Mostre a Parigi lo scorso inverno (PARIGI O CARA!) ~ di Rosalia Orsini - TeclaXXI

 

Parigi, o cara!

 

Rosalia Orsini

 

                 Mostre a Parigi lo scorso inverno (2025)

 


Petit  Palais -  credit Wikipedia
Grand Palais -  credit Wikipedia

 * Le foto che seguono sono dell'autrice di questo articolo.

 

Un mese di gennaio, questo del 2026, che ha offerto al flâneur parigino, in cammino verso il Petit Palais, un paesaggio urbano imbiancato da una abbondante nevicata. All’interno del Petit Palais lo aspetta altra neve, quella che imbianca il paesaggio del grande Nord del pittore finlandese Pekka Halonen (1865-1933), Un hymne à la Finlande. Per “raccontare” questa mostra bisogna sapere che in finlandese ci sono ottanta parole per descrivere come si presenta la neve; personalmente, non saprei aggiungere molti altri aggettivi a: soffice, gelida, leggera, pesante, compatta, fresca, farinosa e non saprei, o neppure dire se il nostro Nord ne abbia più della Finlandia.  Non facile, neppure, saperne descrivere il colore, che si fa presto a dire “bianco”.  Pekka Halonen ha saputo esplorarne tutte le sfumature, sorprendendo il visitatore per l’inventiva che gli offre la sua tavolozza.  Sembra proprio di camminare in un paesaggio finlandese quando si entra nella grande sala dove sono esposti i quadri dedicati al paesaggio innevato dei luoghi cari al pittore.


 

(foto 1, Jour d’hiver en Carélie, 1896)

 

 Halonen nasce in un ambiente contadino. La sua è un’infanzia vissuta a contatto con la natura che non lo lascerà mai e che diventa il soggetto preferito dei suoi quadri anche durante i suoi soggiorni a Parigi, dove si forma al naturalismo del pittore Jules Bastien- Lepage, molto apprezzato negli anni Novanta dell’Ottocento e poi caduto nell’oblio.  Ma sarà grazie all’incontro con Gauguin che il suo stile combina le influenze del giapponismo, del plein-air e del sintetismo

 


(foto 2, Bouleaux sous le soleil d’hiver, 1912).

 

 Il visitatore circola nella sala centrale della mostra fra boschi, campi, giardini innevati, lungi dal trovare questo paesaggio uniforme e monotono. E sta proprio nel saper cogliere tutte le sfumature del bianco della neve sugli alberi, per terra, nell’aria, prima o dopo una nevicata che sta l’originalità di questo pittore. Molto belli anche i ritratti.

 


(foto 3, Le violiniste, 1900)

 

Halonen predilige i membri della sua numerosa famiglia che abitava in una grande villa di legno che egli stesso aveva progettato.  Sulle rive del lago dove risiedeva, fiorì una comunità di artisti, che contribuirono a sviluppare un senso di identità nazionale nel periodo che vide la Finlandia in lotta per la sua indipendenza dalla Russia. La villa fu progettata pensando agli atelier parigini a due piani, con soffitti alti e finestre alte nello studio e alloggi al secondo piano accessibili tramite una rampa di scale e un balcone che si affacciava sullo studio. L'edificio è ora un museo che comprende arredi originali e opere d'arte di Halonen.

Con questa mostra il Petit Palais completa la trilogia di pittori del grande Nord dell’Europa, iniziata nel 2022 con il russo Ilya Répine (1844-1930), seguita dal finlandese Albert Edelfelt (1854-1905). Il primo è maestro nel ritratto: i giochi dei bambini, i bambini vestiti a festa, i capelli fini e biondi delle ragazze, ma anche la fatica sui volti dei contadini e una immagine della società degli sfruttati e degli oppressi nella Russia ancora zarista. Il secondo, invece, è considerato il maestro della luce che è la caratteristica dei suoi quadri. Questi spaziano dal ritratto al paesaggio, più vario rispetto a quello di Halonen. In particolare, Edelfelt è stato colui che ha fatto da ponte fra l’avanguardia parigina di fine Ottocento e la pittura finlandese.   Lo spirito parigino nutre l’arte di questi pittori e Parigi li omaggia con queste tre mostre, che presentandoli al grande pubblico ne consacra, di fatto, la grandezza.

Si esce dal Petit Palais e basta attraversare la strada per andare a vedere   altre due mostre allestite nei saloni del Grand Palais, oggetto di un restauro intrapreso in occasione delle Olimpiadi dello scorso anno: Eva Jospin con Grottesco et Claire Tabouret con D’un seul souffle. Parlerò solo della prima.

È dall’inizio di questo secolo che Eva Jospin è presente sulla scena artistica francese ed internazionale ed è conosciuta per la sua virtuosità nel lavorare la materia, che lei plasma e trasforma in creazioni artistiche di cartone. Lavorare il cartone comporta che prima di tutto questo venga incollato per strati assai spessi in modo da poterli scolpire come se fossero pietra. E, al primo colpo d’occhio sembra, di stare in mezzo a sculture. Altre volte il cartone sembra come cesellato e allora sembra di stare in un bosco con alberi alti, paesaggi dove il cartone simula cascatelle, o grotte stratificate. Grottesco, è il titolo che Eva Jospin ha dato alla mostra del Grand Palais; una mostra che strizza l’occhio al paesaggio della campagna romana come doveva apparire ai viaggiatori del Grand Tour: le rovine dei templi, gli anfiteatri naturali, le grotte e gli antri che rimandano alla mitologia.

 


(foto 4, Chef-d’oeuvre Ninféo, 2025).

 

Un paesaggio, per altro, ben noto all’artista, ospite residente di Villa Medici a   Roma nel 2016.

Nello spazio espositivo, che occupa una sola grande sala, lo spettatore può facilmente circolare fra le sculture, girargli intorno, entrarci dentro, passeggiare, immaginarsi in paesaggi silenziosi, soffermarsi sui dettagli, si lascia sorprendere dalla creatività dell’artista che invita a riflettere sulla ricerca della bellezza, sul tempo, sulla precarietà della bellezza. Infatti, la bellezza è possibile trovarla anche nel cartone; l’arte può salvare dalla caducità affidandosi ad altri materiali, oltre a quelli nobili come pietra, marmo e oro; Eva Jospin lancia anche un messaggio forte sul principio della sostenibilità, dell’ecologia, della salvaguardia della natura attraverso l’arte.

Ecco alcune immagini delle opere esposte:

 


(foto 5, Duomo, 2025)

 

Ḕ una delle realizzazioni più grandi (730x610x600 cm). Fa riferimento alla Domus Aurea e anche al Pantheon a Roma. Si tratta di un’architettura circolare con una apertura sulla sommità della cupola. Il visitatore è immerso in una natura artificiale, come quella delle grotte del periodo manierista italiano. 

 


(foto 6, Panorama, 2016, 480x900x450).

                                 

Questo termine appare nel XVIII secolo e sta a indicare il fondale curvo di un teatro, una sorta di antenato dello schermo cinematografico. Visto da vicino, il visitatore si sente, invece, in una foresta profonda.

In questa ultima foto

 


(foto 7, Chef-d’œuvre Crayère et Bassin, 2023) 

 

la stratificazione del cartone riproduce la stratificazione di una roccia scavata per scendere verso il fondo di una grotta.

L’arte di Eva Jospin non lascia indifferenti: se non si condividono i suoi canoni di bellezza, dobbiamo però riconoscerne la maestria nel trarre da un materiale brut come il cartone delle creazioni capaci di stupire senza provocare e di trasportare il visitatore in mondi surreali.

Ma a Parigi non ci sono solo le grandi mostre. Mi piace segnalare questa collettiva nei locali della biblioteca Claude Lévy- Strauss nel diciannovesimo arrondissement. Situata in un quartiere multietnico, questa biblioteca è molto attiva e dinamica. Nel mese di gennaio ha offerto la possibilità di esporre le loro opere a un gruppo di pittori amatoriali, allievi di un corso di disegno per le persone della terza età. Gli artisti hanno lavorato sul tema “Variazioni sul paesaggio”, ciascuno dei dieci artisti ha potuto esporre più opere. Pittori tutt’altro che in erba sono questi artisti, i quali dipingono per passione ma con professionalità; perciò, di tali opere voglio segnalarne almeno due che mi sono particolarmente piaciute: un acquarello di Marie M. 

 


(foto 8, Paysage, 2024)

 



e un olio di Françoise N.

 

(foto 9, Paysage, 2025)

 

Della prima ho apprezzato il movimento e i colori del cielo che danno un aspetto misterioso al paesaggio; mentre in Françoise N. ho visto la sua passione per Cézanne, a cui rende omaggio con questa sua tavolozza ricca di sfumature.

Una vita artistica e culturale sono queste iniziative che nascono nei quartieri “sensibili” della città, che è parallela a quella più spettacolare delle grandi mostre. A riprova che Parigi resta ancora una capitale curiosa e aperta, come lo fu per le avanguardie del XX secolo.

 

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ROSALIA ORSINI 

BIONOTA

Rosalia Orsini è una appassionata della lingua e della cultura francese, che ha insegnato per molti anni nelle scuole superiori ad indirizzo linguistico–sperimentale. È stata anche formatrice di insegnanti; convinta sostenitrice di una Federazione Europea, ha lavorato in gruppi internazionali negli anni d’oro del processo di integrazione europea, fine anni ’80 e anni ’90, contribuendo alla elaborazione di progetti di formazione degli insegnanti europei   e alla attuazione dei programmi di scambi fra le classi degli Istituti dove ha lavorato con la Francia e con i Paesi francofoni anche extra-europei. Inoltre, è stata lettrice di italiano con incarichi extra–accademici nelle Università di Cracovia, Dcshang (Camerun), Zagabria. È stata traduttrice ufficiale nella redazione del Maggio musicale Fiorentino dall’inizio degli anni ’90 fino al 2024

 LEGENDA FOTO

Foto 1 , Jour d’hiver en Carélie, 1896

Foto 2, Bouleaux sous le soleil d’hiver, 1912

Foto 3, Le violiniste, 1900

Foto 4, Chef-d’oeuvre Ninféo, 2025

Foto 5, Duomo, 2025

Foto 6, Panorama, 2016

Foto 7, Chef-d’oeuvre Crayère et Bassin, 2023

Foto 8, Paysage 2024

Foto 9, Paysage, 2025


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