Gli alieni hanno visitato la Terra? La teoria Antichi Astronauti - parte I (RELIGIONE/UFOLOGIA) ~ di Giulio Cirulli - TeclaXXI
RELIGIONE/UFOLOGIA
Giulio Cirulli
Gli alieni hanno
visitato la Terra?
La teoria Antichi
Astronauti
Prima di iniziare devo una premessa al
lettore: sono credente, cattolico, praticante. Ciò nonostante, cercherò di
trattare l’argomento rigorosamente, evitando dunque bias di sorta,
cercando di spogliarmi del punto di vista religioso che mi appartiene, ma di
rivestire quelli del me di un tempo, ateo e razionalista.
Visti gli argomenti trattati dovrò
dividere la trattazione in più parti, inoltre i campi per fare debunking[1]
saranno molti, per cui mi scuso in anticipo con gli esperti dei vari settori se
semplificherò eccessivamente o se commetterò qualche errore o imprecisione.
Ora io non ho mai conosciuto un ghiur,
il mio amico non è ebreo, un ebraista né un linguista. Capisco perciò dove
andrà a parare e infatti nomina “l’eroe” di tutti i credenti della teoria degli antichi
astronauti: Mauro Biglino.
Per i pochi che negli ultimi anni non
abbiano sentito parlare di Mauro Biglino spiego velocemente perché il
personaggio in questione è diventato famoso.
Mauro Biglino è un traduttore
dall’ebraico che ha collaborato per alcuni anni con le edizioni San Paolo[2]. A
partire dagli anni Dieci del XXI secolo, Biglino interrompe la sua
collaborazione con le edizioni San Paolo perché, a suo dire, la Bibbia non è
testo religioso ma storico – e qui volendo escludere l’aspetto trascendente
della Bibbia possiamo anche essere d’accordo.
Un testo storico, sì, ma in
cui si parla di alieni e ingegneria genetica.
Se si considera una qualsiasi conferenza
di Biglino, soprattutto le prime, per prima cosa il nostro inizia ad affermare
verità incontrovertibili che però lui spaccia come sue scoperte, ad esempio che
il dio Jaweh è bellicoso, anzi che sia un dio assetato di sangue, molto incline
alla violenza e soprattutto che non sia un tipo Pace e amore.
Se si leggesse un qualsiasi testo
biblico, di quelli che Biglino afferma essere stati manipolati per secoli, non ci
si sorprenderebbe: il lettore poco avvezzo ai testi sacri avrebbe i primi dubbi
e inizierebbe a dar retta a Biglino, il quale utilizzando questo grimaldello
logico si sarebbe assicurato la fiducia dei lettori.
Ricordo a tutti, infatti, che fra i suoi
appellativi Jaweh ha un epiteto non certo pacifico di “Signore degli Eserciti.”.
Allo stesso modo, non poche volte nel testo biblico ha ordinato agli ebrei di
“Passare a Fil di spada” intere popolazioni e il loro bestiame, senza
dimenticare che ogni giorno gli erano tributati numerosissimi sacrifici animali[3].
Una volta conquistata la fiducia degli
ascoltatori e sciorinata la storia della sua conoscenza dell’ebraico, Biglino
inizia a disquisire sugli aspetti linguistici e qui iniziano i problemi.
Nel testo biblico ci si
riferisce a Dio in molteplici modi, in alcuni casi con aggettivi come Shadday, Onnipotente, Elyon, Altissimo, oppure con
locuzioni Meleck HaMeleckim,
Re dei Re, Elohe Sheba’ot,
Signore degli Eserciti, oppure con sostantivi come El, Dio, Elohim, Dei, Adonai, Mio Signore, Jaweh[4], il nome proprio del Dio
(per una certa assonanza col verbo Essere in ebraico, si crea il passaggio
“Io-Sono è il mio Nome”).
Se avete notato, El ed
Elohim sono parole simili. Infatti, Elohim è il plurale di El(oah), e su questo
si basa la prima argomentazione di Biglino, ossia che nella Bibbia non si parli
di un solo Dio. Anche qui nulla di nuovo, infatti, Jaweh dice “Non avrai altro
Dio all’infuori di me.”, ma lui inizia a sostenere che sia strano riferirsi a
un singolo usando il plurale – benché (aggiungo io) il plurale maiestatis faccia
proprio questo. Eppure, quando nella Bibbia si scrive Elohim i verbi gli si
accordano sempre al singolare, ad esempio nella Genesi (vi metto il testo
traslitterato) quando Dio crea la luce c’è scritto
“UaIomer Elohim ‘HaOr’ Iehi,
UeIehi-HaOr”
“E disse Dio ‘la Luce sia’ e la Luce fu” (una traduzione letterale e
interlineare come fa Biglino) quel “UaIomer” è composto da una particella Ua/Ue
che significa “e” Iomer è la declinazione singolare del verbo “dire”.
Ma se anche ammettessimo
per assurdo che le religioni abramitiche non siano monoteistiche, bensì
politeistiche, ciò attesterebbe tutt’al più la loro derivazione dalle religioni
pagane dei popoli pre-iranici della mezzaluna fertile.
Biglino a questo punto ci
propone la sua traduzione del termine Kavod, e qui arriviamo al capolavoro di
manipolazione dell’informazione.
Prima però dovete sapere una cosa: l’ebraico
è una lingua che per essere scritta utilizza un Abjad, ossia un alfabeto privo
di vocali; generalmente le parole sono composte da una radice di tre lettere,
per esempio, con la radice KVD, abbiamo diverse letture come: Kavod, Kevod,
etc., ognuna con il suo significato, nello specifico, Kavod e Kevod che
significano rispettivamente “Dotato di un peso” e “Gloria/Glorioso”, e qui
arriviamo al nodo.
Biglino all’inizio pronunciava la parola
KVD come
Kevod dicendo che significa dotato di Peso. Per cui ogni volta che nella
Torah troviamo KVD, che Biglino pronunciava come Kevod, in realtà lo scrittore
del testo intendeva un’Astronave, perché “dotato di Peso”. Detto questo, noi
tutti siamo Kevod, “dotati di un peso”. Ma veniamo al punto. Il salto logico
per giustificare l’astronave sta nel passaggio biblico Esodo 33:19-20. In
questo passaggio Jaweh impone a Mosé di andare sul monte Sinai e di osservare
di spalle il suo passaggio perché se lo vedesse in volto ne morirebbe questo
perché quel Kevod emette radiazioni.
In seguito, qualcuno ha fatto notare al
Nostro che “dotato di peso” in ebraico si pronuncia Kavod, sicché da quel
momento nelle conferenze venne corretto.
Qual è il problema con “dotato di peso”,
“gloria” e l’interpretazione di Biglino?
Nel
fatto che tutte le pronunce vocalizzate di KVD esclusa una (che significa
fegato) hanno a che fare con gloria e onore, per cui “dotato di peso"
potrebbe tranquillamente significare “Una persona di un certo peso” non in
senso stretto ma figurato.
Da questo punto di vista
molteplici sono le traduzioni di Biglino (e suoi predecessori) che presentano
questo genere di interpretazioni.
[continua]
[1] Confutazione,
smascheramento.
[2]Biglino afferma di aver
imparato l’ebraico da un insegnante privato, a cui si sarebbe rivolto tramite
la comunità ebraica della sua città. Inoltre, andrebbe osservato che ha
collaborato con la casa editrice solo nella traduzione interlinea di 2 o 3
testi ebraici. D’altronde, è molto difficile trovare i testi in cui lui risulta
come traduttore o co-autore prima del 2015, periodo della sua salita alla
ribalta. In generale, i testi tradotti da Biglino risultano sempre curati e
interpretati a livello esegetico da terzi.
[3] Giosuè 10,28-42, Deuteronomio 13:16-18, Libro
dei Giudici 1, 8-25.
[4] O anche Yahweh.
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GIULIO CIRULLI
BIONOTA
Romano di Roma, appassionato di scienze, matematica, storia romana, medievale e storia delle religioni. Non prende nulla seriamente se non le cose serie: Carbonara, Scienze e Numeri.
Diplomato all’istituto agrario e laureato in fisioterapia, insomma, braccia riabilitate per l’agricoltura.


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