Alcune poesie tratte da «Con soffi leggerissimi, continui» (POESIA) ~ di Elisabetta Santini - TeclaXXI

 POESIA

 Alcune poesie tratte da  Con soffi leggerissimi, continui*

di Elisabetta Santini

 



La raccolta delle olive – 1969  Novembre

 

foto di bambina dallo sguardo torvo

un corpo macilento

nella posa in bianco e nero la stanchezza,

un fagotto annodato in vita

e il carico a sprofondare il cuore,

dai buchi della maglia sbucciature

sudore bambole rotte e bocca

cucita nel segreto.

 

***

 

collezionavo graffi, ferite

piccole punture

e mi perdevo a seguirne

la strana geografia

sul dorso della mano

sulla pelle, nella costellazione

delle efelidi.

sul monte di venere

scorgevo certe sere

tra le labbra sottili di un taglio

il profilo di mio padre,

una ciocca strana

che ricadeva sulla fronte altrove.

***

  

stasera vicino a me

c’è la linea verticale

del dolore, cade a perpendicolo

sul cuscino, una nebulosa

che centripeta onde gravitazionali,

il sonno che non viene

e fa mattanza di giorni nomi amori

per mia ignoranza

a tenere l’ago, la bussola sonora,

e resto nella spirale

con il battere del sangue tra le dita.

solo un talismano in tasca

a cercare lucciole per la notte.

 

 

***

  

La bambina è rimasta con ME

Non è mai nata         

Mariangela Gualtieri

 

anch’io ho un grande precipitare

dentro, verso il culmine ora,

e la mia bambina si sveglia di notte

piange e ride forte fino a scuotermi le spalle,

fa i capricci per farmi sentire avvolta

nel suo mantello di stupore.

Troppo ho perso di tempo di calore

per non ascoltare i bisbigli che affioravano

dalla tazza di latte mai bevuto.

 

sono qui che le dedico un corpo di me trafitto e non salvato,

cosa penserà di me, del mio ardore già andato,

io che ostinata non faccio che guardarla

da questa ferita infeconda che mi porto.

 

bagnami dell’infinita dolcezza

delle voci bambine quando toccano il sole

bambina mia non nata, mio me

rannicchiata nel mio albero d’ossa.

 

Senti arrivare lo scontento,

ti porto il contagio nel nome mio di donna

ma fissa nei desideri ci sei, sintassi originaria

legata alle cinghie della terra, madre mia

ho la fronte tra le mani, io tua zolla e

tu nucleo pensante, radiante fino al mio.

 

riposami. è giunta l’ora di unirsi in nozze

e respirare insieme. declinata. una.

 

***

  

stamattina il passaggio

di uccelli migratori

tra i rami delle costole

il bacino conchiglia sulla rotta

mi svegliano dal sogno

con l’infanzia di ognuno sulla bocca.

le mie nuvole pupille

hanno un guizzo di luce

un crollo di argini

all’amore rotondo come mela,

e a goccia a goccia

lo spavento scioglie il respiro

mi sembra tardi ma non è vero.

 

***

  

questo tempo

mi scortica

mi avviluppa

mi culla

mi appartiene

il paesaggio nelle vene

a poco a poco che frana

 

traccio i miei confini

un passo oltre

e per l’istante che si disfa

vi abbraccio,

sostituisco il sottile vedermi

in un obeso sognare.

 

***

  

è un pane orizzontale

cotto in cerchi

quello per destarci,

strofinato col sale

il segno sulla crosta

fino a ricoprire palazzi e grattaceli

lucidi di tutto quello che non vale più.

 

dovrebbe essere tutto un rasoterra

di soffi leggerissimi continui

un dieci di agosto caduto

di abbracci sillabati.

 

***

  

Maremma  - 1971    Luglio

 

tutto quel silenzio dei covoni

fili in croce accartocciati, stretti

a un’afa che macera le spighe.

ferme le ombre nei filari

di un brivido che dura

mentre svapora la città laggiù

appiccicata e scalza.

qui il giorno s’incaglia in rotoli,

in matasse ruminanti d’erba che cresce

senza alito di vento,

gli uomini lontano, a perdifiato.

 

***

  

gli alberi del giardino

immobili

all’afa, al temporale

ma con un fermento muto,

l’ingordigia di portarsi

fino alla prossima stagione

per esplodere di nuovo

e fiorire il sordo alfabeto degli infermi,

il restare in ascolto all’imbrunire

per riprendersi il fiato

del giorno speso a respirare.

 

qui il tocco alla corteccia

di questi quattro assi in croce

che resta della casa

aspettando la muta della pelle,

la nuova gemmatura

o solo la grazia fasulla delle foglie

che cadono quando è ora.

non lontano non vicino

solo versi di guerra dentro e fuori.

 

***

finale

 

miei occhi strabici

in un tempo che si apre

e viene dal profondo,

sembianze duplici

lo specchio per nemico

il mio viso aperto alla folgore del mondo

e circola nel sangue una spirale

il paradosso di non aver concluso

ciò che ormai è storia.

 

****

 *La raccolta ancora inedita ha vinto la "sezione Poesia inedita" al Premio di letteratura "Città di Como 2018".  Il libro edito, tra vari riconoscimenti,  ha vinto la VI edizione del Premio letterario Città di Siena 2021, Premio Speciale della giuria al Premio di Poesia "Modena Tra Secchia e Panaro 2020" ed è risultato 2° classificato al Premio Città di Latina 2020.

ELISABETTA SANTINI


BIONOTA 
 Elisabetta Santini è nata a Pistoia dove vive attualmente. Attrice teatrale, è autrice di racconti, di teatro e di poesia. Ha pubblicato le raccolte poetiche: Alfabeti di luce femmina (Edizioni del Leone, 2010), Con soffi leggerissimi, continui (LietoColle, 2019. Premio Città di Siena 2021). Con la raccolta inedita La felicità dei pistilli ha ottenuto Premio internazionale di Poesia e Narrativa Europa in versi 2023, e con alcune poesie della stessa raccolta il Premio Guido Gozzano 2022 e 2023. Le sue poesie sono presenti in diverse riviste e antologie.


Commenti