Con Umberto Eco alla Sacra di San Michele (REPORTAGE) ~ di Riccardino Massa - TeclaXXI

 REPORTAGE

 

Riccardino Massa

 

Con Umberto Eco alla Sacra di San Michele


  Credit:  wikipedia.it  Autore della foto: elio pallard 
Le foto che seguono sono fornite dall'Autore



«Come ci inerpicavamo per il sentiero scosceso che si snodava intorno al monte, vidi l’abbazia- Non mi stupirono di essa le mura che la cingevano da ogni lato, simili ad altre che vidi in tutto il mondo cristiano, ma la mole di quello che poi appresi essere l’Edificio» 1

 

       

Con questo spirito Umberto Eco2, visitando la Sacra di San Michele fu certamente ispirato nello scrivere il suo famoso libro. Se parte dell’ispirazione l’ebbe dalla visita della Fürstabtei Sankt Gallen3, con la biblioteca considerata una delle più ricche di tutto il Medio Evo con i suoi 160.000 volumi, certamente la visita della Sacra, fu per lui motivo ispiratore per l’ambientazione. Certo, il film del regista Jean Jacques Annaud4 ci porta in altri luoghi, ma chi come noi ha avuto la possibilità di giungere a questa Abbazia posta a 40 chilometri dalla città di Torino all’imbocco della Valle di Susa avrà certamente avuto la sensazione di trovarsi immersi nell’atmosfera medievale che caratterizza il libro.

Non è certo per il fatto che nella chiesa si colloca una tomba del monaco Abate Guglielmo dell’inizio del XIV secolo che potrebbe ricordarci il protagonista monaco Francescano (Guglielmo da Baskerville interpretato nel film da Sean Connery), ma invece perché la posizione del manufatto sulla cima del monte Pirchiriano ricorda esattamente la descrizione del testo. Lo sperone roccioso alto 962 metri si conclude esattamente all’interno dell’attuale chiesa.

 

 

Facciamo un po’? di storia per descrivere questo luogo dove sono passati tanti pellegrini che dalla Francia scendevano alla Città Santa in grazia della strada romana che per il passo del Moncenisio dalle Gallie conduceva all’Augusta Taurinorum. Un luogo percorso anche in senso contrario da coloro che dal suolo italico andarono pellegrini verso Santiago di Compostela, ma dove passarono anche molti eserciti5.

Al fine di comprendere meglio la storia del posto sotto l’aspetto mistico - religioso e gli aspetti riguardanti la natura del luogo e l’arte, sono utili le letture di chi prima di noi e con maggior competenza ne scrisse6. L’abbazia ha alle sue spalle almeno una decina di secoli di storia che all’inizio si confondono con fatti leggendari. Certo è che la attuale costruzione si fa risalire San Giovanni Vincenzo. Si parla dell’attuale poiché, in diversi strati, di siti religiosi ne troviamo ben quattro.  Chi fosse questo fondatore neo-cenobita discepolo di San Romualdo è poco rilevato. Alcune cose le sappiamo da limitate tracce7. Ma veniamo alla nostra gita ed al percorso che già dall’inizio ci porta ad ascoltare il silenzio mistico del luogo «In silentia et in spe erit fortitudo vestra»8.

Se si vuole salire a piedi dalla valle è consigliabile il sentiero che dal paesino di Sant’Ambrogio di Torino si snoda per poco più di un’ora tra i boschi della zona nord-ovest del Pirchiriano, ma per chi non vuole faticare molto, l’abbazia si può raggiungere con la S.P.188 che dalla Statale 25 del Moncenisio si inerpica verso la valle Sangone passando dai laghi di Avigliana.  

Il complesso si staglia sulla pianura sottostante con una vista mozzafiato, mentre alzando lo sguardo si erge la chiesa di color verde azzurrino che si distingue nettamente dal basamento. Questa pietra verde è tratta da una roccia chiamata anfibolite. Il basamento invece è costruito con pietre grigie (gneis) provenienti da blocchi morenici che ancora rinvengono abbondanti sul Pirchiriano.

Dopo una breve salita si giunge a superare una porta che immette ad una scalinata di 180 gradini la quale si inerpica verso l’alto. È chiamata “Lo scalone dei morti” per via del fatto che sino alla prima metà del XX secolo erano appesi a mummificare le povere membra dei monaci.


«L’intera popolazione degli inferi pareva essersi data convegno per far da vestibolo, selva oscura, landa disperata dell’esclusione, all’apparizione dell’assiso…»9

Ancora oggi in alcune parti d’Italia esistono luoghi dove le sepolture sono a vista 10, ma in genere sono esclusivamente luoghi di sepoltura. Invece in questo caso diventano simboli visto che il luogo antecede l’ingresso al portale della Chiesa superiore dove troviamo come prima cosa la “Porta dello Zodiaco” che dà accesso all’ultima tratta di scale per giungere all’ingresso dell’edificio sacro. Lo stile di questa “porta” è romanico, ricca di sculture e fregi, tratti dai regni animale e vegetale che ricorda l’arca di Noè e i motti scritturali.


«…dai capitelli orride forme intruse a le memorie di scalpelli argivi, sogni efferati e spasimi del bieco settentrione imbestiali degeneramenti de l’Oriente…»11


        Sembra dirci che tutto ciò che è naturale e quindi impuro sta al di fuori del luogo sacro, e nel caso della Sacra di San Michele, anche il salire verso l’alto è simbolo di purificazione.

 

 

Siamo giunti finalmente alla chiesa. L’interno è stato oggetto di vari mutamenti nei secoli, ma sulle pareti esistono ancora splendidi dipinti, tra i quali fa spicco un rozzo affresco del così detto Coro vecchio, una composizione nella quale un poco esperto pittore volle rappresentare in un solo momento i momenti diversi e ben distinti delle origini dell’abbazia. Tra le parti dipinte anche la parte leggendaria che vuole gli angeli trasportatori dei legni per l’edificazione della prima chiesa.

 

 

Ci sarebbe da soffermarsi ancora parecchio nella descrizione, ma ragioni di spazio di questo articolo ce lo impediscono. Resta il fatto che la suggestione della sua maestosità ci permette di riportare ancora un brano del Nome della rosa a conclusione sperando almeno di aver suscitato nel lettore il desiderio un giorno di recarsi sul Pirchiriano ad ammirare la maestosità dell’immenso.


«O quam salubre, quam iucundum et suave est sedere in solitudine et tacere et loqui cum Deo!»12

 

 

L’Abbazia è creata sul culto dell’arcangelo Michele. L’Arcangelo, che è a capo delle schiere celesti a difesa dai demoni, ha all’attivo innumerevoli apparizioni, ma la cosa che ci preme porre all’attenzione è che la Sacra di San Michele si posiziona sulla famosa linea di San Michele (Chiamata anche itinerario di Gerusalemme), un antico allineamento di santuari dedicati all’Arcangelo che si estende per più di 2.000 chilometri e che secondo la tradizione è la ferita della spada dell’Arcangelo sulla crosta terrestre nella sua battaglia contro i demoni.

 

 

_______________________

1 – “Il nome della rosa” – Umberto Eco - Bompiani 1980 (La Biblioteca di Repubblica) pag. 23

2 – Umberto Eco, nato ad Alessandria il 5 gennaio 1932, morto a Milano il 19 febbraio del 2016 è

       stato principalmente un semiologo, scrittore e medioevalista.

3 - Abbazia di San Gallo (Svizzera) monastero fondato nel 612

4 - Jean Jacques Annaud, nato nel 1943, principalmente regista cinematografico, annovera tra i suoi lavori dei lungometraggi tratti da capolavori della letteratura come “L’Amante” dal romanzo di Marguerite Duras e “Sette anni in Tibet” tratto dalle memorie dell’alpinista Heinrich Harrer.

  5 –    Anno 312 battaglia del Musiné prima tra le battaglie tra Gaio Flavio Valerio Aurelio Costantino 

           (Costantino il Grande) e Marco Aurelio Valerio Massenzio (La più celebre fu quella di Ponte

           Milvio).

-        Anno 773 la battaglia delle Chiuse dove avvenne lo scontro tra Carlo Magno che discendeva in Italia ed il Longobardo Adelchi.

-        Secolo X invasione dei Saraceni in Piemonte

-        Anno 1747 La Battaglia dell’Assietta (pianoro brullo a circa 2.500 metri di altezza tra le valli di Susa e Chisone), una delle battaglie chiave nella guerra di successione austriaca tra gli eserciti franco spagnoli e i piemontesi

-        Lotta partigiana contro le truppe nazifasciste tra l’8 settembre del 1943 ed il 25 aprile del 1945 (https.resistenze.org/sito/te/cu/st/cust6g21.htm)

6 - Si annovera qui gli studi pubblicati da: Avogadro (1837), Provana (1848), Barone Gaudenzio

     Claretta (1866/67), Mallara e Ranieri (1907)

7 a) Parte storica -Iscrizione posta nel 1154 sul suo sepolcro nella chiesa del villaggio di  

       Sant’Ambrogio (ai piedi del monte Pirchiriano) e pubblicata negli Annali Camaldolesi (I,237) e

       riportata dagli storici della Chiusa (Chiusa di San Michele): “Questo tumulo racchiude le ossa del

      Beato Giovanni. Discepolo di S. Romualdo, e di vescovo fattosi per la seconda volta eremita, ebbe

      sua dimora sul monte Caprasio. Per lui ottenne fama il monte Pirchiriano, sul suo vertice egli

      fondò pure il santuario. L’anima sua volò fra gli spiriti beati il 12 gennaio dell’anno mille” (Testo

      in latino)

7 b) Parte leggendaria – Secondo alcuni San Giovanni Vincenzo sarebbe null’altro che il nome

      eremitico assunto da Giovanni Morosini della nobile famiglia dogale veneziana il quale smise la

     prima vita eremitica nel 982 (per riprenderla nel 997) al fine di recarsi nell’983 ad Aquisgrana

     per consegnare, come primo dei vescovi d’Italia, la corona italica al fanciullo Ottone III secondo la

     volontà di tenere uniti i regni di Germania e d’Italia.

8 -La Sacra Bibbia, Isaia 30,15

9 - “Il nome della Rosa” Op. citata pag. 43

10 – Cripta dei Cappuccini a Roma, Le catacombe dei Cappuccini a Palermo, ecc.

11 – G. Carducci, “La chiesa di Polenta”.

12 - “Il nome della Rosa” Op. citata pag. 473


RICCARDINO MASSA

BIONOTA

Riccardino Massa (1956) è nato nel “Canavese” (Piemonte centrale). Dal 1986 al 2020 ha svolto la professione di Direttore di scena al Teatro Regio di Torino. Ha ripreso la regia di Roberto Andò de Il flauto magico di Mozart nei Teatri lirici di Cagliari, Palermo e Siviglia, nonché la regia di Lorenzo Mariani de Un Ballo in Maschera di Verdi e quella di Jean Luis Grinda della Tosca di Puccini, entrambi al teatro Bunka Kaikan di Ueno in Giappone. Ha poi realizzato la messa in scena de L’Orfeo per il festival Casella e recentemente la ripresa della regia di Gregoretti del Don Pasquale di Donizetti al Regio di Torino.

 



Commenti