Riscoprire Giovanni Pacini a 230 anni dalla nascita (MELODRAMMA) ~ di Ivonne Begotti - TeclaXXI
Riscoprire
Giovanni Pacini a 230 anni dalla nascita
di Ivonne Begotti
Ricorre quest’anno il 230° anniversario della nascita di Giovanni Pacini,
un importante musicista che compose una novantina di opere liriche (oltre a
cantate, oratori, messe…) e raggiunse un notevole successo nell’Ottocento. Poi
cadde nell’oblio.
Nella speranza che abbia termine l’ingiusta damnatio memoriae che
lo ha colpito, si cerca qui di rendergli omaggio, auspicando che più autorevoli
personalità ed istituzioni s’impegnino in futuro adeguatamente.
Ritratto di Giovanni Pacini, di G. Gazzini.
Giovanni
Pacini rientra tra i pregevoli musicisti nati in Italia sul finire del
Settecento e non sempre valorizzati come meritano: Carlo Coccia (1782),
Gioacchino Rossini (1792), Saverio Mercadante (1795), Gaetano Donizetti (1797). Si tratta di autori
di numerose opere, delle quali solo un’esigua parte è nota, rappresentata e
disponibile in registrazioni.
Giovanni
era un figlio d’arte, di notevole talento. Suo
padre Luigi era un basso buffo, di grande successo all’epoca. Sua madre,
Isabella Paolillo, era una cantante. Egli nacque a
Catania, durante una tournée del padre. Negli anni dell’infanzia e della gioventù,
la famiglia si spostò frequentemente, di città in città e di teatro in teatro. Giovanni
cominciò a studiare canto e contrappunto a Bologna intorno ai dodici anni e l’anno
successivo studiò composizione a Venezia. Iniziò a comporre da giovanissimo e nel
1813, a soli diciassette anni, mise in scena la sua prima
opera alla Scala di Milano: Annetta e
Lucindo. Altre ne seguirono, fino al pieno successo con Adelaide e
Comingio, andata in scena al Teatro Re di Milano nel 1817. Stimato da
Rossini, ne divenne amico e collaboratore.
Nel
1820 Pacini si trasferì a Roma, dove trionfò con Gioventù di Enrico V
(Teatro Valle, 26 dicembre 1820) ed entrò in contatto con illustri esponenti
del mondo artistico, culturale e politico: Antonio Canova, Alessandro Manzoni,
la principessa Paolina Borghese e molti altri. Il 29 settembre 1824 debuttò al
Teatro San Carlo di Napoli Alessandro nelle Indie, calorosamente
applaudito.
Il
19 novembre 1825, di nuovo al Teatro San Carlo, trionfò L’ultimo giorno di
Pompei. Tra il 1825 e il 1830 Pacini fu, dopo
Rossini, il compositore più rappresentato nei teatri italiani[1].
Interno del teatro San Carlo (1825), di F. Roberto.
Sullo sfondo una scena dell’Ultimo
giorno di Pompei.
Tra il 1835 e il 1840 si ritirò dalle scene e si stabilì a Viareggio,
dove si dedicò all’attività didattica. Con
il consenso e la
protezione del Duca di Lucca, Carlo Lodovico, fece costruire a Viareggio un
nuovo teatro
e un liceo musicale,
curando personalmente l’educazione di ragazzi e ragazze secondo un suo
originale metodo didattico, basato sull’impatto diretto e precoce con la musica
e gli strumenti. Sollecitato da amici ed impresari a tornare in scena, nel 1840
ottenne uno strabiliante successo con Saffo.
Frontespizio
del libretto di Saffo
La tragedia lirica Saffo debuttò al teatro di San Carlo di Napoli
nel 1840 e diventò rapidamente l’opera più famosa sia del compositore che del librettista
(che è autore di ben trentanove libretti, tra i quali spiccano Lucia di
Lammermoor -musicata da Gaetano Donizetti- e Il Trovatore -musicato
da Giuseppe Verdi-). Per alcuni decenni Saffo venne riproposta nei
principali teatri italiani ed internazionali: nel 1842 al Théâtre-Italien di
Parigi, nel 1843 al Theatre Royal Drury Lane di Londra, nel 1847 al Park
Theatre di New York. L’argomento era stato scelto da Cammarano, che era un
intellettuale di vasta cultura, appassionato lettore dei classici, ma anche
attento osservatore del panorama letterario-teatrale europeo. Tra il 1780 e il
1840 la figura di Saffo aveva ispirato poeti, musicisti e artisti. Per citare
solo pochi nomi noti, si pensi a Saffo a Leucade (1801) di Antoine-Jean
Gros, Faone e Cupido (1809) di Jacques Louis David, Ultimo canto di
Saffo di Giacomo Leopardi (1822).
Saffo, Faone e
Cupido (1809), di Jacques Louis David
In tutte queste opere gli autori rielaborarono in modo originale il mito ovidiano
della poetessa greca suicida per amore ma, di volta in volta, Saffo assunse
caratteristiche assai diverse: illuministiche, neoclassiche, romantiche.
Quando Cammarano decise di comporre il libretto di Saffo, compì
una scelta di respiro europeo. L’opera coniuga armoniosamente elementi classici
e sensibilità romantica. Come scrive Vittorio Viviani: «Prima del “Salto di
Leucade” in cui troverà la morte, ella canta alla rivale quell’aria che è il
punto di tensione lirica di tutta l’opera: L’ama ognor, qual io l’amai… / Più
volendo, non potresti».[2]
Saffo a Leucade (1801), di Antoine-Jean Gros
Fino agli inizi del ’900 Saffo andò in scena, poi scomparve. Nel 1967
è stata riproposta al Teatro San Carlo, nel 1995 al Festival di Martina Franca e
nel 1997 al Teatro Municipale Valli di Reggio Emilia.
Nelle sue Memorie artistiche Pacini scrive:
“L’amore per l’arte che ho debolmente professata e che professo, non mi ha
lasciato mai un po’ di tregua”. In effetti, l’ultima sua opera che andò in
scena fu Berta di Warmol,
rappresentata al Teatro San Carlo di Napoli nel 1867. Giovanni Pacini morì il 6
dicembre 1867 e venne sepolto nella Pieve dei Santi Bartolomeo e Andrea. Almeno
altre sei opere rimasero inedite e, tra queste, una sola venne rappresentata
postuma nel 1873: Niccolò de Lapi, al Teatro Pagliano di Firenze.
Autobiografia di G. Pacini
Pochi mesi fa, il festival nazionale "Il Belcanto ritrovato" ha
scelto Giovanni Pacini come "Main Composer" dell’edizione 2025 e ne
ha rappresentato in forma semi-scenica l’opera Amazilia (che aveva
debuttato al Teatro San Carlo di Napoli nel luglio del 1825: il due centenario!).
Per ricordare questo importante musicista, la Scuola Comunale di musica "G. Pacini" di Pescia, in collaborazione con varie associazioni (“Borgo d’avvistamento” e “Amici dei Musei e dei Monumenti” di Pescia, Accademia Musicale Uzzanese) ha organizzato un’interessante iniziativa a Pescia, per venerdì 20 marzo. Antonio Bellandi (compositore, direttore della Scuola di musica “G. Pacini) introdurrà e presiederà l’incontro; Mirco Michelon (regista, docente all’Accademia di Belle Arti “P. Vannucci” di Perugia) interverrà su “Giovanni Pacini sulla scena oggi”, riflettendo in particolare su Il convitato di Pietra e Medea; Marcello Giordano Pellegrino (fondatore e direttore di InCanto Barocco Festival) illustrerà le relazioni artistiche tra Pacini e il baritono Beneventano; Gabriella Minarini[3] (fondatrice e direttrice dell’Atelier della Voce di Firenze) presenterà un caso di plagio riguardante il libretto di Ester d’Engaddi; Ivonne Begotti (Université Paris 8) ricostruirà la fortuna internazionale di Saffo. Al termine, alle 18, presso il Duomo di Pescia (dove è custodita la tomba del compositore), il soprano Brunella Carrari, accompagnata al pianoforte dal M. Andrea Sevieri, eseguirà arie di Pacini.
Nel dicembre 2023 il canto lirico italiano è stato riconosciuto
dall’UNESCO patrimonio immateriale dell’umanità. Se, come riportano le
statistiche, questo ha significato un aumento degli spettatori a grandi eventi
incentrati sul melodramma, molto altro rimane da fare. Numerosi autori, che
hanno contribuito a gettare le basi del genere melodrammatico e sono stati
decisivi per le successive trasformazioni stilistiche, sono noti ad una
ristretta cerchia di melomani. Il patrimonio lirico è immenso e necessita di
essere studiato e valorizzato.
[1]
(Questo dato è desunto dal saggio di Marcello Conati
Mercadante fra Rossini e Verdi, contenuto in Saggi su Saverio Mercadante,
a cura di GIAN-LUCA PETRUCCI e GIACINTO MORAMARCO, Bari, Messaggi, 1997, pp.
32, 35).
[2] Vittorio
Viviani, Storia del teatro napoletano,
Napoli, Guida, 1960, p.
539.
[3] Titolo completo dell’intervento di
Gabriella Minarini UNA
- PROVA PROVATA - A PROPOSITO DI PLAGI! Una lettera di Francesco Guidi a
Giovanni Pacini sull’”accomodamento” del libretto dell’Ester d’Engaddi
di Salvatore Cammarano (per Achille Peri) che Pacini musicherà (come opera
nuova) per la Stagione del 1847-1848 al Teatro Regio Torino.
IVONNE BEGOTTI
BIONOTA Ivonne Begotti. Laureata in Filosofia all’Università di Pisa, ha conseguito master in Didattica, Didattica della letteratura, Biblioteconomia e Archivistica all’Università La Sapienza di Roma.
Docente in varie scuole secondarie di secondo grado, ha curato i volumi Sognarsi in volo e ER: studenti in prima linea. È iscritta al dottorato di ricerca alla Ecole Doctorale Pratiques et Théories du Sens de l’Université Paris 8 in cotutela con l’Università di Parma per il dottorato in Musicologia.







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