17 marzo 180 d.C.: muore l'imperatore Marco Aurelio (STORIA ANTICA) ~ di Romain Iovinelli - TeclaXXI

 STORIA ANTICA


17 marzo 180 d.C. : muore l'imperatore Marco Aurelio

di Romain Iovinelli


Eugène Delacroix, Dernières paroles de Marc Aurèle (ou La mort de Marc Aurèle), 1844, olio su tela, Musée des Beaux-Arts, Lyon.


In quel preciso giorno, 1846 anni fa, all’età di quasi 59 anni, venne a mancare l’imperatore Marco Aurelio. Il luogo della sua morte è tuttora oggetto di dibattito: secondo alcune fonti, egli morì sul fronte danubiano, più precisamente a Vindobona (odierna Vienna), secondo altre, Marco Aurelio perse la vita sul fronte sarmatico, nei pressi di Sirmio (attuale Serbia). Entrambi furono due fronti dove l’Impero Romano fu seriamente impegnato per più di un decennio a causa degli incessanti attacchi delle popolazioni germaniche e sarmatiche. Non era un mistero: l’imperatore versava da qualche anno in pessime condizioni fisiche. Molti attribuiscono le cause del suo decesso alla peste che in quegli anni pervase l’impero. Ma come insegna lo stoicismo, l’essere umano non deve cadere vittima della paura della morte o del dolore, tant'è che - da vero stoico - Marco Aurelio non cadde in preda al panico o alla disperazione, accogliendo la morte a braccia aperte. Per non essere un peso, decise di aggravare le sue condizioni imponendosi di non mangiare né bere più.

Inoltre, scongiurò soldati e sudditi di non compiangerlo, visto che la morte fa parte della vita. Sul letto di morte decise di nominare il figlio Commodo come suo successore. Così di fatto pose fine all’età degli imperatori adottivi intrapresa da Nerva nel 98 d.C.

  

                         L'impero alla fine del principato di Marco Aurelio


Marco Aurelio aveva ereditato un impero prospero e stabile, ma allo stesso tempo, attraverso il suo pensiero filosofico, riuscì a farlo prosperare e a mantenerlo sano malgrado le avversità (peste, rivolte interne, guerre con i Parti e Marcomanni). 

I suoi innumerevoli sforzi e i risultati ottenuti verranno guastati dall’avvento del proprio figlio, il quale non fu nemmeno l’ombra del padre. Come uomo e come imperatore. In onore di Marco Aurelio, fu eretta la colonna Aureliana (di fronte Palazzo Chigi) e a lui venne dedicata la celeberrima statua equestre (Musei Capitolini).

Colui che da più parti sarà rimpianto e lodato nei secoli successivi, verrà ricordato non solo come un grande statista, non solo come un grande imperatore, filosofo, grande uomo, ma anche come la dimostrazione personificata che si possono affrontare situazioni avverse rimanendo integri.

D’altronde, come ebbe lui stesso a dire: «A nessuno accade nulla che egli non possa per natura sopportare»[1].

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[1] A sé stesso. Pensieri, libro V, 18. Milano, Garzanti (traduzione di Enrico V. Maltese), 1983.

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ROMAIN IOVINELLI


BIONOTA 

Nato a Roma, ha vissuto in Croazia, Francia,  Inghilterra e Marocco. Si è diplomato al liceo americano di St.-Cloud e si è laureato come assistente alla regia presso il CLCF a Parigi. 

È laureato altresì  in lingue e letterature moderne in Italia, con una tesi in angloamericana su Ulysses S. Grant presso l'Università di Roma 2, Tor Vergata.  

A parte i suoi interessi storici, è trilingue e maratoneta. Ha creato il Marco Aurelio Project

Traduce prosa dal e verso l'inglese.

È in uscita il suo libro Ulysses S. Grant, soldato e presidente per i tipi Aracne/Adiuvare.

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