Cosa “aspettarci” dall’ascolto della musica acusmatica? (MUSICA) ~ di Roberto Zanata - TeclaXXI
MUSICA
Roberto
Zanata
Cosa “aspettarci” dall’ascolto della musica acusmatica?
La questione relativa alla
possibilità di spiegare la musica acusmatica[i]
si pone come nodo preliminare, in particolare all’interno di contesti formativi
nei quali la musica strumentale e la figura dell’esecutore hanno storicamente
occupato una posizione centrale. In tale prospettiva, emerge con evidenza come,
a fronte di una vasta letteratura dedicata alla nozione di aspettativa nella
musica tonale occidentale, il ruolo che essa assume nella musica acusmatica sia
stato oggetto di un’attenzione ancora limitata.
Gli studi condotti nell’ambito
della psicologia della musica e della teoria della musica elettroacustica
offrono tuttavia strumenti concettuali utili per delineare un quadro
interpretativo del concetto di attesa in ambito acusmatico. In particolare, il
contributo di David Huron (Sweet Anticipation, 2006)[ii]
rappresenta uno dei riferimenti teorici più rilevanti nel campo della
psicologia musicale. L’aspettativa viene descritta come una componente
fondamentale dell’esperienza umana, strettamente connessa a fattori biologici e
culturali. La capacità di formulare previsioni attendibili sugli eventi futuri
svolge una funzione adattiva primaria, consentendo agli organismi di anticipare
situazioni potenzialmente critiche.
I processi anticipatori sono
frequentemente accompagnati da risposte emotive legate all’attesa e alla
sorpresa, che agiscono come amplificatori affettivi orientati alla regolazione
del comportamento. Huron osserva che le aspettative evocano specifici stati di
sensazione, associati a modificazioni psicologiche e fisiologiche. Tali
risposte possono manifestarsi a livello automatico e inconscio oppure
richiedere una valutazione consapevole dell’evento percepito. Gli esiti emotivi
di tali processi risultano pertanto suscettibili di una valutazione in termini
positivi o negativi.
All’interno di questo quadro
teorico, Huron propone un modello psicologico dell’aspettativa applicato
all’esperienza musicale, secondo il quale le emozioni generate dall’attesa si
articolano in cinque sistemi distinti: immaginazione (Imagination), tensione
(Tension), previsione (Prediction), reazione (Reaction) e valutazione
(Appraisal), riuniti nel modello ITPRA. Tale modello consente un’analisi
temporale degli eventi sonori prevedibili o inattesi, ponendo l’accento sulle
dimensioni psicologiche dell’aspettativa e sulle modalità attraverso cui essa
viene esperita nel corso dell’ascolto. In particolare,
l’ascoltatore è costantemente impegnato nella verifica dei propri criteri
previsionali: sentimenti di tipo positivo emergono in caso di conferma delle
aspettative, mentre sentimenti negativi si manifestano in presenza di
disconferme, in particolare quando l’esito risulta sorprendente.
Contestualmente, viene attivata una risposta di reazione di tipo difensivo,
orientata all’ipotesi di uno scenario potenzialmente sfavorevole. La fase di
valutazione integra infine ulteriori elementi — inclusi fattori sociali e
culturali — che contribuiscono a ricalibrare le aspettative future.
Si pone dunque il problema di
comprendere in che modo il modello ITPRA possa essere applicato alla musica
acusmatica. È possibile ipotizzare che la modellazione del gesto[iii]
sonoro nel tempo, caratteristica di questo repertorio, sia riconducibile alle
cinque fasi individuate da Huron.
A titolo esemplificativo, si
consideri la composizione Vox 5 di Trevor Wishart[iv].
L’opera si apre con un suono assimilabile a un respiro ventoso, all’interno del
quale risultano parzialmente mascherati una serie di creaks che evocano il
cigolio di una finestra, successivamente resi più evidenti nei primi venti
secondi del brano. In questa sezione iniziale, le componenti di alta frequenza
appaiono lievemente filtrate, mentre il fischio del vento emerge con un ritardo
di alcuni secondi. Tali elementi concorrono alla costruzione di un’immagine di
causalità fisica. Poco prima del primo minuto, un crescendo dinamico culmina in
un’esclamazione vocale — la prima dell’opera — che genera uno stato di tensione
percettiva. A questa esclamazione, caratterizzata da una trasformazione tramite
phase vocoder, segue un evento sonoro assimilabile a un ululato, che può
indurre l’ascoltatore a formulare previsioni sugli sviluppi formali successivi.
La climax si manifesta con un turbinio di voci di folla, improvvisamente
interrotto dall’ingresso di una “supervoce” che articola un nuovo fonema. Tale
evento può essere interpretato come una fase di reazione, accompagnata da un
effetto di sorpresa, e come un momento di valutazione in relazione alla
continuità formale del brano.
La musica acusmatica, resa
possibile dalla mediazione della registrazione, si caratterizza per un’estrema
eterogeneità dei materiali sonori, suscettibili di essere associati a schemi
esperienziali riconducibili alla vita quotidiana. La possibilità di registrare
e manipolare qualsiasi suono introduce tuttavia una complessità specifica nella
comprensione degli eventi futuri e, conseguentemente, nella formazione delle
aspettative. L’ascolto di un suono familiare, come il canto di un uccello,
all’interno di un’opera acusmatica solleva interrogativi relativi ai processi
interpretativi attivati: in che misura intervengono l’esperienza musicale
pregressa, il bagaglio culturale o meccanismi percettivi di natura più
istintiva?
In questo contesto, elementi
centrali della poetica acusmatica — quali il riconoscimento della sorgente, la
modellazione spettromorfologica e la trasformazione del suono — assumono un
ruolo determinante nella costruzione delle aspettative. Suoni eterogenei, come
il canto degli uccelli, il rumore del vento o un arpeggio in Do maggiore al
pianoforte, vengono percepiti come appartenenti a un medesimo mondo sonoro
oppure come elementi di realtà concorrenti e potenzialmente incompatibili. La
possibilità che qualsiasi suono entri a far parte di una composizione
acusmatica configura una problematica teorica che trova un’elaborazione
significativa nell’analisi di Denis Smalley[v]
relativa alla nozione di forma spaziale.
In ambito acusmatico, la capacità
di anticipare eventi futuri si fonda spesso sull’ascolto di suoni familiari e
riconoscibili, dai quali l’ascoltatore costruisce un significato a partire
dalle possibili conseguenze delle azioni che li hanno generati o trasformati. È
pertanto possibile parlare di una geografia sonora che contribuisce a stabilire
una percezione di luogo o di situazione attraverso la spettromorfologia e i
domini referenziali propri di questo repertorio. Ne deriva una biforcazione
fondamentale tra ascolto di tipo spettromorfologico e ascolto di tipo
referenziale.
L’ascolto naturale è orientato
all’identificazione della sorgente sonora, mentre l’ascolto culturale è legato
al contesto estetico e all’attribuzione di valore artistico. La focalizzazione
dell’attenzione uditiva può quindi evocare aspettative differenti, mentre i
suoni stessi possono incoraggiare una modalità di ascolto piuttosto che
un’altra. A titolo di esempio, si consideri uno scenario immaginario ambientato
presso l’aeroporto di Fiumicino. I suoni caratteristici del luogo — il
movimento delle persone, il rumore dei bagagli, gli annunci sonori —
costruiscono uno schema percettivo condiviso. L’irruzione improvvisa di un
accordo di pianoforte introduce tuttavia un’identità musicale distinta, in
grado di catturare l’attenzione e di generare nuove aspettative. Una
progressione armonica, ad esempio da Do maggiore a Sol maggiore, può essere
interpretata alla luce di schemi tonali culturalmente acquisiti, evocando
repertori pianistici storicamente codificati. Al tempo stesso, la percezione di
un pianoforte scordato può indurre ulteriori inferenze relative alla natura
fisica dello strumento e al contesto della sua esecuzione.
Questo scenario esemplifica
efficacemente il concetto di spazio creativo virtuale delineato da Smalley,
all’interno del quale ogni suono può manifestarsi, trasformarsi ed essere
esperito. In tale spazio, l’iniziale sorpresa lascia progressivamente il posto
a una rinegoziazione delle aspettative.
Qualsiasi suono,
indipendentemente dalla sua origine, può essere concepito come portatore di
informazioni relative a una possibile sorgente fisica e a un’energia
generativa. Tali informazioni riflettono l’interazione tra il corpo del suono e
l’energia applicata per generarlo, nonché il contesto di vita in cui esso
risulta plausibile. La nozione di paesaggio sonoro proposta da Wishart offre un
modello teorico utile per comprendere in che modo tali associazioni
contribuiscano all’anticipazione degli eventi futuri. Secondo Wishart, la
proiezione di paesaggi sonori attraverso altoparlanti consente la costruzione
di spazi acustici virtuali.
Wishart sviluppa ulteriormente
questo principio attraverso scenari concettuali in cui fonti sonore
riconoscibili vengono progressivamente sostituite da oggetti sonori incongrui.
Sebbene le caratteristiche acustiche del luogo rimangano percepibili, le sorgenti
sonore richiedono una risoluzione immaginativa da parte dell’ascoltatore. La
coesistenza di oggetti normalmente incompatibili genera contesti enigmatici e
imprevedibili, nei quali la giustapposizione di suoni naturali e
irriconoscibili produce nuove modalità di ascolto.
In conclusione, l’ascolto della
musica acusmatica implica un costante riferimento, da un lato, a schemi
derivanti da esperienze musicali e culturali pregresse e, dall’altro,
all’esperienza diretta dell’ambiente sonoro quotidiano. Entrambe queste
dimensioni concorrono alla formazione delle aspettative e alla valutazione dei
suoni non familiari, frequentemente generati dai processi di elaborazione del
segnale tipici del genere acusmatico. La creazione, la conferma o la negazione
delle aspettative dipendono tanto dall’esperienza dell’ascoltatore quanto dalle
scelte compositive. Le implicazioni semantiche e percettive dei suoni
acusmatici risultano, in ultima analisi, dal dialogo tra l’immaginazione
dell’ascoltatore e il contesto formale e concettuale costruito dal compositore.
[i]
Acusmatico è un aggettivo
riferito al suono che si sente senza individuarne la causa
originaria. Il vocabolo è di origine greca,
riconducibile a Pitagora: si racconta infatti che questo tenesse le
sue lezioni nascosto dietro a una tenda. Nei suoi studi Pierre Schaeffer ha utilizzato tale concetto
per poter analizzare il suono senza i vincoli semantici o linguistici legati
alla fonte. Il suo scopo era quello di fornire al suono la condizione di
oggetto a sé stante: l'oggetto musicale. Per l'ascolto del suono
svincolato dalle proprie cause, è indispensabile uno strumento di registrazione
e riproduzione.
[ii] D.
Huron (2006) Sweet
anticipation: Music and the psychology of expectation. Cambridge,
MA: MTI Press.
[iii] Intendendo per "gesto" la traiettoria
di un movimento-energia che eccita un corpo risuonante, dandogli vita in modo
che il suono che ne deriva subisca una variazione timbrica nel tempo.
[iv] Al seguente link è possibile
ascoltare la composizione di T. Whishat dal titolo VOX 5 (1986): https://www.youtube.com/watch?v=y23kobWHs8M
ROBERTO ZANATA
BIONOTA

.jpeg)
Commenti
Posta un commento
È gradita la firma in calce al commento. Grazie.