidamente appaiono e scompaiono.
In questo contesto dovremmo cercare la luce fermandoci in
uno spazio aperto lungo la linea ferrata, purtroppo però la risposta che ci
viene offerta è di tutt’altra natura ed è quella di abbandonare la ricerca
dello squarcio che interrompe la galleria (considerato illusorio) e fidarci
senza tentennamenti di regole di comportamento imposte dall’azienda che
gestisce la linea ferrata.
A mio modo di vedere il pericolo maggiore per la società
costituito dai cosiddetti sistemi di Intelligenza Artificiale (AI) ricorda i
guasti alla linea elettrica che assicura l’illuminazione delle gallerie:
inibire ogni spazio di pensiero critico (che per definizione implica una vista
differente della realtà) attraverso la falsa affermazione di ‘oggettività’
delle AI, per cui coltivare un pensiero contrario a ciò che questi sistemi
suggeriscono (in qualsiasi campo) non viene più considerato ‘una sana divergenza
di opinioni’ ma un sintomo di malattia mentale. In momenti di evidenti disturbi
all’impianto elettrico delle luci in galleria è una scelta quasi obbligata per
il potere costituito convincerci dell’inesistenza di aperture verso il mare.
A scanso di equivoci: io non ho nulla contro le AI, anzi
le ritengo uno strumento utilissimo in svariate situazioni, che vanno dalla
produzione del software alla simulazione dei fenomeni naturali, fino
alla traduzione di testi e all’aggiornamento sullo stato dell’arte in diversi
campi del sapere. La loro utilità deriva dal loro carattere statistico che,
come qualsiasi statistica correttamente applicata, ci rimanda un riassunto
sintetico ed informativo su una gran mole di dati che sarebbe impossibile
consultare in maniera dettagliata senza perdersi. Come tutte le procedure
statistiche che si rispettino, il risultato delle AI dipende dai dati di
partenza e, siccome non esiste alcuna possibilità di un ‘insieme universale e
definitivo’ di dati ottenibile prima della fine del mondo, ogni risposta
dell’AI è contingente e limitata nel tempo e nello spazio.
Fin qui nulla di male, ma se chi controlla tali sistemi
inserisce nell’AI dati distorti in funzione di un progetto politico o comunque
di dominio, ecco improvvisamente nascere la ‘dittatura perfetta’ senza nessun
dittatore a cui ribellarsi.
Tutto ciò sta già accadendo (chi volesse leggere qualcosa
sulle distorsioni cognitive dell’AI può riferirsi a questo bell’articolo di
pochi anni fa: Motoki, F., Pinho
Neto, V. & Rodrigues, V. More human than human: measuring ChatGPT political
bias. Public Choice 198, 3–23 (2024). https://doi.org/10.1007/s11127-023-01097-2) e la sostituzione della
corsa allo spazio con lo sviluppo di sistemi AI come ‘marchio di potenza’ delle
nazioni suggerisce la nascita di un nuovo ‘instrumentum
regni’.
Questa pericolosa tendenza
è favorita dalla comodità di delegare alle AI la compilazione di temi,
rapporti, articoli di giornale, contributi visuali, con conseguente
annichilimento di quello spirito critico, stretto parente della voglia di
verità, che ci fa sostare di fronte a ogni apertura sul mare.
Ricordiamoci comunque che
il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e che un’apertura verso la luce a
nostra disposizione è sempre a portata di mano.
ALESSANDRO GIULIANI
BIONOTA Alessandro Giuliani vive a Roma, è sposato e padre di due figlie. Attualmente è Dirigente di Ricerca presso l’Istituto Superiore di Sanità.
È stato visiting professor all’Università Keio di Tokio, all’Istituto Indiano di Tecnologia (IIT) a Trivandrum (Kerala), all’Università di Chicago (USA) e all’Università di Tomsk (Federazione Russa).
Lavora da circa quaranta anni alla costruzione di modelli fisico-matematici di sistemi biologici complessi con particolare riguardo allo studio della struttura delle molecole proteiche, alla previsione di ‘transizioni di fase’ nell’espressione genica e alle relazioni tra struttura chimica e attività biologica. Ha contribuito, insieme a Joseph Zbilut e Charles Webber dell’Università di Chicago allo sviluppo dell’Analisi Quantitative delle Ricorrenze (RQA), attualmente diventata un metodo standard per l’analisi non-lineare delle serie temporali.
È autore di 489 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali ‘peer-review’ e di 10 libri di divulgazione.


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