Taci, l'amico ti ascolta (LINGUA ITALIANA) ~ di Silverio Novelli - TeclaXXI

 LINGUA ITALIANA 


SILVERIO NOVELLI 

TACI, L'AMICO TI ASCOLTA 

          Immagine generata da CANVA progetto  JS©2026


 

Ascoltare e auscultare

Il nome ascolto è un derivato “a suffisso zero”, come dicono i linguisti, del verbo ascoltare, cioè si è formato a partire dal verbo con la perdita della desinenza verbale (-are) e l'aggiunta della desinenza nominale -o. Nati come ascolto, in italiano esistono tanti altri nomi, per esempio: abbandono < abbandonare; guadagno < guadagnare; ritorno < ritornare. Il verbo ascoltare, invece, proviene dal latino ascultāre, una forma della lingua parlata, frutto di una pronuncia molto diffusa, anche se imperfetta, di auscultāre, cioè 'sentire con l'orecchio'. Insomma, ascoltare nasce da un errore di pronuncia ripetuto tante volte, per molto tempo, da tanta gente latina.

Ascoltazione, nello stesso significato di 'ascolto', compare nell'italiano scritto agli inizi del Settecento, ma non ha una grande fortuna. La parola comincia però a essere adoperata dai medici per indicare quel tipo particolare di ascolto fatto per cogliere i suoni interni al corpo del paziente, tramite l'orecchio o uno strumento oggi chiamato fonendoscopio. Nei primi decenni dell'Ottocento, forse per influsso delle parole francesi ausculter (verbo) e auscultation (nome), adoperate in medicina, in italiano anche i nostri medici cominciano a usare auscultare e auscultazione. Le parole italiane e francesi hanno comunque un antenato certo e comune nelle forme del latino classico auscultāre (verbo) e auscultatiōne(m) (nome). Gemelli diversi, quindi, ascoltare e auscultare.

 

Tutti i verbi dell’ascolto

Il significato di base di ascolto è 'l’atto di ascoltare'. Si tratta di una parola antica in italiano. La usa per la prima volta il letterato trecentesco Jacopo della Lana nel suo volgare bolognese, commentando un passo della Comedìa di Dante: «Virgilio si mixe in ascolto», cioè “si mise in ascolto”. È significativo che ascolto compaia accompagnato da un verbo, perché in effetti, per secoli, ascolto è stato usato prevalentemente insieme a verbi, per formare delle locuzioni: essere o stare in ascolto, rimanere o restare in ascolto, dare ascolto, mettersi in ascolto, prestare ascolto; da solo, invece, il nome ascolto non è stato molto usato nella lingua comune. È molto presente, invece, nella lingua della predicazione, della liturgia e della trattatistica religiosa cattolica, in cui il concetto dell'ascolto della Parola (di Dio) è centrale. Nella Bibbia tradotta, si parla di «cuore in ascolto» (Libri dei Re). Papa Leone XIV, nel messaggio per la Quaresima del 18 febbraio del 2026, si è espresso in questo modo: «E impegniamoci affinché le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore».

 

Altri ascolti laici: verso l’essere umano “paziente”

Non è mancato chi, all’inizio in modo malizioso, ha trovato, in tempi moderni, somiglianze tra l’ascolto in confessionale o richiamato dal pulpito e l’ascolto offerto dalle terapie psicologiche, psicoanalitiche e analitiche di vario tipo.

Tipico della psicoanalisi freudiana è l’ascolto fluttuante: il terapeuta mette in gioco la propria attività inconscia senza focalizzarsi su un singolo elemento scaturito dall’analisi. Ciò gli consente di intercettare, nel flusso monologante del paziente, i messaggi nascosti, le associazioni libere e le faglie aperte dai lapsus e dai motti di spirito.

Carl Rogers (Oak Park, 8 gennaio 1902 – La Jolla, 4 febbraio 1987), terapista statunitense, teorizzò l’ascolto attivo, basato sull’empatia e sull’accettazione piena e ampia da parte del terapeuta dei contenuti espressi dal paziente, che il terapeuta stesso ha il compito di riformulare e riferire al paziente per verificare di aver colto nel segno.

Più in generale, l’ascolto empatico si profila come abito professionale e deontologico tipico delle terapie nel nuovo millennio: mettersi nei panni dell’altro, percependo gli altrui sentimenti come se fossero i propri per meglio scandirli ma senza mai cadere nella tentazione dell’identificazione totale.

 

L’ascolto dell’essere umano verso l’essere umano

Che cosa ci dicono alcuni terapeuti e studiosi della psiche umana sull’ascolto prestato dagli esseri umani alle istanze dell’Altro, degli altri? L'ascolto dell'altro è oggi una delle pratiche umane più in crisi, minacciata dall'iperconnessione, dal narcisismo digitale e dalla fretta.

Per Luigi Zoja, psicoanalista junghiano, l’odierna incapacità strutturale di ascoltare è strettamente legata al totale cedimento di fronte alla sovrabbondanza di stimoli e informazioni trasmesse dai nuovi apparati tecnologici di connessione, che metterebbe in causa la nostra capacità di concentrazione profonda. Se ciò determina un’incapacità di ascolto profondo del nostro mondo interiore, diventa impossibile fare spazio all'ascolto dell'altro.

Per Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, al centro delle riflessioni mirate soprattutto alla discrasia tra generazioni adulte e nuove generazioni (in particolare, tra genitori e figli) sta l'illusione che comunicare sia la stessa cosa che ascoltare. L'ascolto va apparecchiato in un tempo vuoto, svincolato dalle cogenze eterodirette ed egoriferite del tempo “economico”, richiede pazienza e volontà di mettersi in gioco, che sono elementi diametralmente opposti alla logica invasiva, competitiva e fulminea dei social network e della gratificazione istantanea: «dedicare tempo all'ascolto è forse il dono più prezioso che possiamo fare a chi amiamo».

Per Massimo Recalcati, psicoanalista lacaniano, non funziona l’equivalenza dialogo = ascolto. Esiste, ridotta a brodino mediatico buono per tutte le circostanze, una retorica accomodante del dialogo a tutti i costi. Bisogna invece andare a vedere la reale consistenza del tormentonico “parliamone”, che si riduce molto spesso a un'esibizione logorroica (io parlo, condiscendente e democratico oppure autoritario e tranchant, e tu ascolti). L’alternativa a specchio è un “dialogo” fatto di uno scambio di reciproci attacchi verbali, dove ognuno bada a controbattere per distruggere senza ascoltare davvero. L'ascolto deve caratterizzarsi invece come a un atto profondo che accetta il silenzio, il mistero, il cedimento al dubbio e all’accettazione della diversità dell'altro, bandendo ogni pretesa di volerlo normalizzare o controllare per aprirsi, viceversa, all’idea della perpetua accoglienza e accettazione, se pur vigile.

 

Ascolto, tv e altri media

Da alcuni decenni la parola ascolto è molto adoperata a proposito di televisione e programmi televisivi: indice di ascolto, ascolto medio di una serata (a proposito di una trasmissione). Può sembrare strano che si parli di ascolto quando si ha a che fare con la televisione. Due sono i motivi per cui ascolto viene associato alla televisione. In primo luogo, perché evidentemente pesa il ricordo della radio; in secondo luogo, nel nuovo significato di 'gradimento di un programma televisivo o radiofonico' traduce direttamente, nel suo significato, la parola inglese audience. Tra l'altro, ascolto e audience vengono usati entrambi nella nostra lingua e in alcuni casi, parlando di televisione, sono perfettamente sovrapponibili (quel programma ha avuto un'ottima audience o un ottimo ascolto). Quando dobbiamo parlare di dati quantitativi concreti, magari riassumibili in cifre, ascolto si presta meglio, essendo utilizzabile anche al plurale (avere buoni, ottimi ascolti).

In sostanza, con ascolto si indica anche il numero di spettatori che una trasmissione raccoglie.

Con indice di ascolto ci si riferisce al dato percentuale relativo al numero di spettatori (o ascoltatori, nel caso della radio) di un determinato programma. Per rilevare l’indice di ascolto, si usa l’auditel, un sistema che registra il gradimento dei vari programmi da parte di un campione di telespettatori scelto secondo determinati criteri statistici, riuniti in gruppi di ascolto, coincidenti in genere con i nuclei famigliari: «Il festival di Sanremo ha avuto un altissimo indice di ascolto». Accanto al classico televisore, l'Auditel ora traccia gli ascolti su tutti i dispositivi digitali. Monitora PC, smartphone, tablet e Smart TV attraverso un sistema censuario (SDK) integrato direttamente nelle app dei canali televisivi. Oltre ai canali in diretta, il sistema misura anche le visualizzazioni dei contenuti fruiti in streaming e on-demand. Dicevamo di iperconnessione e ascolto


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SILVERIO NOVELLI

 BIONOTA

Silverio Novelli si occupa da molti anni di lingua italiana. Tra le altre cose, ha scritto una grammatica scolastica (a sei mani), un paio di dizionari di neologismi (a quattro mani) e altri testi di divulgazione linguistica (a due sole mani, finalmente, le sue).

 


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