Il pastiche & Pascal Fioretto (CRITICA LETTERARIA) ~ di Jacqueline Spaccini - TeclaXXI

 CRITICA LETTERARIA 


Il pastiche & Pascal Fioretto

di Jacqueline Spaccini





Il pastiche (dall'it. «pasticcio») è un genere antico, a parte, che tratta tutti i sottogeneri della narrativa e che si fonda sull'imitazione dello stile, la sintassi e il lessico dell’autore pastiché, caricaturandone i contenuti. Può essere condotto su un singolo libro particolarmente famoso di un determinato autore oppure su più scrittori in un unico testo.

Il pastiche sconfina spesso nella parodia, burlesca, sempre ironica e a tratti crudele. Prende di mira i best-sellers più o meno sofisticati che esibiscono una scrittura alla moda, dans l'air du temps, o che rappresentano una sottocultura popolare che vende parecchio a detrimento della qualità.

Pasticheurs (cioè autori di pastiches) famosi ve ne sono a iosa (1), e non ci soffermeremo su di loro, se non citando l'immancabile Proust (2) e un meno noto (in tale attività) Rimbaud che nel periodo dello Zutisme (3) scimmiottava la poesia di François Coppée e non solo. 
Non sarà dunque un caso se non si è mai tradotto il termine francese...

Ma perché in Italia non funziona? Eppure persino Giacomo Leopardi si provò nel genere (4), ma lo si ricorda forse per questo? No di certo. 
Eppure da  noi c'è una ricca fauna di imitatori. Ma di cantanti, di politici (5). Non di narratori. È un talento orale, non scritto, quello italiano. 

Si pensi alle schiere di nomi che affollano la mente, con un discrime: ci sono quelli che fanno gli imitatori tutta la vita (Alighiero Noschese, Gigi Sabani, Franco Rosi), quelli che si evolvono (Fiorello, Francesca Reggiani, Emanuela Aureli, Maurizio Crozza) e quelli che si affrancano dai loro personaggi per diventare unici (Corrado Guzzanti, Fabio Fazio, Paola Cortellesi).
 

 Corrado Guzzanti che imita Gianfranco Funari (e Gabriele La Porta) 


        Franco Rosi che imita  Enzo Tortora, Mike Buongiorno, Fred Bongusto e Gianni Morandi

Da questo punto di vista, e per un certo periodo (1998-2018), in Francia l'imitazione dei politici o dei cantanti è passata attraverso una trasmissione di Canal+ dal titolo Les Guignols [de l'info], la versione francese dei Puppets britannici di «Spitting image».

Le due «marionnettes» durante la cohabitation: Lionel Jospin e Jacques Chirac (voce: Yves Lecoq)
            

Tornando al pastiche letterario, viene da chiedersi se non sia qualcosa di connaturato al sentimento del popolo francese: rivoluzionario, irriverente, persifleur
Stereotipo a parte, è però proprio la Francia del XVIII secolo che inventa il persiflage (6)  alla corte di Luigi XVI, e che in misura moderna e ben più ridotta, ritroviamo ancora nel celeberrimo film del 1998, Le Dîner des Cons (La cena dei cretini) di Francis Veber, copiato da più parti, ma mai all'altezza dell'originale francese.


   Per capire bene la nozione di persiflage, v. Ridicule (1996) di Patrice Leconte


      La cena dei cretini video in lingua italiana

Pascal Fioretto, nativo di Saint-Étienne, trapiantato da decenni a Parigi (oggi vive a La Rochelle), ingegnere chimico, funzionario di una famosa società di assicurazioni, si avvicina fin da giovanissimo al mondo della satira sociale: Jalons, Fluide Glacial, sceneggiatore di fumetti sotto pseudonimo, giornalista free lance, autore di sketch radiofonici per Laurent Gerra (RTL). Inizia col voler pubblicare un romanzo autobiografico (com'è un po' per tutta la narrativa di esordio), che però non funziona. 


Dal 2006, tutto cambia: riscrivendo il best-seller di Dan Brown, con   una parodia dal titolo Gay  Vinci Code (Chiflet & C.ie), entra «a martello» sulla narrativa internazionale. Dopo un testo scritto con Albert AlgoudLe Pacte secret (2007, Chiflet & C.ie), passa definitivamente al pastiche, riscrivendo una serie di best-sellers francesi: Et si c'était niais? (2007, Chiflet & C.ie) che è un pastiche nel pastiche. Il titolo rinvia a Et si c'était vrai? dello scrittore Marc Levy (avrete di certo visto il film Se solo fosse vero, 2005, commedia americana con Mark Ruffalo e Reese Whiterspoon), tradotto in 41 lingue, italiano compreso. Il protagonista del libro fiorettiano è l'ispettore Adam Seberg chiamato a indagare i plurimi omicidi che avvengono ai danni dei romanzieri francesi più accreditati nelle vetrine delle librerie. Seberg è un chiaro rimando all'ispettore dei gialli di Fred Vargas (Jean-Baptiste Adamsberg). Nel romanzo sono parodiati i testi di Anna Gavalda, Frédéric Beigbeder, Christine Angot, Amélie Nothomb e così via.




Capite bene che solo se siete dentro la letteratura contemporanea francese sarete in grado di cogliere tutte o quasi tutte le sfumature, i rimandi e gli impliciti cui Fioretto attinge a piene mani. Hanno fatto seguito altri pastichesL'élégance du magrichon (2009, Chiflet & C.ie, parodia de L'élegance du hérisson di Muriel Barbery), Mélatonine (2019, Robert Laffont, parodia di Sératonine di Michel Houellebecq) e ancora ce ne sarebbero da menzionare.

Sono passati vent'anni dal suo ingresso in punta di piedi nel mondo del jet-set letterario. Sono vent'anni che questo scrittore si divide in vari campi e si prodiga a fare il verso al mondo della narrativa.

Nel 2025, però, fa un passo in più: non si rivolge più al singolo autore e/o  romanzo di successo: attacca tutto un settore, quello dei romances  all'«acqua di rose», in Italia vengono chiamati «rosa» (da una serie di Salani editore) o più spesso «Harmony», dal nome della collana creata da Mondadori all'inizio degli anni '80 del secolo scorso. La maggior parte degli autori di queste opere ha uno pseudonimo femminile e americano, ma sono perlopiù scrittori nostrani e maschili. Non dimentichiamo che Volodymyr Valerianović Šcerbanenko, meglio noto come Giorgio Scerbanenco re del Noir,  iniziò così a sedici anni per sbarcare il lunario per sé e per la mamma. 

In Francia, il genere in questione è come in Italia visto con susseguioso disprezzo, testi di serie Z, stucchevolmente sentimentali come certi filmetti rassicuranti propinati alla sera da La5. 
Il termine usato da Joséphine dos Santos, alter ego di Pascal Fioretto, è feel good (7), i romanzi qui font du bien, che danno - a chi legge - un senso di benessere.

Pascal Fioretto affonda i denti su questa mela succulenta, la melassa abbonda, lo stile frustro è esibito, i cliché sono tutti rispettati.
Tuttavia, «l'autore Fioretto» non abbandona le redini nelle mani di Joséphine: lui è là e ogni tanto si fa sentire lessicalmente (quando mai una commessa userebbe la parola endometrio? Nemmeno un intellettuale, se è per questo; giusto un ginecologo, uomo o donna che sia).
Ed è sempre lì quando fa il suo marameo alla cosiddetta littérature vraie, la vera letteratura, convocando scrittrici quali Christine Angot, Camille Laurens, Marie Darrieussecq, citando l'apogeo in cui fluttuano creature mitiche come Le Clézio, Carrère e Modiano.
L'autore fa dire cose incredibilmente romantiche a Joséphine (non dimentichiamo che il suo romanzo «serio» e autobiografico, Oser Joséphine rima con l'omofono Osez Joséphine, arcinota canzone di Alain Bashung).  E ancora quando la protagonista scrive de battre mon coeur s'est arrêté, Fioretto rimanda chiaramente al film omonimo (2005, di Jacques Audiard; in italiano Tutti i battiti del mio cuore con Romain Duris) o ancora con: parce que c'était toi, parce que c'était moi che  Joséphine attribuisce al popolare cantante Michel Sardou - ma che all'origine è una frase (del 1595, appena parafrasata) di Montaigne rivolta all'amico scomparso La Boétie. Il romanzo è dunque un  ipertesto, un gioco di indizi e di rimandi cui è continuamente invitato il lettore. 

Tutto perfetto? Nessuna critica? Due. Laisse couler l'amour... et ton coeur débordera (8) è talmente performante da sembrare per davvero un romanzo rosa, e questo in ragione dello sguardo alla fin fine tenero che Pascal Fioretto posa sulla sua creatura. La seconda critica (personalissima) riguarda il personaggio di Moumouche (che vagamente mi ricorda Madame Rosa di Romain Gary) a mio avviso nemmeno per un attimo autenticamente romanzesco.

                                           locandina del film La vie devant soi con Simone Signoret

Ora viene da chiedersi: quali qualità sono occorse al brillante Pascal Fioretto per riuscire in questo esercizio? 
Colui che scrive pastiches letterari deve avere un occhio investigativo per carpire dell'opera originale i meccanismi, il tono, il lessico, le strutture narrative che rendono il touch di un autore immediatamente riconoscibile agli occhi del lettore. E Fioretto da buon camaleonte si adatta, ricrea con rigore le convenzioni del genere e inserisce riferimenti intertestuali facilmente percepibili durante la lettura. 

Ma un pasticheur non è soltanto un imitatore, non si limita a copiare: il suo sguardo è immanente, dentro quell'universo diegetico più posticcio del solito, sta lì  e - a ben scrutare - è davvero ben evidente.
A esempio, l'ironia nei confronti della «spocchia» di una certa editoria è onnipresente: Pascal Fioretto se la prende più con i rarefatti romanzi dell'intelligecija parigina che con i romanzetti rosa. Il ragazzo di provincia non sarà mai Lucien de Rubempré.

E anche per questo lo plaudiamo, augurandogli un buon book tour intorno al mondo insieme con la sua Joséphine dos Santos.

                           Entrée libre - intervista a Pascal Fioretto del 27 ott 2015


JACQUELINE SPACCINI

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(1) Cfr. Paul Aron - Jacques Espagnon, Répertoire des pastiches et parodies littéraires des XIXe et XXe siècles, Paris, SUP, 2009. Gérard Genette, Palimpsestes. La littérature au second degré, Paris, Éditions du Seuil, 1982. Ornella Tajani, Tradurre il pastiche, Modena, Mucchi editore, 2018.

(2) Pastiches et mélanges, Paris, Nouvelle Revue Française/Gallimard, 1919.

(3) Movimento più o meno ludico che ebbe breve vita, sorto nel 1871. Il nome nasce a partire dall'interiezione familiare zut! che significa: *capperi!, *mannaggia, *cacchio, *diamine, e così via. Era contro la «seriosità» dei Parnassiani. 

(4) I Paralipomeni della Batracomiomachia (1831), scritti dopo la sua traduzione della Batracomiomachia attribuita a Omero. Più un poema satirico che un vero e proprio pastiche alla francese.

(5) Per gli imitatori di artisti e politici francesi, clicca qui

(6) Sorta di ridicolizzazione collettiva nei confronti di un'unica persona che non se ne accorge neppure, se non alla fine.

(7) Dall'omonima serie tv britannica andata in onda per due stagioni, dal 2020 al 2021 su Channel 4 e Netflix: https://www.channel4.com/programmes/feel-good 

(8) Lascia scorrere l'amore... e il tuo cuore traboccherà (trad.).
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BIONOTA

Pascal Fioretto est l’auteur de recueils de pastiches littéraires à succès (Gay Vinci Code, Et si c’était niais, L’élégance du maigrichon, La joie du bonheur d’être heureux, Mélatonine, L’anomalie du train 006) dans lesquels il dresse, en virtuose, le portrait - parfois cruel, toujours hilarant - de la scène littéraire contemporaine. Celui que l’on a qualifié de « génie du pastiche » (L’Obs) et de « trublion des lettres » (Le Figaro Magazine) vit et travaille à La Rochelle. Il vient de publier Laisse couler l'amour... et ton cœur débordera**** (Le Cherche Midi, 2025).

**** Lascia scorrere l'amore e il tuo cuore traboccherà.

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JACQUELINE SPACCINI


 BIONOTA

Di natura poliedrica, Jacqueline Spaccini è nata in Francia, ma da alcuni anni è tornata a vivere in Italia. Si occupa di contaminazione tra il linguaggio letterario e artistico; scrive poesia multilingue. È traduttrice e autrice di saggi e novelle. Scrive pièces, ha diretto atelier di recitazione; è stata regista e attrice teatrale. Dal 2009 fa parte della Compagnia delle Poete, fondata da Mia Lecomte.










Commenti

  1. Ottimo articolo. I libri di Pascal Fioretto, libri-culto in Francia, meritano di essere tradotti in italiano...

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  2. Giustissimo. L'unico «hic» nella traduzione consisterebbe nella condivisione degli implici culturali e sociali più banali, come il titolo di una trasmissione o il soprannome di un prodotto alimentare in voga in Francia e sconosciuto in Italia, per dire. Occorrerebbe partire alla ricerca di un corrispettivo nella lingua di arrivo, il che snaturerebbe il gioco del pastiche. Oppure infarcire il testo di note a piè pagina, facendo perdere al testo il ritmo e la condivisione di un vissuto. Idem risultato.

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