Le Printemps parisien (PARIGI, O CARA!) ~ di Rosalia Orsini - TeclaXXI

 PARIGI, O CARA!


LE PRINTEMPS PARISIEN 

(La primavera parigina)

di Rosalia Orsini


                                       Printemps à Paris - free domain CC0
 

 

            Nei mesi di aprile e maggio, Parigi è percorsa da un fervore turistico, più nazionale che straniero, in virtù di una infilata di feste civili e soprattutto religiose che sorprendono in un Paese dove la laicità è l’indiscussa fede nazionale. Insomma, Pasqua, Ascensione, Pentecoste, Corpus Domini, Festa del 1° Maggio, dell’8 Maggio (fine della 2a guerra mondiale) si trasformano in masse di visitatori nazionali. Convogliato verso i grandi centri commerciali storici, il turista lascia la sua veste di visitatore per indossare quella di consumatore, attratto dal lustro dei prodotti e distrattamente da quello delle vetrate Art Nouveau dell’ultimo piano delle Galerie Lafayette.

        A monte di questo quartiere haussmaniano, così come l’aveva voluto il celebre Prefetto, ne sorge un altro dove vi porterò, lontano dalla pazza folla.  Si tratta della Nouvelle Athènes, un quartiere   di moda all’inizio dell‘Ottocento, sorto ai piedi della collina di Montmartre, vicino ai grandi teatri dell’epoca, ma distante dal frastuono dei boulevards su cui si muoveva la frenetica vita parigina negli anni della Restaurazione. In questo periodo si cominciano a tracciare e ad aprire nuove strade e piazze su cui sorgono edifici dall’architettura classicheggiante. Si spiega così il suo, In particolare, la rue Chaptal fu inaugurata nel 1825: una strada perpendicolare alla via che porta verso Montmartre, corta, alberata, con abitazioni sparse. Qui, il pittore olandese Ary Scheffer costruisce una villetta a due piani, di stile mediterraneo, affiancata da due atelier d’artiste con grandi vetrate. In uno ci lavora col fratello, pittore pure lui, l’altro diventa un grande salone dove ricevere, il venerdì sera, i grandi artisti romantici: Liszt, Delacroix, Chopin, George Sand. La coppia Chopin-Sand abita lì vicino, nello square d‘Orléans, lui al n. 5, lei al 7: mi piace immaginarli mentre salgono passo passo verso la casa dell’amico, dopo aver attraversato la nuova piazza Saint Georges. Anche lo storico Thierry è un habitué di casa Scheffer; una sera ci arriva con l’amico Ernest Renan, che qui conosce Cornélie Scheffer, la nipote del padrone di casa, che diventerà sua sposa. Ora, questa notizia potrebbe passare inosservata, se non fosse che è grazie ai discendenti della coppia Renan-Scheffer se noi oggi possiamo circolare dentro la loro proprietà, che fu venduta allo Stato francese nel 1956 e trasformata ne Musée de la Vie Romantique nel 1983.

        Il museo ha subito importanti lavori di ristrutturazione, pulitura, messa a norma di tutta la struttura e ha riaperto le sue porte all’inizio di questa primavera.

 


1. Musée de le vie romantique, maggio 2026

 

        Non vi porterò a visitarlo, perché questo comporterebbe una visione minuziosa di mobili, oggetti, quadri, suppellettili, ognuno con la sua storia e un suo aneddoto: troppo lungo per la redazione!  Fra le varie – e buffe - curiosità, si veda in questa foto un calco della mano di G. Sand e gli strumenti di lavoro sulla sua scrivania!

 


2. particolare della scrivania di G. Sand

 

        In occasione della riapertura al pubblico, il museo rende omaggio à Paul Huet (1803-1869), amico di Ary Scheffer, conosciuto per la sua passione per la pittura di cieli. Contemporaneo di Delacroix, Huet ha saputo liberare la pittura paesaggistica dai canoni in cui l’aveva ingessata la scuola accademica, restituendole, così, nuovo respiro e nuova energia. I suoi soggetti preferiti sono i cieli nei loro molteplici aspetti: i movimenti dell’aria, la luce di un temporale, il chiarore di un’alba. Una cinquantina le opere presenti che ci aiutano a conoscere il percorso di questo artista libero, grande viaggiatore, autodidatta, ora romantico alla Constable, ora realista alla Courbet. Si confrontino il cielo di Constable:

 


3. Constable, Vue de Hampstead Hearth, effet d’orage, vers 1822

 

e quello di Huet, Le Plateau des Bruyères à Sèvres

 


 4. Le Plateau des Bruyères à Sèvres, sans date

 

        Formatosi alla scuola di J-Louis David, Huet seguirà l’esempio di un altro discepolo di David, Julien Deltil, che gli farà conoscere il piacere della pittura en plein air: sarà l’inizio del suo cammino che lo allontanerà dalla pittura accademica. Va ricordato, per apprezzare al meglio il lavoro di questo pittore poco conosciuto, che l’Académie des Beaux-Arts era la forca caudina dei pittori   dell’Ottocento: non solo draconiana vestale dei canoni pittorici che facevano il bello e il brutto tempo nei Salons de peinture, ma anche parsimoniosa distributrice di borse di studio, indispensabili per lanciare carriere artistiche, passando dall’École de Rome, con relativo Prix de Rome. Questo, di fatto, avrebbe spalancato le porte al successo artistico. Huet non segue questo percorso; la sua arte, tuttavia, incontra la penna di Théophile Gautier che gli dedica appassionati articoli elogiativi della sua arte. È l’inizio della sua fortuna, perché i suoi quadri saranno acquistati dal figlio del re Louis Philippe per arricchire le sue collezioni (1834). Il successo permette al pittore di viaggiare, in particolare nel Sud della Francia e in Italia. Entra in contatto con gli ambienti letterari romantici, frequenta Victor Hugo, Lamartine, Alexandre Dumas: la sua pittura diventa più narrativa, come si può vedere in questo quadro del 1861, Le Gouffre, in cui è presente anche una componente fantastica più vicina al mondo di Walter Scott che al romanticismo lamartiniano:

 

5. Le Gouffre, paysage, 1861.

 

        Nel corso di questa mostra ho ritrovato un quadro dell’olandese J-B. Jongkind, Le port de Harfleur, 1850. Anche in pittura “tout se tient”!  Il nome di Jongkind l’ho menzionato nel mio precedente articolo sull’inverno parigino, in occasione della mostra del finlandese Holonen al Petit Palais che aveva “ospitato” anni prima anche l’olandese.

        Insomma, Parigi non tralascia niente e ricorda. Uscendo dal museo, nella strada diventata pedonale, che sorpresa imbattermi in una lapide, a pochi portoni di distanza, che racconta un’altra storia da “romanticismo”. In quella casa ci ha abitato Françoise Hardy, cantante yé yé, ma anche artista sensibile, raffinata, elegante della musica degli anni ’60-’90 del Novecento. Una strada che avrà visto due giovani innamorati tenersi mano nella mano, come forse avranno fatto Frédéric e Aurore al tempo del loro amore.

 

        Anche il Musée Jean-Jacques Henner (JJH) è stato recentemente riaperto al pubblico dopo una chiusura per lavori di ristrutturazione. La sua storia sembra ricalcata su quella   del Musée de la vie romantique. L’edificio che ospita oggi il museo non era la casa di JJH (1829-1905), ma di un altro pittore, Guillaume Dubufe, famoso nella Parigi di metà Ottocento per aver riccamente decorato i soffitti del Café della Gare de Lyon, della Bibliothèque della Sorbonne e del Foyer della Comédie Française. Si sa che i due artisti si sono frequentati. Sarà la nipote acquisita di Henner che acquisterà questo villino e nel 1923 lo donerà allo Stato francese, insieme a tutta l’opera del pittore, per onorare la memoria dello zio di suo marito. Il museo conserva anche mobili, oggetti, fotografie, lettere, curiosità varie che danno a questo luogo un carattere intimo e familiare.

        Henner ebbe più fortuna di Huet. Nasce nel 1829 nel sud dell’Alsazia; qui comincia la sua formazione artistica; nel paesaggio alsaziano troverà ispirazione per le sue opere giovanili; L’Alsace. Elle attend:

 

6. L’Alsace. Elle attend,1871

 

sarà l’opera più ammirata di tutta la sua produzione artistica. Le vicende di questa sua terra combattuta e perduta lo amareggeranno tutta la vita.  Il grande successo arriva nel 1858 che lo vede vincitore del Prix de Rome. Questo gli permette di stare a Roma per cinque anni e di girare l’Italia risorgimentale fino a Napoli. Un viaggio pieno di scoperte e di attività artistica, come prova una ricca produzione pittorica, da inviare annualmente a Parigi, oltre i numerosi disegni, copie dei grandi pittori italiani. Un artista, dicevo, dalla carriera rapida e in ascesa per tutta la seconda metà del XIX secolo. Egli resta sostanzialmente un pittore “ufficiale”, poco incline a schierarsi politicamente, specie negli anni dell’affaire Dreyfus, come invece fecero altri artisti e intellettuali. Famoso ritrattista, ci lascia più di 400 ritratti di famiglia e personaggi della società che conta, soprattutto parigina. Nel ritratto spicca l’arte del disegno, perché il personaggio è raffigurato su uno sfondo spoglio senza alcun riferimento storico o biografico, in questo Henner sembra debitore all’arte rinascimentale di Antonello da Messina. Nei ritratti femminili come non essere attratti dal rosso dei capelli, che diventa la nota caratteristica del pittore. Si veda la famosa Liseuse del 1883, ma anche Hérodiade, 1887:

 

 7. La Liseuse ,1883

 


 8. Hérodiade, 1887

 

presente nella mostra allestita nel museo su Salomé dans l’histoire. In questa mostra sono messe a confronto la rappresentazione di Salomé fatta da Gustave Moreau nel 1876 (foto 9, Salomé dansant) e quella di JJH. In entrambi si veda la trasformazione della figura di Salomé: da donna spietata del Medioevo a femme fatale della Parigi simbolista. L’attenzione dello spettatore va sullo sguardo accattivante e fiero della donna raffigurata, per giunta, senza la testa del Battista! Una raffigurazione che ha ben poco del religioso: è   una Salomè che sfida la società, dove già si respira un’aria di laicità. Infatti, la prima legge sulla laicità dello Stato sarà del 1905, anno della morte di JJ. Henner.

 

 

9. Gustave Moreau, Salomé dansant


N.B. le foto numerate sono dell'autrice del presente articolo.

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ROSALIA ORSINI 

BIONOTA

Rosalia Orsini è una appassionata della lingua e della cultura francese, che ha insegnato per molti anni nelle scuole superiori ad indirizzo linguistico–sperimentale. È stata anche formatrice di insegnanti; convinta sostenitrice di una Federazione Europea, ha lavorato in gruppi internazionali negli anni d’oro del processo di integrazione europea, fine anni ’80 e anni ’90, contribuendo alla elaborazione di progetti di formazione degli insegnanti europei   e alla attuazione dei programmi di scambi fra le classi degli Istituti dove ha lavorato con la Francia e con i Paesi francofoni anche extra-europei. Inoltre, è stata lettrice di italiano con incarichi extra–accademici nelle Università di Cracovia, Dcshang (Camerun), Zagabria. È stata traduttrice ufficiale nella redazione del Maggio musicale Fiorentino dall’inizio degli anni ’90 fino al 2024.

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