Tre poesie da «La visionaria» (POESIA) ~ di Assunta Sànzari Panza - TeclaXXI
POESIA
Assunta Sànzari Panza
Tre poesie da La visionaria
Deserto
azzurro
(Luca
Serianni e le cicale)
Chiassoso
riverbero di quiete.
Non si
palesano alle occhiate avide
d’aria
se solo cala la luce
oltre la
linea dei monti.
Cessa il
frinire come colpi elettrici
inferti
a rami muti che attendono eclissi
di colpe
accese riaccese.
Striscia
il fruscìo di pensieri,
lampi
vivi quasi mordenti fitte,
parole
di granito squarciano
la volta
profonda:
procace
mendace deserto azzurro
nell’ora
che sembra più scura
quasi
fenomenologia di pensieri scissi
grumi di
umana belluinità
oltraggio
a colui che sa di grammatica.
Francesco
Piccolo
piccolo, ossa consunte,
miracoloso,
egli stesso miracolo,
sguardo
alla pietra occhi chiusi rapiti
penetrano
la coltre
che
ammanta serra
la
parola di pace.
Siede
una donna al suo fianco
stringe
le braccia al petto composto delirio
testura
di gesta antiche
tutto
ciò che narra
e lei
disegna la sagoma sacra,
sottili
capelli bruni unghie divelte
dal
misero incanto di madre feconda
esile
corpo reietto logorato dal tempo
in basso
con la polvere:
non
sono sapiente, ma il nulla,
l’ultimo
degli ultimi,
in
basso è il mio posto
beati
i poveri i semplici
che
si nutrono di libertà
povertà
è libertà
beata
Irene
avverso
templi di stille argento.
Cavalieri
con armature dorate
e palmi
colmi di gloria,
andate
per il mondo a mani vuote.
Ecco
l’uomo: invoca risposte
la mente
il respiro le dita intrecciate
recise
le vesti torna alla madre
com’esule
figlio di misera erba
arsa dal
sole fratello padre amico.
Si odono
cori di voci fatue
echi di
parole traslate, bisbigli confusi:
impariamo
dai sassi il silenzio.
Ecco di
nuovo cosa dice l’uomo
che
reclina il capo su un guanciale di pietra.
L’uomo
ricco ma povero
povero
ma ricco.
Deus
mihi dixit
la
parola è ora profezia di eclissi
nessun
trono nessuna fattezza dorata
nessun
precetto: la scrittura
non
detta leggi né dispone confini
mentre i
passi avanzano stanchi
e la
folla si stringe sussurra parla poi grida,
infine siede
su troni di sabbia.
Il grano
è miraggio sopito
nell’arido
soffio di vento
che
brucia le vesti divora le carni
a terra
soltanto frammenti di ossa.
Deus
mihi dixit
ancora grido di goccia vagante
il corpo
vacilla nell’eremo
impariamo
dai sassi il silenzio
la presa
fulminea afferra le acque
genera
chiassosi rissosi scroscianti battiti
a
invadere il coro di pensatori.
Eterni
riflessi di eterna memoria.
Tacete,
creature, figlie dell’arida zolla,
inondate
di canti i flussi lontani.
Andate,
cercate, aprite i palmi.
Cosa
resta dell’uomo grato
agli
uccelli, che invoca la pioggia sorella
che
esulta se sente le frecce nel petto?
Visto
dal cieco
udito
dal sordo
da
minima pietra a macigno
il cui
nome è eco mai spenta.
Elmo lucente
Infuriava la tempesta di
pace,
la rugiada liberava il
respiro
affannato, la notte
rinfrescava
così l’occhio felino
assopito.
Si placa anche il ronzio
d’ombre fugaci.
Nelle sere di cera un urlo
orante,
la crepa profonda squarcia
l’abisso,
cala il pulviscolo
dell’irreale.
A terra pietre roteanti
scagliate
famelica furia ventre di
terra
ospizio di voci cori
inattesi.
Passo ingombrante calpesta la
scia,
trapassa i contorni l’elmo
lucente:
ecco la spira di guerra
avvolgente.
[Da La visionaria,
prefazione di Davide Rondoni, Firenze, Vallecchi, 2026]
BIONOTA
Nota per le sue numerose performance in terra irpina, ha pubblicato testi poetici in riviste cartacee e in diversi siti letterari, poi raccolti nel volume Lux. Nova et vetera (con prefazione di Gualberto Alvino, Torino, Robin Editore, 2022) premiato dalla giuria del concorso internazionale «Città di Montevarchi». È appena uscita la sua ultima raccolta di poesie, La visionaria (con prefazione di Davide Rondoni, Firenze, Vallecchi, 2026).



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