Gli alieni? No, grazie. La vita è fantasia, non importazione La teoria Antichi Astronauti - parte seconda* (RELIGIONE/UFOLOGIA) ~ di Giulio Cirulli - TeclaXXI

 RELIGIONE/UFOLOGIA

 

 Giulio Cirulli

 

Gli alieni? No, grazie. La vita è fantasia, non importazione.

La teoria Antichi Astronauti - Parte Seconda*

 

 * la prima parte è stata pubblicata il 25 giugno 2026

                               FRAME DEL FILM PROMETHEUS DI RIDLEY SCOTT (2012)


 

        Immaginiamo che gli alieni siano una specie super-evoluta e che siano davvero riusciti a partire dal loro pianeta per arrivare sul nostro. Perché lo hanno fatto?

        Una possibile risposta è: gli alieni sono venuti sulla terra perché, dopo aver depauperato il proprio pianeta o dopo aver perso delle funzionalità evolutive – come viene per esempio raccontato in Prometheus di Ridley Scott (2012) – hanno fatto esperimenti genetici sugli australopitechi e poi creano l’Homo Sapiens.

        Nel caso in cui avessero depauperato il proprio pianeta, allora lo sviluppo dell’attuale razza umana ai fini di ottenere una manovalanza schiavizzata destinata all’estrazione di risorse, sarebbe un vero paradosso sotto almeno due punti di vista:

        1. Questi alieni sono super evoluti sotto l’aspetto tecnologico, a tal punto da poter effettuare viaggi interplanetari o perfino intergalattici, ma non sono in grado di sviluppare dei robot che sicuramente sono più efficienti di noi umani, perché più semplici da “riparare” (nel nostro caso curare), non dormono, ma soprattutto non interrompono il ciclo produttivo per rigenerare l’attenzione

Immaginate di dover estrarre del litio da una riserva e fare affidamento su degli esseri che nella migliore delle ipotesi possono sollevare un carico di circa il 150% del proprio peso e con sistemi tecnologici estremamente rudimentali (dei quali comunque non è restata traccia) Questo sarebbe stato un sistema inefficiente quanto insensato: se avessero dovuto salvare il proprio pianeta o potenziare le loro astronavi in tempi rapidi, in questo modo avrebbero invece dovuto aspettare centinaia di migliaia di anni.

        2. Contrariamente a quanto siamo portati a pensare, l’evoluzione dell’uomo non è avvenuta con dei salti lineari e nel momento in cui una nuova specie appariva la precedente spariva. In realtà, dovremmo pensarla più come un graduale procedere simile all’aspetto di un arbusto in cui i diversi rami si dipanano dal tronco talvolta sovrastandosi, coprendosi e affastellandosi l’uno sopra l’altro.

L’Homo Erectus è esistito su questa terra per circa 1,5-2 milioni di anni, andando a sovrapporsi con l’Homo Neanderthalensis e il Sapiens. Tra l’altro, tramite analisi genetiche sappiamo che Sapiens e Neanderthal si sono ibridati molteplici volte nel corso della loro esistenza sino all’estinzione dei Neanderthal circa 40.000 anni fa

        Insomma, una volta ottenuto il “nuovo modello di schiavi” avrebbe reso obsoleto il precedente a tal punto che degli alieni sanguinari, come sarebbe il dio biblico, li avrebbe semplicemente tolti di mezzo in pochi anni, al massimo decenni, non nell’arco di decine, centinaia di migliaia di anni.

        Per quanto riguarda la perdita di caratteristiche adattative come, per esempio il sistema digerente, parlo di ciò perché assistendo a una conferenza di ufologia a scuola nel 2011 ho sentito parlare della perdita del sistema digerente di questi alieni.

        Possibile che degli alieni così evoluti non avessero delle tecnologie biomediche e biotecnologiche tali da poter sviluppare una cura a tale problema senza sobbarcarsi un viaggio lunghissimo, pericolosissimo e dispendioso per arrivare qui, modificare il genoma delle grandi scimmie, attendere milioni, ripeto MILIONI, di anni, magari in ibernazione (e pure qui non oso immaginare le difficoltà tecniche di mantenere un’ibernazione per milioni di anni) e sperare che quelle modifiche generassero organi compatibili, sia pure presenti in poche migliaia di individui, per poi iniziare un lavoro di trapianto coatto? E ovviamente in tutto questo necessitando probabilmente milioni e milioni di organi si sarebbero poi accontentati di poche migliaia di organi? Mi si potrebbe dire “Magari ne bastano pochi e poi tramite bioingegneria farli crescere in vitro.” Allora perché in prima battuta non farlo nei propri laboratori?

        Senza contare che senza apparato digerente questa specie si sarebbe estinta in quattro e quattr’otto.

        Siamo d’accordo sul fatto che, se approfondiamo i limiti tecnici delle due ipotesi, tutto l’impianto teorico crolla, ma volendo pure accettare una di queste teorie come vere, possibile che nei record archeologici non abbiamo mai trovato nessun reperto tecnologico talmente avanzato da surclassare esponenzialmente le nostre attuali tecnologie?

        Ho affermato ciò, perché vi sono dei reperti tecnologici che di primo acchito sembrano essere fuori dal tempo e sono i fantomatici OOPArt (Out Of Place Artifacts), ma che realisticamente parlando erano totalmente in linea coi tempi, come nel caso del meccanismo di Anticitera (il primo computer analogico della storia ritrovato nell’isola greca di Antikytera nel 1901 e che serviva per prevedere fasi lunari, eclissi, ecc.) o le pile di Baghdad (i vasi di terracotta chiusi rinvenuti nella capitale irachena nel 1936, al cui interno un filo di rame arrotolato e una barra di ferro fanno pensare a primitive batterie elettriche),. E non dimentichiamo che molti dei cosiddetti OOPArt si sono rivelati dei falsi come nel caso dei teschi di cristallo (sculture ottocentesche in quarzo spacciate per manufatti precolombiani).

        Ciò detto, volendo ancora continuare nell’assurdo, cioè accettando che questi reperti fossero opera di retroingegneria su artefatti alieni e quindi tutto ciò fosse vero e se gli alieni fossero i nostri creatori, forse avremmo trovato una risposta al quesito “Da dove veniamo?”, ma resterebbe insoluto un altro interrogativo, un vero e proprio vulnus.

        Mi spiego. Se escludiamo la visione trascendente di un Essere Superiore, creatore dell’universo, visione che da ex ateo posso accettare, e magari nelle mie elucubrazioni mistiche ho preso l’abbaglio, quella degli Antichi Astronauti poi venerati come dei perché superiori tecnologicamente a tal punto da far credere a delle scimmie un po’ più intelligenti delle altre, che quelli fossero dei prodigi e dei miracoli impossibili, ciò non risolverebbe la domanda “Da dove veniamo?”, semplicemente sposterebbe l’orologio della creazione della vita nell’universo indietro di qualche milione o forse di qualche miliardo di anni, senza di fatto eliminare la possibilità di un Essere trascendente. In altri termini, passeremmo da un creazionismo trascendente a uno pseudoscienziato o pseudoscientista.

        Sia chiaro: con questo non dico che in assoluto il Dio Biblico sia la soluzione per la nascita della vita sulla Terra; semplicemente, in un’ottica materialista, queste teorie spostano solo il focus del problema “vita sulla Terra”, illudendo l’umano allo stesso modo della visione religiosa.

        Un’ultimissima osservazione la vorrei dedicare a questo problema. Avete notato come queste teorie degli Antichi Astronauti abbiano garantito un progresso tecnologico sempre in popolazioni dei Paesi del Sud del mondo? Come nel caso delle piramidi egizie o precolombiane? O ancora per quanto riguarda le linee di Nazca o le pitture rupestri degli aborigeni australiani? Unica eccezione Stonehenge, ma quelli erano barbari. Senza contare che le prime teorie paleoastronautiche siano state sviluppate per prime da accademici anglofoni, germanici, italiani o sovietici. Come mai i romani e greci che fecero dei veri e propri salti tecnici rispetto ai loro coevi non siano mai oggetto di queste teorie?

                                    Una delle linee di Nazca (Perù)

        Se state pensando al fatto che queste teorie forse hanno più a che fare con una visione razzista e sciovinista di popolazioni che sono state assoggettate e rese oggetto di persecuzioni razziali e dominazione coloniali, avete centrato il punto.

         La mia opinione è che il voler per forza cercare una risposta altra alla nostra vita, sia proprio di una visione religiosa, la quale finisce per limitare notevolmente non solo le nostre possibilità conoscitive attuali, ma anche la nostra capacità immaginifica, dalla preistoria a oggi. Quante volte abbiamo sognato di poter volare senza interventi alieni, quante volte abbiamo potuto sondare i misteri dello scibile solo grazie all’astrazione, quante volte persone geniali come Leonardo o simili hanno potuto inventare cose straordinarie partendo dalla loro immaginazione? Credere che avessero un aiuto dalle stelle ci limita molto più di quanto non lo facciano le nostre ansie e insicurezze.

        Per dirla con Franco Battiato: la fantasia dei popoli ch’è giunta sino a noi non viene dalle stelle (Up Patriots to Arms,1980).




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GIULIO CIRULLI

 

BIONOTA 

Romano di Roma, appassionato di scienze, matematica, storia romana, medievale e storia delle religioni. Non prende nulla seriamente se non le cose serie: Carbonara, Scienze e Numeri.

Diplomato all’istituto agrario e laureato in fisioterapia, insomma, braccia riabilitate per l’agricoltura. 



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