Quando Cervantes entra nella danza - Don Chisciotte di Rudolf Nureyev - I parte (DANZA) ~ di Giovanna Romanelli - TeclaXXI
DANZA
Quando Cervantes entra nella danza - Don Chisciotte di Rudolf Nureyev - I parte
Giovanna Romanelli
Il due luglio scorso, nella magica cornice del
Teatro alla Scala di Milano si è svolta la prima rappresentazione del Don Chisciotte (musica di Ludwig Minkus, coreografia di Rudolf
Nureyev), cavallo di battaglia della compagnia scaligera dal 1980, quando il
celebre ballerino russo lo rappresentò per la prima volta, interpretando il
ruolo di Basilio accanto a Carla Fracci. Era dal 2018 che il Don Chisciotte non veniva più rappresentato; dunque, grande era
l’attesa per questo evento artistico, impegnativo per molti aspetti,
soprattutto per i protagonisti Kitri e Basilio, i due innamorati che dovranno
superare molti ostacoli prima di poter convolare a nozze.
Questa
serata ha assunto un significato importante anche perché organizzata in memoria
di Davis Aloschi, giovane e promettente allievo della Scuola di Ballo
dell’Accademia Teatro alla Scala, scomparso prematuramente in un incidente
stradale nel giugno del 2026, mentre era in vacanza nella sua terra d’origine,
la Sicilia. Evocare con una dedica questo luttuoso evento non è un dettaglio
marginale, ma una scelta consapevole: un balletto pensato per esplodere di
vitalità quasi a voler contrastare la tragica realtà e, proprio in questa
tensione fra gioia coreografica e memoria si può leggere una prima chiave d’introduzione
allo spettacolo.
Interpreti
principali della serata, nel ruolo di Kitri e Basilio, sono stati Nicoletta
Manni e Timofei Adrijashenko, gli stessi artisti della ripresa scaligera del
2018, oggi molto più maturi e consapevoli, perfetti sulla scena e al tempo
stesso disinvolti e complici.
La
ripresa del Don
Chisciotte con la coreografia di
Rudolf Nureyev consente di interrogare uno dei problemi più fertili della
storia del balletto narrativo: cosa sopravvive di un’opera letteraria quando la
parola viene tradotta in movimento? Il balletto non conserva la complessità
narrativa, linguistica e metatestuale del romanzo di Cervantes: ne seleziona un
episodio, quello di Gamache,[1]
e lo trasforma in una commedia coreografica incentrata sugli amori di Kitri e
Basilio. In tal modo Rudolf Nureyev del romanzo di Cervantes mantiene la
struttura dello sguardo ovvero mantiene il focus visivo: la coreografia guida il pubblico a
guardare la scena nello stesso modo in cui il lettore la immagina, leggendo la
pagina dell’opera di Cervantes.
Nureyev
non è stato soltanto un grandissimo danzatore, ma anche un uomo di teatro, che
sembra voglia dirci che la danza non deve essere soltanto bella, ma deve essere
viva. Cosa possiede, dunque, il Don
Chisciotte di Nureyev che le altre versioni non possiedono? Innanzitutto ha una straordinaria
energia, una continua accelerazione, la capacità di passare dal virtuosismo
alla comicità. Nureyev non cancella il tema di Cervantes dell’illusione, lo
trasforma in energia.
Va inoltre ricordato che Rudy, per sua stessa
ammissione, legge con cura il romanzo di Cervantes per comprenderne lo spessore
e la tecnica narrativa; successivamente, consapevole delle carenze e
dell’anacronismo delle diverse versioni del balletto allora poco apprezzato e
della musica di Minkus “sciatta e piena di muffa”, ne affida la revisione al musicista
e direttore d’orchestra inglese John Lanchbery, vero prodigio nell’arte dell’arrangiamento.
Il
balletto così rinnovato fu allestito per la prima volta alla Staatsoper di
Vienna, il primo dicembre 1966 e fu un grandissimo successo al quale il
ballerino russo resterà per sempre legato. Così egli riprodurrà questo successo
più volte e in diverse città e Paesi, ma qui vogliamo ricordare, in particolare,
la versione cinematografica che, nella Stagione 1972-1973, verrà girata a
Melbourne con l’Australian Ballet. A tale proposito, desidero segnalare che di
questo film esiste un DVD, ancora in commercio, ove è possibile ammirare non
solo Rudolf nei panni di Basilio, nel pieno fulgore della sua bravura e
bellezza, ma anche una magnifica Kitri interpretata dalla splendida Lucette
Aldous, mentre Don Chisciotte è interpretato da Robert Helpmann, ballerino,
attore, coreografo e direttore di teatro australiano.
La
forza della versione coreografica di Nureyev consiste nella rapidità di
realizzazione: tutto fluisce a ritmo serrato, mentre le evoluzioni del corpo di
ballo e i virtuosismi donano a tutto il balletto quel dinamismo che ne è la
cifra distintiva. Tuttavia la rapidità non è la sola peculiarità di questo Don Chisciotte: esso è attraversato da intense tensioni comiche
grazie a personaggi come Sancho, Gamache e lo stesso Don Chisciotte,
personaggio senza età e senza tempo.
Cosa
resta allora in questo balletto del romanzo di Cervantes? Potremmo dire poco,
perché il romanzo è un edificio letterario costruito sulla dialettica fra
illusione e realtà, fra la nobiltà anacronistica dell’Hidalgo e la concretezza
del mondo che lo circonda.
Il
balletto, pur mantenendo un prologo onirico-analitico (l’hidalgo vaneggia in
una stanza dove immagini e immaginazioni sono appesantite dalla polvere dei
secoli), opera una drastica riduzione e dell’enciclopedico romanzo picaresco
sopravvive solo l’episodio dell’amore fra Kitri e Basilio, mentre Don
Chisciotte funge da deus
ex machina, che favorisce l’unione
dei due innamorati e il lieto fine.
Il
contributo di Nureyev va cercato non tanto nel contenuto psicologico che
caratterizza altre sue coreografie quanto piuttosto nella qualità della
scrittura coreografica, nell’infittimento tecnico delle variazioni, negli
“abbellimenti preziosi” che rendono il ruolo di Basilio e Kitri fra i più
complessi del repertorio classico, nell’uso della bravura che non è fine a sé
stessa, ma sempre subordinata al disegno teatrale. Poco spazio resta per la rêverie romantica, eccezion fatta per il quadro delle
Driadi, le ninfe dei boschi della mitologia classica. È questo il momento in
cui il balletto rallenta e si apre ad una dimensione più sospesa e illusoria,
quasi un’isola di grazia dentro la festa continua dei colori spagnoli.
A ben guardare questo spettacolo, nel suo insieme, lo spettatore assiste a un equilibrio ben riuscito tra teatro, danza, vitalità, immaginazione. Infatti il Don Chisciotte di Nureyev non è un balletto-dramma come gli altri spettacoli del repertorio ottocentesco, è invece una macchina teatrale pensata per l’esibizione gioiosa del Corpo di Ballo, popolata di episodi di genere, come la scena della taverna, i gitani, i toreri, il gioco degli intrighi fra Kitri, Basilio e il pretendente Gamache, che si succedono con un ritmo che potremmo definire cinematografico. Tutto ciò richiede alla compagnia che lo interpreta una pluralità di registri: la comicità dei personaggi caratteristici, il fuoco spagnoleggiante delle danze di carattere, l’algida perfezione accademica del quadro bianco delle Driadi, la fusione fra bravura tecnica e temperamento nel grand pas de deux finale.
>> continua
[1] È un giovane ricco e facoltoso, il cui matrimonio con la bella Quiteria
è ostacolato dall’amore della fanciulla per il povero Basilio. Questo nei
capitoli XIX, XX, XXI della seconda parte del romanzo.
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GIOVANNA ROMANELLI
BIONOTA
Giovanna Romanelli laureata in Lettere classiche presso l’Università Cattolica di Milano, ha conseguito la specializzazione in critica letteraria e artistica e ha collaborato col progetto IRIDE presso la medesima università. Ha insegnato presso la Sorbonne (Paris III), è stata membro del comitato scientifico della Fondazione Cesare Pavese e presidente della giuria del Premio Letterario che dello scrittore porta il nome.




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