Tre poesie da «La visionaria» (POESIA) ~ di Assunta Sànzari Panza - TeclaXXI

 

POESIA

 

Assunta Sànzari Panza

 

Tre poesie da La visionaria

 

 

 Immagine generata da CANVA progetto JSpaccini©2026


 

Deserto azzurro

(Luca Serianni e le cicale)

 

Chiassoso riverbero di quiete.

Non si palesano alle occhiate avide

d’aria se solo cala la luce

oltre la linea dei monti.

Cessa il frinire come colpi elettrici

inferti a rami muti che attendono eclissi

di colpe accese riaccese.

Striscia il fruscìo di pensieri,

lampi vivi quasi mordenti fitte,

parole di granito squarciano

la volta profonda:

procace mendace deserto azzurro

nell’ora che sembra più scura

quasi fenomenologia di pensieri scissi

grumi di umana belluinità

oltraggio a colui che sa di grammatica.

 

 


 

Francesco

 

Piccolo piccolo, ossa consunte,

miracoloso, egli stesso miracolo,

sguardo alla pietra occhi chiusi rapiti

penetrano la coltre

che ammanta serra

la parola di pace.

Siede una donna al suo fianco

stringe le braccia al petto composto delirio

testura di gesta antiche

tutto ciò che narra

e lei disegna la sagoma sacra,

sottili capelli bruni unghie divelte

dal misero incanto di madre feconda

esile corpo reietto logorato dal tempo

in basso con la polvere:

non sono sapiente, ma il nulla,

l’ultimo degli ultimi,

in basso è il mio posto

beati i poveri i semplici

che si nutrono di libertà

povertà è libertà

beata Irene

avverso templi di stille argento.

Cavalieri con armature dorate

e palmi colmi di gloria,

andate per il mondo a mani vuote.

Ecco l’uomo: invoca risposte

la mente il respiro le dita intrecciate

recise le vesti torna alla madre

com’esule figlio di misera erba

arsa dal sole fratello padre amico.

Si odono cori di voci fatue

echi di parole traslate, bisbigli confusi:

impariamo dai sassi il silenzio.

Ecco di nuovo cosa dice l’uomo

che reclina il capo su un guanciale di pietra.

L’uomo ricco ma povero

povero ma ricco.

Deus mihi dixit

la parola è ora profezia di eclissi

nessun trono nessuna fattezza dorata

nessun precetto: la scrittura

non detta leggi né dispone confini

mentre i passi avanzano stanchi

e la folla si stringe sussurra parla poi grida,

infine siede su troni di sabbia.

Il grano è miraggio sopito

nell’arido soffio di vento

che brucia le vesti divora le carni

a terra soltanto frammenti di ossa.

Deus mihi dixit ancora grido di goccia vagante

il corpo vacilla nell’eremo

impariamo dai sassi il silenzio

la presa fulminea afferra le acque

genera chiassosi rissosi scroscianti battiti

a invadere il coro di pensatori.

Eterni riflessi di eterna memoria.

Tacete, creature, figlie dell’arida zolla,

inondate di canti i flussi lontani.

Andate, cercate, aprite i palmi.

Cosa resta dell’uomo grato

agli uccelli, che invoca la pioggia sorella

che esulta se sente le frecce nel petto?

Visto dal cieco

udito dal sordo

da minima pietra a macigno

il cui nome è eco mai spenta.

 

 

Elmo lucente

 

Infuriava la tempesta di pace,

la rugiada liberava il respiro

affannato, la notte rinfrescava

così l’occhio felino assopito.

 

Si placa anche il ronzio d’ombre fugaci.

Nelle sere di cera un urlo orante,

la crepa profonda squarcia l’abisso,

cala il pulviscolo dell’irreale.

 

A terra pietre roteanti scagliate

famelica furia ventre di terra

ospizio di voci cori inattesi.

 

Passo ingombrante calpesta la scia,

trapassa i contorni l’elmo lucente:

ecco la spira di guerra avvolgente.

 

[Da La visionaria, prefazione di Davide Rondoni, Firenze, Vallecchi, 2026]



ASSUNTA SÀNZARI PANZA

BIONOTA 

 Nota per le sue numerose performance in terra irpina, ha pubblicato testi poetici in riviste cartacee e in diversi siti letterari, poi raccolti nel volume Lux. Nova et vetera (con prefazione di Gualberto Alvino, Torino, Robin Editore, 2022) premiato dalla giuria del concorso internazionale «Città di Montevarchi». È appena uscita la sua ultima raccolta di poesie, La visionaria (con prefazione di Davide Rondoni, Firenze, Vallecchi, 2026).

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