A proposito di plagi: il caso Pacini - Cammarano (MELODRAMMA) ~ di Gabriella Minarini - TeclaXXI
MELODRAMMA
Gabriella Minarini
A proposito di plagi: il caso Pacini – Cammarano
Una lettera di Francesco Guidi a
Giovanni Pacini sull’”accomodamento” del libretto dell’Ester d’Engaddi di
Salvatore Cammarano (per
Achille Peri) che Pacini musicherà (come opera nuova) per la Stagione
del 1847-1848 al Teatro Regio Torino![1]
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Giovanni Pacini, nel capitolo n. XVI delle Memorie scrive: «Dopo il fortunato incontro della Regina di
Cipro[2] i signori fratelli
Favale mi offrirono
il contratto per comporre altr’opera per il carnevale 1847 nella quale stagione fu pure scritturata la
Frezzolini che poi disertò in Russia. Io composi l’Ester d’Engaddi. Un funebre
velo ricopra la povera figlia d’Israele»[3].
I problemi per l’opera nuova al Regio di Torino iniziarono con la scelta
dei cantanti e col fare i conti con la loro reale disponibilità! In una lettera
degli appaltatori, i Fratelli Favale di
Torino, scrivono che il basso Derivis sembrava avere difficoltà per sciogliere un
altro contratto; Il Valli, suggerito da Pacini, a loro detta non
sarebbe stato approvato «essendo già stato al Regio senza aver avuto esito di
sorta» e, dulcis in fundo, lo informano
che «La Sig.ra Erminia Frezzolini chiese da qualche tempo lo
scioglimento del suo Contratto»[4]. Per
fortuna, almeno per il libretto, il Maestro aveva trovato un poeta che
lo aveva già ben servito e nei tempi giusti!! Vediamo, da una lettera di
Francesco Guidi, quale fosse l’intesa tra il poeta e il maestro! Scrive
il Guidi:
Pregiatissimo Sig.r Cavaliere
Firenze
23 Marzo 1847
Dopo ricevuta la gentilissima di Lei lettera del 13 core mi
sono occupato a fare i cambiamenti assai giudiziosamente da Lei consigliatimi,
che troverà negli uniti fogli.
È necessario che per maggiore
chiarezza io qui Le aggiunga qualche osservazioncella su queste varianti.
Atto Primo – benissimo è indicata la Cavatina di Jefte per primo
pezzo dopo il Coro di Introduzione: ma questa non poteva cadere nell’Interno
del padiglione di Azaria; quindi ho dovuto stabilire per scena fissa
dell’Atto primo La valle cinta di balzi etc. Questa Cavatina è fatta
tutta di nuovo, fuori degli otto versi dell’adagio, che sono tolti dalla
Romanza dell’originale posta alla scena V.a – Nel Recitativo che
precede la Cavatina di Ester (scena IV.) ho fatto parlare Eleazaro un poco più
chiaro; ma non mi sono diffuso in molte parole, riflettendo che Eleazaro è una seconda
Parte … – La romanza di Jefte se ne va; resta
tutto il Recitativo che la precede. – Ho trovato
giuste le ragioni sulla chiusa dell’Atto Primo, e ho fatto modo che la celebre
Frezzolini non vi sia qual pertichino; ma non ho dato a quel pezzo la forma di
Duetto perché mi è sembrato che la situazione si prestasse meglio ad un Cantabile
di Azaria come sta nell’originale: Dé Quiriti al giogo indegno etc; e quindi ad un pezzo d’insieme, che è
la nuova stretta del finale primo, nella quale la prima donna può primeggiare.
Forse la forma esce un pochino dall’ordinario, ma credo possa concedersi in
questo tempo in cui è applaudita non solo la libertà dei drammatici, ma ancor
la licenza!
Atto Secondo – Piuttosto che l’Atrio nel tabernacolo mi
piacerebbe che si vedesse l’Interno del Padiglione di Jefte: scena più
ragionata pel Duetto di Azaria e Jefte, e nuova per gli spettatori, da che più
non si vede nell’Atto primo l’interno del Padiglione di Azaria. – Approvo il
salto della scena III e IV. – Nella
Scena III (V. nell’originale) Valle etc (deve dire) come alla Scena
I dell’Atto I. – Ho cangiati i due versi di Azaria nella stretta del finale
secondo che avevano analogia col terzetto dell’atto terzo, forse per la maledizione
che ora è tolta.
Atto Terzo – Per togliere un pensiero espresso da Ester nella Stretta
del finale secondo ho cangiato un verso nel principio del Duetto – Terzetto. –
un altro verso ho cangiato nella scena V.a – Ho cangiato il metro ed
anche il pensiero del primo tempo della gran Scena finale di Ester, e, per
annuire interamente ai di Lei desideri, ho composta una nuova scena finale con
fine tragico[5]: così Ella potrà scegliere a
seconda delle circostanze tra le due Scene quella che Le sembrerà più
conveniente, quella che Le andrà più.
Altro non mi resta a significarle su i consigli da Lei suggeritimi, che
sollecitamente e religiosamente ho tutti seguiti; ed ho fatto anche qualche
cosa in più di quello che mi veniva da Lei detto nella lettera sopra citata.
La ringrazio della buona disposizione che mi ha dimostrata sulla
richiesta da me fattale, e spero che vorrà più chiaramente riscontrarmi in
proposito. Aggiungo al già detto nell’altra mia che di giorno in giorno attendo
dai Sig.ri Fratelli Favale le
condizioni della scrittura onde essere addetto ai Regi Teatri di Torino: e se
mi convengono le condizioni che da essi mi saranno proposte, quei 200[6] Franchi in discorso mi sarebbero
commodissimi pel viaggio; se non mi convengono quelle condizioni, dovrò
stabilmente fissarmi in questa capitale, e dentro il prossimo mese aprire una
casa e levarmi dalla dozzina, nella quale mi trovo da tanto tempo e con tanto
dispendio: e per ciò mi sarebbero di grande aiuto quei 200 Franchi in discorso.
Mi affido dunque alla somma di Lei gentilezza, attendo i riveriti di Lei
caratteri, e mi confermo con distintissima Stima
Di lei
Dev.mo Serv.e ed Ottimo Amico
F. Guidi
Interessante quanto scrive il Guidi
perché si riferisce sempre alle richieste di Pacini per cui, da queste,
possiamo dedurre cosa desiderava il Maestro e come lo desiderava! Guidi toglie
tutto quello che Pacini ritiene ‘inutile’ per il dramma, nei versi inasprisce
il linguaggio ma lascia i punti cardine del libretto di Cammarano: un padre che
ha il coraggio di rifarsi vivo, fatto che darà l’avvio al dramma dando a Ruben/Jefte
la possibilità di far scattare la gelosia di Azaria che gli consentirà si
attuare un terribile ricatto su Ester!
Guidi, toglie (o riduce) scene, cambia molti versi, ma si ‘sente’,
comparando il libretto con quello di Cammarano, che ciò che è cambiato è il
linguaggio, che si è fatto più duro, cruento si nota la scomparsa del dialogo
tra Ester e Azaria (che Cammarano, pur ridotto, riporta dal Pellico) dove i due
ricordano il passato con dolci parole che fanno sperare a Azaria qualcosa che
però Estar sa, dopo aver rifiutato le profferte di Jefte, essere impossibile!!
Francesco Guidi nella terza pagina del libretto scrive un avvertimento per i lettori:
Dalla nota Ester d’Engaddi di Silvio Pellico è
tolto il presente soggetto; ma in qualche parte vedrassi modificato. I Lettori,
che non ignorano in qual letto di Procuste si sono trovati fin qui i poeti melodrammatici,
perdoneranno all‘autore i difetti del suo componimento, se per avventura è
riuscito, in tanta strettezza, a conservare i caratteri e le situazioni più
interessanti della tragedia. F.G
Guidi salta a piè pari la sua ‘incursione’ nel libretto di
Cammarano e si appiglia a Pellico per non avere troppe critiche! Potremmo anche
pensare, leggendo quanto scritto a pagina due dai Fratelli Favale appaltatori:
La Poesia e la Musica sono di
esclusiva proprietà degli Appaltatori dei RR. Teatri di Torino, FRATELLI
FAVALE; perciò essi dichiarano di voler godere dei privilegi accordati dalle R.
Patenti del 28 di febbraio 1826, avendo adempiuto a quanto esse prescrivono.
Dichiarano inoltre di volersi valere del disposto dalle veglinoti Leggi e
Convenzioni diritte a guarentire le proprietà scientifiche, letterarie ed
artistiche, e che perciò agiranno rigorosamente contro chiunque ardisse di
contravvenire alle medesime.
che nonostante le buone intenzioni
dei Favale (che sicuramente sapevano del plagio) in quei tempi non erano state
fatte ‘leggi e convenzioni’ che potessero cautelare anche i librettisti e
che, ai compositori che anelavano poesia per poter produrre e vivere
dovevano, spesso, giocoforza ricorrere a qualche sotterfugio.
L’Ester d’Engaddi su cui Pacini nelle
memorie vorrebbe ‘stendere un velo’ fu uno spettacolo che ebbe un successo non
solo di stima ma, come scrive Mercedes Viale Ferrero, questa «opera ora del
tutto dimenticata e il cui successo appare anche allora inspiegabile senza una
motivazione politica. Ma questo spettacolo fu opportunatamente, rappresentato
alla vigilia della concessione dello Statuto, che avvenne il 5 marzo 1848.
Seguì a brevissima scadenza (23 marzo) la guerra contro l’Austria e nella
stagione del Regio 1848-49 l’identificazione tra programmi teatrali e programmi
politici diventa evidente»[7]. L’Ester
d’Engaddi sembra essere stata un ‘traino a teatro’ per le «minoranze
religiose, sin dalla piccola ma molto ricca comunità ebraica, sia
soprattutto dalle oppresse popolazioni valdesi»[8].
Questo potrebbe essere stato il motivo per cui sia i Fratelli Favale,
Pacini e il Guidi abbiano affrontato questo rischio dal momento che in quel
tempo i teatri avevano ferree regole e non avrebbero accettato come opera in - prima
assoluta - un lavoro che anche lontanamente avesse avuto il sentore di
essere un plagio!
[1] Lettera di F. Guidi a G. Pacini,
Firenze 23 marzo 1847.
[2] G.
Pacini, Le mie memorie artistiche, Firenze, G.G. Guidi editore, 1865, p. 119.
[3] Vedi: G. Minarini, Giovanni Pacini e le tre opere con soggetto ebraico: Ivanhoe - L’Ebrea - Ester d’Engaddi: 1832-1848 sedici anni «fra il fosco e il chiaro», Tecla XXI, giugno-luglio 2024. Cfr.
https://teclarivistaonline.blogspot.com/2024/06/giovanni-pacini-le-tre-opere-con.html
[4] Lettera dei Fratelli Favale a G. Pacini, Torino, 2 luglio 1847.
[5] G.
Guidi, Ester d’Engaddi, Tipografia
Fratelli Favale, Torino, 1848. In Guidi,
nell’ultima scena, a Ester verrà negato di salutare il figlio.
[6] Lettera dei Fratelli Favale a G. Pacini, cit.
[7] Vedi: G.
Minarini, Giovanni Pacini e
le tre opere con soggetto ebraico: Ivanhoe - L’Ebrea - Ester
d’Engaddi: 1832-1848 sedici anni «fra il fosco e il chiaro», cit.
[8] Ibidem.
GABRIELLA MINARINI
BIONOTA
Gabriella Minarini ha fondato e diretto l’Atelier della Voce di Firenze per cantanti e musicisti.
Laureatasi a Firenze con Stefano Mazzoni con una tesi su L’allestimento di “Attila” a La Fenice – Venezia 17 marzo 1846 – ha portato avanti la sua ricerca sul teatro di Verdi e su quello di Pacini (con varie pubblicazioni).
Attualmente è impegnata in una ricerca sul Carteggio di Giovanni Pacini con il Teatro la Fenice di Venezia.


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