La dissoluzione dello spazio (SCIENZA) ~ di Alessandro Giuliani - TeclaXXI
SCIENZA
Alessandro
Giuliani
La dissoluzione
dello spazio
Diceva Agatha Christie: ‘Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi
fanno una prova’. Non molto dissimile è il modo di procedere della scienza
sperimentale quando si richiede che esperimenti indipendenti corroborino lo
stesso modello esplicativo.
Ecco allora tre indizi (sperimentati di persona) di una
grave perdita di riferimenti spaziali (il termine più pregnante sarebbe spaesamento) che sembra pericolosamente
in espansione.
1. Primo Indizio: Biodiversità vegetale.
Recentemente ho seguito la parte statistica di uno studio
sulla biodiversità vegetale delle regioni italiane: il fatto che la Liguria
avesse la massima biodiversità (dovuta alla sua particolare morfologia di
montagna in riva al mare con la conseguente formazione di clini vegetazionali
che in due-tre chilometri passano dall’agave al castagno) accompagnata da una
modesta estensione (è regione piuttosto piccola) si rivelò essere molto
disturbante per i revisori della rivista, i quali hanno opposto un netto
rifiuto (poi, a seguito di reiterate spiegazioni da parte degli autori,
rientrato). Questo episodio, apparentemente irrilevante, è il primo indizio. Vediamo
perché.
Uno studio ecologico consiste (il termine Ecologia viene dai due termini greci οἶκος che significa
casa e λόγος che indica pensiero/discorso) nella descrizione di un determinato
territorio indirizzata a rilevarne le peculiari caratteristiche sistemiche. Le
peculiarità del territorio italico sono irriducibilmente diverse da quelle
delle grandi pianure statunitensi e non fa meraviglia che, mentre in America
del Nord, vista la sostanziale uniformità dello spazio, la biodiversità cresca
con l’estensione del territorio preso in considerazione, in Italia sia invece
guidata da caratteristiche locali (non a caso, l’Emilia, una delle regioni
Italiane più vaste, presenta una biodiversità piuttosto bassa). I revisori
della rivista scientifica consideravano questa singolarità frutto di errore o
comunque indicante una anomalia, visto che a livello planetario estensioni più
grandi ospitano maggiore biodiversità. Ma perché considerare una ‘casa
particolare’ e non il mondo intero ripugna? Detto in altri termini, perché
l’unico livello interessante di spiegazione deve essere sempre e comunque
quello globale? La forza di gravità e l’interazione elettromagnetica sono
identiche a Pechino e a Roma, ma le caratteristiche climatiche, storiche e
geografiche sicuramente no e pretendere che lo siano annulla alla radice ogni
possibilità di analisi ecologica propriamente detta.
2. Secondo indizio: Discorsi da autobus.
Anche se ascolto con curiosità i discorsi che carpisco sui
mezzi pubblici, non mi sognerei mai di intervenire di persona. Unica eccezione,
quello che mi è capitato qualche anno fa sul tram che dal mio Istituto mi
portava verso casa: due studentesse universitarie di circa venti-venticinque
anni parlavano tra di loro e una magnificava all’altra le qualità vacanziere di
Tortoreto Lido.
‘Campeggio
pulitissimo, spiaggia larga e bella, mare limpido, ottimo cibo e questa
bellissima pista ciclabile lungomare che giunge fino ad Alba Adriatica. Poi
conta che è a poco più di due ore di autostrada da Roma’.
Sia io che mia moglie amiamo molto l’Abruzzo (tra l’altro
la sua famiglia è di quelle parti) e quindi ero contento di sentirne decantare
le lodi, incuriosita da questa bella descrizione, l’altra ragazza chiede ‘Dove si trova Tortoreto Lido?’.
La prima ragazza tentenna ‘Non lo so di preciso, ma credo sia in Toscana’, a questo punto
intervengo, l’idea di una studentessa universitaria che si muove come un sacco
di patate, del tutto inconsapevole di dove stia andando mi ferisce e sbotto:
‘Ma come in
Toscana? Se hai appena detto che c’è una pista ciclabile che arriva ad Alba
Adriatica, i nomi qualcosa vorranno dire, sei sul mare Adriatico che è a
oriente della penisola, la Toscana è a occidente, sul Tirreno, l’altro mare,
quello a ovest: Tortoreto è in Abruzzo! ’
Le due ragazze mi guardano (non senza motivo) come si
guarda un vecchio maniaco e la prima balbetta ‘Sa, io non sono molto ferrata in Geografia’.
Il pensiero che due ragazze colte, molto probabilmente
preoccupate dei destini dell’ambiente, non avessero la più pallida idea del
loro ambiente reale, quello in cui si muovevano, mi gettava nello sconforto. Le
pensavo aggirarsi per non-luoghi, del tutto intercambiabili, nessuna
possibilità di intervento reale che deve necessariamente essere collocato nello
spazio e nel tempo, solo generiche emozioni su poveri delfini impigliati nelle
reti (in che mare, dove, quando e quanti non importa), solo astratte petizioni
sulla quantità di anidride carbonica nell’atmosfera e sui suoi effetti
climatici (sempre globali naturalmente).
3. Terzo indizio: La statistica delle indicazioni stradali.
‘Non ti
preoccupare, una volta là chiedi e te lo sanno dire tutti’ questa era la
frase con cui, prima dell’avvento dei navigatori satellitari, l’amico che ti
invitava a un pranzo o a una gita nei pressi di un paese appenninico ti
rassicurava.
In effetti, era proprio così: facendo la tara sulle
distanze (spesso sottostimate dai locali) e considerando una certa oscurità
delle indicazioni ‘...appena superato il
cancello della casa di Fausto, gira a destra e sei arrivato’ (si vabbè ma
chi è Fausto e soprattutto come riconosco la sua casa?), la faccenda andava in
porto.
Ora non è più così e la scorsa Primavera, dovendo
individuare l’inizio di un sentiero sui monti Simbruini, appena sopra Subiaco, mia
moglie e io, ormai abituati da una ricca statistica al fatto che, nella
stragrande maggioranza dei casi, gli abitanti al di sotto dei cinquanta anni di
età, non sarebbero stati di alcun aiuto, ci siamo rivolti a delle persone
anziane ottenendo utili indicazioni.
La concezione dello spazio sottesa a questa incapacità di
fornire indicazioni è poverissima: un insieme di ‘svolta alla prima a destra alla rotonda’ e ‘prosegui dritto per tre chilometri’ a
cui ci assuefà il navigatore, che equipara il territorio a un labirinto di
quelli che si usano per i test comportamentali delle cavie di laboratorio,
identico in qualsiasi parte del mondo, dove alzare gli occhi per scrutare
luoghi sensati come la casa di Fausto o il monte Autore è completamente inutile
e decisamente scoraggiato. A scanso di equivoci ci tengo a precisare che non
sono così misoneista da non usare anche io il navigatore in caso di necessità
ma che allo stesso tempo ho grande piacere nel capire dove mi colloco nello
spazio, specie se mi trovo nella mia Regione.
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ALESSANDRO GIULIANI
BIONOTA Alessandro Giuliani vive a Roma, è sposato e padre di due figlie. Attualmente è Dirigente di Ricerca presso l’Istituto Superiore di Sanità.
È stato visiting professor all’Università Keio di Tokio, all’Istituto Indiano di Tecnologia (IIT) a Trivandrum (Kerala), all’Università di Chicago (USA) e all’Università di Tomsk (Federazione Russa).
Lavora da circa quaranta anni alla costruzione di modelli fisico-matematici di sistemi biologici complessi con particolare riguardo allo studio della struttura delle molecole proteiche, alla previsione di ‘transizioni di fase’ nell’espressione genica e alle relazioni tra struttura chimica e attività biologica. Ha contribuito, insieme a Joseph Zbilut e Charles Webber dell’Università di Chicago allo sviluppo dell’Analisi Quantitative delle Ricorrenze (RQA), attualmente diventata un metodo standard per l’analisi non-lineare delle serie temporali.
È autore di 489 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali ‘peer-review’ e di 10 libri di divulgazione.


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