Parigi rende omaggio ad Antonio Tabucchi (EVENTI) ~ di Nicola Petruzzi - TeclaXXI

 EVENTI


Nicola Petruzzi

 

Parigi rende omaggio ad Antonio Tabucchi, 

la cui opera è più che mai attuale

 


video dell'inaugurazione

 

        La capitale francese dedica un viale del Parc Montsouris ad Antonio Tabucchi. Un riconoscimento che celebra uno dei maggiori scrittori italiani del Novecento, interprete dell’identità europea e della responsabilità civile dell’intellettuale. Una lezione che appare ancora più attuale nell’Italia attraversata da populismi, personalizzazione della politica e progressivo impoverimento del dibattito pubblico.

        Dallo scorso 14 giugno Antonio Tabucchi ha una strada a Parigi. Infatti, la Città di Parigi ha deciso di intitolargli un viale del Parc Montsouris, nel XIV arrondissement, il parco che lo scrittore amava percorrere durante gli anni trascorsi alla Maison de l’Italie della Cité Internationale Universitaire. La targa reca una semplice iscrizione: «Antonio Tabucchi, 1943-2012, scrittore italiano, traduttore di Fernando Pessoa». Bastano poche parole per ricordare una delle figure più autorevoli della cultura europea contemporanea.

        Non si tratta soltanto dell’omaggio a un romanziere. È il riconoscimento di un intellettuale che ha costruito la propria opera attraversando tre culture – italiana, francese e portoghese – facendo dell’Europa non un’astrazione politica ma un’esperienza vissuta.     La Cité Internationale Universitaire rappresenta da sempre il luogo in cui studenti, studiosi e ricercatori provenienti da ogni parte del mondo imparano a convivere, a confrontarsi, a contaminarsi reciprocamente. È difficile immaginare un luogo più coerente con il percorso umano e letterario di Tabucchi.

        Non è casuale che proprio la Francia gli abbia tributato questo omaggio. Tabucchi è l’unico autore non francese i cui manoscritti siano conservati presso la Bibliothèque Nationale de France. Un riconoscimento raro, riservato a chi viene considerato patrimonio della cultura europea prima ancora che nazionale.

        La sua produzione letteraria conta ventisette libri tradotti in oltre quaranta lingue. Da Piazza d’Italia a Notturno indiano, fino a Sostiene Pereira, la sua narrativa ha esplorato i temi dell’identità, della memoria, del doppio, dell’assenza e della responsabilità individuale. La scoperta di Fernando Pessoa, avvenuta proprio a Parigi negli anni Sessanta, cambiò radicalmente il suo percorso intellettuale. Da quel momento Lisbona divenne la sua seconda patria e Pessoa il compagno ideale di un viaggio nella complessità dell’animo umano.

Notturno indiano, premiato con il Prix Médicis nel 1987, è il romanzo della ricerca. Un viaggio fisico nell’India che diventa progressivamente un viaggio dentro sé stessi, nel quale la ricerca di un’altra persona coincide con la ricerca della propria identità. È un libro che sfugge alle classificazioni e continua ancora oggi a parlare ai lettori con sorprendente modernità.

        Ma è probabilmente Sostiene Pereira il suo capolavoro civile. Ambientato nel Portogallo della dittatura salazarista del 1938, racconta il lento risveglio morale di un giornalista culturale, che inizialmente sceglie il rifugio rassicurante della letteratura per sottrarsi alla brutalità della politica. Saranno la censura, la violenza del potere e l’assassinio di un giovane oppositore a costringerlo a prendere posizione. Il giornalismo diventa così uno strumento di verità e di resistenza democratica. Pereira comprende che l’indifferenza non è mai neutrale e che il silenzio finisce inevitabilmente per favorire chi opprime.

        È difficile leggere oggi quelle pagine senza coglierne l’attualità. Tabucchi non scriveva soltanto del Portogallo di Salazar. Rifletteva sul rapporto permanente tra libertà, informazione e democrazia.

        Per questo il suo impegno civile non si fermò alla narrativa. Negli anni del berlusconismo divenne una delle voci più autorevoli della cultura italiana nel denunciare la concentrazione del potere politico, economico e mediatico, il progressivo indebolimento dell’autonomia della magistratura, la personalizzazione della vita pubblica e la marginalizzazione delle voci critiche. Lo fece senza trasformarsi in un politico, ma restando fedele al ruolo dell’intellettuale che considera la difesa delle istituzioni democratiche parte integrante della propria responsabilità civile.

        Molte delle sue analisi suscitarono polemiche. Eppure, osservando il percorso della politica italiana degli ultimi quindici anni, è difficile non riconoscere quanto quelle preoccupazioni fossero fondate. Alla stagione del berlusconismo è seguita quella della protesta antisistema del Movimento 5 Stelle; poi l’affermazione del sovranismo di Matteo Salvini; quindi, il consolidamento della destra guidata da Giorgia Meloni, accompagnato dall’emersione di figure come Roberto Vannacci, interpreti di una cultura politica fortemente identitaria, nazionalista e polarizzante.


        Naturalmente ogni stagione politica possiede caratteristiche proprie e responsabilità differenti. Tuttavia, esiste un filo che lega questi passaggi: la progressiva semplificazione del dibattito pubblico, la ricerca costante del consenso immediato, la trasformazione della politica in comunicazione permanente, l’indebolimento dei corpi intermedi e il crescente sospetto verso le competenze, gli intellettuali e le istituzioni di garanzia. È un processo che ha contribuito a deteriorare la qualità della nostra discussione democratica e ad abbassare il livello del confronto civile.

        Tabucchi aveva intuito con lucidità questo rischio. Sapeva che la democrazia non si difende soltanto nelle aule parlamentari, ma anche attraverso la qualità della cultura, dell’informazione e della coscienza critica dei cittadini. Per questo riteneva che la letteratura non fosse un esercizio separato dalla realtà, bensì uno strumento per comprendere il presente e per esercitare la libertà.

        Il tributo della Città di Parigi assume allora un significato che va oltre la memoria di uno scrittore. È il riconoscimento di una concezione dell’Europa fondata sul dialogo tra culture, sulla libertà del pensiero e sulla responsabilità degli intellettuali. Valori che oggi appaiono meno scontati di quanto sembrassero qualche decennio fa.

Forse proprio per questo l’omaggio francese dovrebbe essere letto anche come un invito rivolto all’Italia. Non tanto a celebrare Antonio Tabucchi, quanto a tornare a leggere le sue opere e a riflettere sul loro messaggio. Perché la democrazia ha bisogno di cittadini informati, ma anche di scrittori capaci di raccontarne le fragilità. E Tabucchi, con la forza discreta della sua letteratura e la coerenza del suo impegno civile, continua a ricordarci che la libertà non è mai una conquista definitiva, ma una responsabilità da esercitare ogni giorno.



NICOLA PETRUZZI 










BIONOTA Nicola Petruzzi è nato a Roma nel 1965. sposato, con due figli e due nipoti. La sua carriera professionale si è sviluppata principalmente in ACI Informatica Spa, società in house dell’Automobile Club d’Italia, dove è stato dirigente con la responsabilità dei Sistemi e Servizi della Federazione ACI, del Centro di Competenza CRM ACI, dei Sistemi e Servizi per lo Sport Automobilistico e del sistema amministrativo-contabile degli Automobile Club.

Parallelamente all’attività professionale, ha coltivato un forte interesse per il no profit, la cultura, il sociale e l’ambiente.

Attraverso il Forum Europeo ha collaborato con il Centro ACP – Centro Ricerca Avanzato di Counseling e Psicologia, presso il quale nel 2009 ha conseguito, dopo un percorso triennale, la qualifica di Operatore della Matrice Emotiva. Successivamente ha partecipato a progetti di formazione rivolti al benessere della persona e al sostegno delle imprese.






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