La lentezza della luce (EVENTI) ~ di Sergio Pausig - TeclaXXI

 EVENTI


                            MOSTRA "LA LENTEZZA DELLA LUCE"

     ANTONINI- OLINSKI - PAUSIG - SANTIN 


Dal 10.1.26 al 7.2.26 – Verona, Palazzo Malfatti


 

“La lentezza della luce” una mostra di opere create da quattro artisti. Sono tre pittori e un astrofilo, musicista e scrittore. Non belle illustrazioni esplicative o didattiche, ma fotografie e dipinti che mostran­doci qualcosa parlano di qualcosa d’altro. Chi le guarda è spinto a completare storie suggerite e a vedere cose inaspettate, anche non volute dall’autore. Tutte queste immagini di luci lontane - orizzonti di paesaggi - lontanissime nebulose di galas­sie, contengono storie infinite. Sono quadri nel quadro. La luce dietro la linea dell’orizzonte e la luce dentro al telescopio. Nelle lontanissime luci cosmiche rimaniamo basiti, anche sgomenti e, comunque meravigliati. Nel paesaggio terre­stre con luminoso, lontano orizzonte proviamo speranza, talvolta inquieta speranza. Ma oltre a tutto questo cosa possiamo trovare nel così lontano? Cosa si trova oltre quella montagna? Dopo l’ansa del fiume? A fianco di quella ne­bulosa? È la curiosità di Ulisse. Una spinta al verificare di persona, un invito al lavoro di ri­cerca, affrontando anche tempi lunghi. Speran­za e non certezze perentorie. Una spinta, tramite il piacere degli occhi e verso il profitto dell’anima.


Davide Antolini – Sublimi lontananze 

 

Le immagini di questa esposizione consistono in veri e propri oggetti che si possono toccare, tangi­bili non virtuali. A seconda di come li spostiamo o come ci muoviamo, riflettono la loro luce in mil­le modi stimolando così la nostra immaginazione.

Immaginazione che viene ulteriormente arricchita dall’altra luce: quella del racconto pittorico. Le lon­tane luci degli orizzonti e delle galassie si avvicina­no a noi nel continuo trasformarsi di luci e colori in un misterioso processo creativo che richiede lentezza e – perché no? – anche ironia. Questi miei lavori nasco­no anche dal bisogno incoercibile di produrre forme fisiche che non si possano resettare con un sempli­ce clic del mouse. Forme che ci avvicinino a un len­to metabolismo delle sensazioni, delle riflessioni, dei sentimenti. La veloce luce elettrica diventa la luce co­smica della lenta creazione biblica.

 


FOTO 1


Olinsky– EVVIVA

 

C’è chi fa arte con il cervello, e sono rarissimi, chi dipinge con le mani, e sono pochi, e chi imbratta con viscere, lugubri fibromi e scorie, e oggi sono i più dei più.

Inettitudine, incapacità e pseudo-intellettuali­smo proliferano, dilagano e invadono.

Olinsky non c’è e questa è già una garanzia.

Olinsky è puramente una mano golosa che prende tela e colori e dipinge. Olinsky non ha il cervello e questa è la sua salvezza. La mano illustra, consapevolmente, delle storie che esistono, se esistono, solo per essere tali e senza bisogno di metafore, escludono proprio, e felicemente, il cervello.

Olinsky è fuori dal tempo e dalla storia.

Olinsky non esiste e proprio per questo evviva Olinsky!

 

Getulio Alviani


 FOTO 2


Sergio Pausig – Medito l’arte


«La lunga carriera di Sergio Pausig, costantemente in bilico tra suggestioni danubiane, immaginazioni lagunari, ‘città di rame’ amerindie e caldi sogni siciliani, ci restituisce un notevole retaggio col­lezionistico pubblico e privato, ma soprattutto ci instrada in direzione di un ben preciso finis terrae. Se ci poniamo davanti a un suo quadro a una certa distanza, possiamo godere della bellezza pomeridiana come dalla terrazza di un giardino botanico verso il mare al tramonto; ma se avviciniamo lo sguardo, allora siamo catturati da una strana e particolare potenza attrattiva che ci risucchia dentro il groviglio vegetale e animale di gran parte della sua opera. Allora, come in un sogno, facciamo fatica a volgerci indietro, tanto bella, suggestiva e minuta è la visione. Dal punto di vista pittorico la lezione è fiamminga. Velatura su velatura l’occhio si perde in una prospettiva lenticolare che ti fa apprezzare anche i più minuti aspetti del panorama. La pennellata è profondamente meditata e attenta, lenta, lentissima, sovente a punta finissima di pennello. I colori sono impastati e stesi con la maestria di un laccatore cinese, in una gamma afosa, subtropicale, che ricorda il lento galleggiare delle caracche in un piatto mare orientale. Bau­delaire era sicuramente a bordo quando in Pausig si formava la prima idea di quel paesaggio mentalizzato; l’uccello totemico che vive perennemente nei suoi dipinti è nato spontaneo da un frottage di Max Ernst. I vedutisti lagunari han­no soffiato nell’atmosfera come un mastro vetraio in certi capolavori muranesi; Klimt detta la linea decorativa dei fondi d’oro; Braudel orchestra il complesso di traiettorie mediterranee. Si rimane beatamente attoniti scoprendo di esser parte di una conversazione poetica, non sapendo più come uscirne, non volendo più uscirne. Artaud aveva ragione, Breton aveva ragione, Aragon aveva ragione, Borges aveva ragione: non si esce dalla condizione perenne di sogno in cui viviamo se non per cadere in sogni più attrattivi e complessi. Spaesamento e ‘deriva’ sono i due termini della perdita verso un ignoto che ci è però familiare. Non si teme né si rischia nulla davanti a un dipinto di Sergio Pausig, purché ci si trovi pronti alla navigazione. Giù, in fondo a quella piccola radura, si fa spazio tra i rami di una giungla sempre più dolce, alla randa, ormeggiata, e dorme una nave soffusa “di giacinto e d’oro”».

Vittorio Ugo Vicari - Storico dell’arte - Accademia di Belle Arti di Catania

 


Foto 3


Enzo Santin – Cos’è per me l’astrofotografia

 

Fare astrofotografia è come fotografare un paesaggio alieno. Un pa­esaggio composto da nubi rossastre di idrogeno, addensamenti di luce verde azzurra emessa dall’ossigeno ionizzato, polveri interstel­lari oscure che solcano il campo inquadrato come fiumi, nebulose dalle forme bizzarre e delicate scolpite dai venti stellari. Quando si fotografa il profondo cielo si viaggia nello spazio, ma si viaggia anche nel tempo: la luce ha una velocità finita, ci mette del tempo per rag­giungerci e siccome le distanze in gioco sono realmente (non metafo­ricamente) astronomiche, ecco che si verifica un fatto straordinario: se per esempio stiamo fotografando la galassia di Andromeda, che è lontana due milioni e mezzo di anni luce, in realtà stiamo osservando la galassia com’era due milioni e mezzo di anni fa. Quindi l’immagine che otteniamo quando fotografiamo il cielo è una stratificazione di piani luminosi molto lontani tra loro, sia nello spazio che nel tempo.

Le immagini che si realizzano sono spesso ricche di colori, di luce e contrasti, ma in realtà stiamo fotografando fenomeni luminosi lon­tanissimi, la cui luminosità apparente è così fioca che sono necessarie anche decine di ore di esposizione per poter essere registrati. Perciò, ciò che mi appassiona nel fare astrofotografia è il mistero dello spazio e del tempo, la natura elusiva della luce, lo stupore per il cielo stellato e… la sfida: sondare lontananze inaccessibili e rendere visibi­le l’impercettibile, fotografando oggetti la cui luce è talmente debole da non essere visibile a occhio nudo.

 


Foto 4

 





Gli artisti





SERGIO PAUSIG 

BIONOTA Sergio Pausig (Gorizia 1954). 

Vive e lavora tra Palermo e Venezia. 

Artista, Professore all'Accademia di Belle Arti. 

Dal 1979, intenso di pittura lavoro, design e allestimenti per istituzioni e collezioni pubbliche e private. 
1987/1995 Professore all'Accademia di Belle Arti di Venezia 1995/96 Professore a contratto I.U.A.V di Venezia. 1995/ Professore di Decorazione Accademia di Belle Arti di Palermo, insegna nei Corsi di Interior Design, di Gioiello e dell'Accessorio di moda. 

2000-2010 Curatore del Labmuseum dell'Arti Decorative di Gibellina.

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