Ma che ci facevano i Saraceni in Piemonte? (STORIA) ~ di Riccardino MAssa - TeclaXXI

 

STORIA

 

Riccardino Massa

 

Ma che ci facevano i Saraceni in Piemonte?

Chronicon novalicienses (XI sec.) fonte: Wikipedia
 

In genere, i “Saraceni” sono identificati con le popolazioni che vivevano di razzie e che per la maggior parte delle volte si vedevano giungere dal mare provenienti dal Sud del Mediterraneo (gli islamici provenienti dalle coste del Nord Africa). Ne sono testimonianza le numerose torri di avvistamento che troviamo disseminate lungo le nostre coste. Quindi, verrebbe spontaneo pensare che le incursioni risparmiarono i territori e le popolazioni delle aree interne la penisola e maggiormente le popolazioni montane, soprattutto quelle alpine collocate distanti dal mare. La Storia invece è ben diversa.

Non solo vi sono leggende che si riferiscono a saraceni nelle aree alpine1, ma ci sono giunti anche documenti storici che comprovano la loro presenza2. Innanzitutto, voglio ricordare che numerosi frutti e prodotti agricoli sono giunti in Piemonte dal mondo arabo come il grano saraceno, l’albicocca, la pesca e in particolare un tipo di frutta chiamata in Piemonte Sarasin (la somiglianza con il termine saraceni, dovrebbe farci riflettere), ma se percorriamo le numerose vallate alpine del Piemonte ci accorgiamo che sono numerose le leggende che si raccontano sulla presenza moresca nelle valli.

Come per la saga letteraria della Chanson de Roland la Storia e il folklore piemontese concordano nel confermare la presenza saracena in Val Chisone, in val Germanasca, dove si favoleggia la presenza nell’alto Medio Evo di un personaggio mitico chiamato “Ramadan”. Si tratta di favole raccontate ancora nel Novecento ai bambini in valle Tanaro, oppure in valle di Susa, e che spesso riguardano la figura di Re Arduino3, cioè Arduino III il Glabro. Non è assolutamente leggenda invece, ma verità storica, la devastazione e il saccheggio del Cenobio avvenuto all’inizio del X secolo (anno 906) a Novalesa4.

Ci si chiede come è stata possibile questa penetrazione saracena. Per comprenderlo, dobbiamo avere ben chiara l’espansione del mondo arabo. Dall’Africa verso l’Europa avvenne prima di tutto da est, ma il regno Bizantino fece da scudo e Costantinopoli non cedette alle varie campagne di conquista né nel 668, né nel 674, neppure nel 677, né nel 7175. Quindi l’area di espansione trovò migliore successo verso ovest, in Spagna e Portogallo, con la sconfitta visigota del 711. La risalita dell’area iberica avvenne velocemente, neppure le montagne pirenaiche li fermarono, come ci ricorda la leggenda della morte di Orlando quando la retroguardia delle truppe carolinge fu distrutta a Roncisvalle. Gli arabi furono fermati da Carlo Martello nel 732 con la celebre battaglia di Poitiers, ma se si controlla una carta geografica ci si accorge che siamo già a metà dell’attuale territorio francese. Pochi sanno inoltre, che le frange Omayyadi si spinsero fino alle foci del Rodano (Narbonne e Béziers facevano ancora parte dei territori arabi). È infatti nota in Francia la fortezza araba di “Fraxinetum6, una località situata nel golfo di Saint-Tropez.

Sino a quando la potenza carolingia ha retto, non ci sono stati grossi problemi, ma nel momento in cui questa potenza venne meno, il territorio circostante alla loro presenza è stato oggetto di continue scorribande, le quali provenendo dal sud della Francia hanno così interessato le nostre valli alpine. Liutprando di Cremona nella sua opera scritta attorno al 958 colloca il luogo dell’arrivo dei primi saraceni al confine tra Italia e Provenza7. Vi sono indicate date diverse, ma la più probabile è 8898. Nell’anno 906 avviene la razzia a Novalesa, quindi è quella l’indicazione della data probabile di quando i saraceni superano il Moncenisio ed entrano nella prima delle vallate alpine oggi piemontesi. Le popolazioni, non essendo in grado di difendersi, si spostarono verso il convento di Oulx. Ma i saraceni li seguirono e li massacrarono in una località appunto denominata Campo dei Martiri”. La storiografia è abbastanza concorde dal ritenere che i colli alpini siano stati occupati dai Saraceni provenienti da Fraxinetum in un periodo che va dal 921 al 972. Ci sono testimonianze che lo comprovano9. Nel 921 e nel 923 si racconta che dei pellegrini inglesi vennero uccisi per lapidazione in alcuni passi alpini10. Dobbiamo ricordare che in quell’epoca molti erano gli inglesi in pellegrinaggio verso il soglio di San Pietro. Ci sarebbero poi testimonianze di pellegrini inglesi che nel 929 dovettero tornare in Patria, essendo bloccati dai saraceni tutti i passi delle Alpi occidentali; mentre nel 951 ci sono testimonianze di pellegrini che, per recarsi a Roma, dovettero pagare ai saraceni un tributo per il transito. Infatti, dagli Annales di Flodoardo si può desumere che, dopo il 942, il controllo dei passi sia stato oggetto di accordi presi da Re Ugo dopo la spedizione con i Bizantini.

Il territorio sotto il controllo saraceno non si limita ad essere quello montano, ma si estende anche nella pianura e verso gli Appennini. Mentre nel testo redatto dallo storico orientalista francese Reinaud11 si fa cenno al massacro nella città di Genova – un’invasione, questa, che venne dal mare, nel 936 (circa) –, i saraceni provenienti dal nord dell’entro terra furono sconfitti e respinti dalla popolazione della città di Acqui nel Monferrato. Un altro documento storico12 ci riporta la notizia di una banda di Saraceni accampati nelle foreste vicino a Vercelli durante il regno del Vescovo Ingone (quindi nel periodo che va dal 961 al 974). Anche se in quel periodo vi erano svariate incursioni nella penisola da parte di altre popolazioni non si tratterebbe degli “Ungari”, secondo la citata testimonianza, ma di arabi provenienti da Fraxinetum. Alcuni storici contemporanei 13 sostengono la tesi che si sarebbe passati dalle sole incursioni all’obiettivo di costruire un piccolo stato islamico da Alba fino a Tortona. Forse queste considerazioni possono sembrare anche un pochino fantasiose, soprattutto in carenza di documentazione scritta che ci delinei il pensiero dei capi saraceni. A noi moderni è però invece giunta la testimonianza delle razzie. Come quella avvenuta nella diocesi di Alba di cui esistono documenti risalenti al X secolo che attestano lo stato di povertà avvenuto dopo tali scorribande14.  La conseguente fusione della diocesi di Alba con quella di Asti sarebbe una diretta conseguenza dello stato di povertà determinatosi con le razzie. Anche se, in questo caso, lo stato di povertà fu sicuramente un’ottima scusa per il Vescovo di Asti Ronzone che intendeva ingrandire il suo potere territoriale annettendo alla sua Diocesi il territorio albese. 

È quindi chiaro a tutti come ancora oggi, le leggende ed il Folklore possano rappresentare in qualche modo in Piemonte la vera Storia delle invasioni saracene. Molte feste tradizionali e alcuni carnevali alpini prendono spunto proprio dal passaggio di queste genti, come per esempio nel Carnevale storico di Mondovì (Cn) ispirato sin dal XVI secolo, ricordando la cacciata dei saraceni ove la figura principale era “il moro”. Tradizioni che vanno perdendosi. Purtroppo, dalla seconda metà del Novecento queste tradizioni tendono a scomparire con l’oblio della memoria storica. Probabilmente questo oblio è dovuto anche alla grande immigrazione che dal secondo dopoguerra è avvenuta in Piemonte con il giungere delle popolazioni del Meridione d’Italia per lavorare nelle industrie del Nord e che ha portato altre componenti culturali ad innestarsi in quelle comunità locali.

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1 Maria Savi- Lopez, Leggende delle Alpi, Torino, Loescher, 1889.

2 - Libro IV dell’Antapodosis, che fu scritto da Liutprando di Cremona.

    Il Chronicon Novalicense (Cronista anonimo della metà del secolo XI).

    Gli Annales Rhemenses che furono redatti da Flodoardus (probabile inizio del X secolo).

    La Chronica Sancti Galli scritta dal monaco Ekkeardo dell’abbazia di San Gallo nel XI secolo.

    La Rerum gestarum Saxonicorum scritta da un cronista sassone monaco benedettino dell’abbazia di Corvey nel X secolo.

3 Arduino Glabrione (930-976) fu primo marchese di Torino dal 951 sino alla morte (da fonte letteraria Chronicon Novalicense).

4 Abbazia di Novalesa, fondata nel 726 in Val Cenischia (Tratto interno della Valle di Susa). L’Abbazia è stata fondata ancora in epoca longobarda. Infatti, l’invasione dei Franchi avviene solo nel 773 con la celebre battaglia a Chiusa San Michele tra le truppe di Carlo Magno e quelle del principe longobardo Adelchi al servizio del Re longobardo Desiderio.

5 Costantinopoli cedette solo con l’invasione turca nel 1453.

6 Saraceni provenienti dall’emirato (poi Califfato) di Cordova.

7 Antapodis, cit., Lib. 1, I cap., p.4.

8 Alessandro Santorelli, I saraceni di Fraxinetum nelle storiografie francese ed italiana, Tesi Anno Accademico 2014-2015, Università di Pisa, p. 69.

9 Aldo Angelo Settia, «In locis qui Fraxineto vicina: il mito dei Saraceni fra Provenza e Italia occidentale», in Bollettino Storico Bibliografico Subalpino, Deputazione Subalpina di Storia Patria, Torino, I semestre 2018, p. 175 e Piero Perron, I Saraceni in Piemonte, in Provenza e nelle Alpi, Pinerolo (TO), ed. Alzani, 2009, pp.71-72.

10 Ai nostri giorni si parla di via Francigena per indicare la via percorsa dai pellegrini che da nord – ovest superavano le Alpi per raggiungere la Città Santa. In realtà, più che parlarne al singolare, si dovrebbe parlarne al plurale, in quanto esistono svariate vie Francigene: molti erano infatti i passi alpini, alcune provenienti dalla Valle di Susa (es. Moncenisio), altre dall’attuale Valle d’Aosta (Passo del Grande e del Piccolo San Bernardo), altre ancora dalle valli del Canavese (ad esempio l’antica via Galexiae, che era la via della Gallia che dalla Val d’Isère discende nell’antica area celtica dei Salassi).

11 Joseph Toussaint Reinaud, Invasion des Sarrazins en France et de France en Savoie, en Piémont et dans la Suisse, Pendant les 8ème, 9ème et 10ème Siècles de Notre Ère, Paris, Éd. Librairie Orientale, 1836.

12 Chronicon Novaliciense che narra le vicende dei monaci benedettini di Novalesa dal 726 al 1050.

13 Aldo Angelo Settia, Aleramo, Acqui e i Saraceni in Barbari e infedeli nell’alto Medioevo italiano, Storia e miti storiografici, Spoleto, Cisam, 2011.

14 Claudio Cipolla, Rozone Vescovo di Asti, alcuni documenti inediti, Torino, Ed. Clausen, 1891.

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RICCARDINO MASSA

BIONOTA

Riccardino Massa (1956) è nato nel “Canavese” (Piemonte centrale). Dal 1986 al 2020 ha svolto la professione di Direttore di scena al Teatro Regio di Torino. Ha ripreso la regia di Roberto Andò de Il flauto magico di Mozart nei Teatri lirici di Cagliari, Palermo e Siviglia, nonché la regia di Lorenzo Mariani de Un Ballo in Maschera di Verdi e quella di Jean Luis Grinda della Tosca di Puccini, entrambi al teatro Bunka Kaikan di Ueno in Giappone. Ha poi realizzato la messa in scena de L’Orfeo per il festival Casella e recentemente la ripresa della regia di Gregoretti del Don Pasquale di Donizetti al Regio di Torino.

 

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