Quadraro 1944 - il rastrellamento nazista e la memoria ritrovata - Viaggio nei luoghi della borgata ribelle (STORIA) ~ di Nicola Petruzzi - TeclaXXI
STORIA: in occasione del 25 APRILE
Nicola Petruzzi
Quadraro 1944, il
rastrellamento nazista e la memoria ritrovata
Viaggio nei luoghi
della borgata ribelle.
Il nido di Vespe del Quadraro*
Dalla Tuscolana al Monte del Grano, un
percorso tra storia e memoria ricostruisce il rastrellamento del 17 aprile 1944
e il lungo ritardo nel riconoscere il sacrificio di un quartiere popolare
Il
Quadraro è uno di quei luoghi in cui la storia ha lasciato tracce diffuse nello
spazio urbano e una memoria ancora viva tra gli abitanti. La “Passeggiata della
Memoria” promossa il 12 aprile 2026 dall’ANPI sezione Nido di Vespe, con Walter
De Cesaris – autore del libro: La borgata ribelle - e il segretario
Nicola Porcelli, segue un itinerario che è insieme ricostruzione storica e
lettura del territorio, capace di tenere insieme i fatti del 1944 e il modo in
cui sono stati ricordati – o a lungo trascurati – nel tempo.
Si
parte da via del Quadraro, all’angolo con via Tuscolana. La targa, che ricorda
militari, cittadine e cittadini caduti nelle strade del quartiere dopo l’8
settembre 1943, introduce subito il contesto: non un episodio isolato, ma una
parte della difesa di Roma durante l’occupazione nazista. Da qui il percorso si
muove verso la chiesa di Santa Maria del Buon Consiglio, non solo luogo di
culto ma centro della vita comunitaria. Qui operava don Gioacchino Rey, che nei
mesi successivi al rastrellamento raccolse i nomi dei deportati, lasciando una
delle fonti più solide per la ricostruzione storica.
Camminando
tra le strade del Quadraro emerge con chiarezza un elemento che Walter De
Cesaris richiama più volte: la natura della resistenza che qui prese forma. Non
una resistenza di vertice, ma una resistenza diffusa, radicata in un tessuto
popolare fatto di operai, artigiani, sfollati, lavoratori. «Qui non ci sono
figure isolate – osserva – ma una comunità che reagisce». È anche
per questo che i tedeschi definirono il quartiere un “nido di vespe”,
espressione usata dal console generale Eitel Moellhausen nel suo libro di memorie
La carta perdente e oggi richiamata dal murales di Lucamaleonte davanti
al quale la passeggiata fa tappa. Non è solo una definizione militare: è il
riconoscimento di una resistenza tenace, quotidiana, difficile da
neutralizzare.
Poco
più avanti, la targa dell’ANPI del comando VIII zona dedicata a cinque
partigiani caduti introduce la dimensione organizzata della lotta clandestina.
Il Quadraro era inserito in una rete più ampia, ma ne rappresentava una delle
espressioni più radicate. È in questo intreccio tra organizzazione e
partecipazione popolare che si colloca il rastrellamento del 17 aprile 1944.
Arrivati
a largo dei Quintili, il racconto entra nel dettaglio. All’alba di quel giorno,
le truppe tedesche guidate da Herbert Kappler circondarono il quartiere
nell’ambito dell’operazione Balena. Le perquisizioni casa per casa portarono al
fermo di circa duemila uomini; almeno 683 furono deportati in Germania e
destinati al lavoro forzato. Il dato, ricostruito da don Rey, resta uno dei
riferimenti più attendibili.
Poco
distante, la pietra d’inciampo dedicata a Eldio Del Vecchio restituisce una
storia individuale dentro la dimensione collettiva. Diciotto anni, deportato e
morto a Buchenwald. La memoria si fa concreta, interrompe la sequenza dei
numeri. Il racconto familiare aggiunge un elemento ulteriore: il padre visse a
lungo con il rimorso di non essere stato catturato insieme al figlio, nella
convinzione che avrebbe potuto aiutarlo a salvarsi.
Durante
il percorso, De Cesaris richiama anche ciò che è accaduto dopo la guerra. Il
carattere popolare di questa resistenza, così evidente nei fatti, non ha
trovato per molto tempo un adeguato riconoscimento pubblico. Questa marginalità
ha prodotto rimozioni e tensioni. I processi intentati contro partigiani come
Rosario Bentivegna per l’azione di via Rasella o contro Clemente Scifoni,
autore dell’uccisione del commissario fascista Armando Stampacchia – coinvolto
nella repressione e nei rastrellamenti – si collocano dentro questo clima. Non
riguardano direttamente il Quadraro, ma riflettono le difficoltà con cui una
parte della Resistenza è stata a lungo letta e riconosciuta.
Il
percorso si chiude al monumento del rastrellamento nel parco del Monte del
Grano. Qui la memoria si ricompone in forma pubblica. È anche il punto da cui
leggere il passaggio più recente: il riconoscimento istituzionale arrivato nel
2004 con la Medaglia d’Oro al Valor Civile conferita dal Presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Un riconoscimento tardivo, che ha segnato
l’ingresso pieno di questa vicenda nella memoria nazionale.
Nicola
Porcelli sottolinea: «Iniziative come questa sono essenziali per evitare che
la memoria si disperda. Il Quadraro dimostra che i luoghi, se attraversati con
consapevolezza, continuano a parlarci».
La
storia del 17 aprile 1944 non è solo un episodio della guerra. È una vicenda
che tiene insieme la violenza dell’occupazione, la capacità di resistenza di
una comunità e il tempo lungo necessario per riconoscerne il valore. Camminare
oggi tra queste strade significa confrontarsi con una storia che non si è mai
del tutto chiusa.
La
memoria del Quadraro non è definitiva. È fatta di tracce, di ritardi, di
ricostruzioni progressive. Proprio per questo resta attuale. Non si limita a
conservare il passato, ma obbliga a interrogarsi su come una società costruisce
la propria memoria pubblica e su quali storie sceglie – o fatica – a
riconoscere. In questo senso, il Quadraro continua a essere un luogo vivo: non
solo per ciò che è stato, ma per ciò che ancora chiede di essere compreso e
trasmesso alle giovani generazioni.
*Le foto sono offerte dall'autore di questo articolo.
NICOLA PETRUZZI
BIONOTA Nicola Petruzzi è nato a Roma nel 1965. Ḕ sposato, con due figli e due nipoti. La sua carriera professionale si è sviluppata principalmente in ACI Informatica Spa, società in house dell’Automobile Club d’Italia, dove è stato dirigente con la responsabilità dei Sistemi e Servizi della Federazione ACI, del Centro di Competenza CRM ACI, dei Sistemi e Servizi per lo Sport Automobilistico e del sistema amministrativo-contabile degli Automobile Club.
Parallelamente all’attività professionale, ha coltivato un forte interesse per il no profit, la cultura, il sociale e l’ambiente.
Attraverso il Forum Europeo ha collaborato con il Centro ACP – Centro Ricerca Avanzato di Counseling e Psicologia, presso il quale nel 2009 ha conseguito, dopo un percorso triennale, la qualifica di Operatore della Matrice Emotiva. Successivamente ha partecipato a progetti di formazione rivolti al benessere della persona e al sostegno delle imprese.




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