Bilancio provvisorio in guisa di saluto estivo - 2026 (LO STATO DELLE COSE) ~ di Alessandro Iovinelli - TeclaXXI
LO STATO DELLE COSE
Bilancio provvisorio
in guisa di saluto estivo – 2026
di
Alessandro Iovinelli
Musei Vaticani (part.) JS©2026
Ci siamo. Come i nostri lettori sanno, ad
agosto TeclaXXI si ferma per un mese di pausa e, alla vigilia della sospensione
delle pubblicazioni, come suo direttore io faccio un bilancio provvisorio.
Allo
stesso modo del capitano di una nave, che all’alba leva il punto per sapere
esattamente dove si trova in mezzo al mare, questo pezzo serve a fare il
consuntivo dell’annata e capire a che miglio della navigazione siamo arrivati.
Dunque, è la terza volta che mi accingo
a fare una tale operazione, perché TeclaXXI sta proseguendo nel suo terzo anno
di vita.
Probabilmente io sarò apparso a molti
come un illuso, un velleitario, o – se posso riprendere da Caro diario la
celebre battuta di Jennifer Beals rivolta a Nanni Moretti, che l'aveva fermata in
strada per chiedere se fosse veramente lei – anch’io ero uno scemo, anzi un «quasi
scemo».
Perciò per onestà intellettuale non mi
sono mai offeso a causa di un rifiuto ricevuto alla proposta di collaborare a
questo progetto. Se aveva ragione don Abbondio, rispondendo ai rimbrotti finali
del cardinale Borromeo con la celebre battuta «il coraggio chi non ce l'ha, non
se lo può dare», ciò vale tanto più per chi non ha l'audacia, né tanto meno la sfrontata
temerarietà di lanciarsi in un'impresa un po' folle che non si giustifica
nemmeno in termini di guadagno economico. E, poiché il nostro tempo è dominato dalla
logica di mercato, il proposito di creare un'impresa no profit, cioè
senza fini di lucro, ci ha squalificato in partenza agli occhi, se non di
tutti, certamente della maggioranza dei nostri interlocutori mancati.
Ma, a dispetto di tutte queste
considerazioni pessimistiche, il nostro magazine è nato nel gennaio 2024 ed è poi
uscito regolarmente con almeno quattro contributi a cadenza settimanale e oggi
può vantare un corpus editorialis di 500 uscite, peraltro sempre reperibili
e consultabili al nostro interno. Di modo che l'elenco delle persone che hanno
collaborato con TeclaXXI si è accresciuto, arrivando a toccare il numero di 90.
Ciascuno di loro ha liberamente scelto il tema di cui occuparsi e anche la
modalità in cui farlo. Infatti, abbiamo ricevuto contributi in forma scritta,
video, audio, fotografica e musicale. Consapevoli del fatto di esistere sul web
e quindi di poter arrivare anche molto lontano e in altri contesti geolinguistici,
abbiamo ospitato interventi non soltanto in italiano, ma pure in inglese,
francese, spagnolo, portoghese e così via.
Al giorno d'oggi il numero di lettori
fissi ha superato i 250, mentre quelli che ci seguono su Facebook sono intorno
ai 600 e su Instagram un centinaio circa. Dai riscontri statistici che ci
arrivano puntualmente scopriamo di avere lettori e contatti sparpagliati sul
pianeta Terra anche al di là dell'oceano Atlantico e perfino nel Pacifico e
nell’Indiano. È un motivo di vanto non trascurabile che ci conforta e del quale
siamo grati al nostro pubblico.
Ma sul quale riteniamo che sarebbe
errato adagiarsi alla stregua di un traguardo raggiunto. Anche perché dobbiamo
riconoscere che l'esito incoraggiante della nostra azione culturale rispetto all’uditorio
che ci segue non è dovuto soltanto alla qualità della nostra offerta e alla veste
grafica che la connota e che è da tutti apprezzata. Sappiamo che lo dobbiamo soprattutto
alla tecnologia di cui ci serviamo, la quale non solo ci permette di diffondere
il nostro messaggio raggiungendo un’audience inimmaginabile per una rivista in
formato cartaceo, ma anche perché ci consente di offrire al pubblico un magazine
dalla natura ancipite, ovvero al tempo stesso multimediale e multilinguistica.
Vorrei sottolineare questo secondo
aspetto. Noi abbiamo fin dall'inizio cercato di esprimerci non soltanto in
italiano, ma anche di ospitare contributi in altre lingue. Naturalmente non
potevamo immaginare che tutti i nostri lettori fossero poliglotti e
cosmopoliti, ma grazie all'opzione della quale ci serviamo e che appare con la
scritta TRANSLATE che appare alla sinistra della pagina iniziale,
consentiamo a tutti di selezionare una sequenza (o tutto il magazine) e scegliere
in quale lingua tradurla.
Questo
è il migliore esempio per chiarire il nostro rapporto con il tempo e il mondo
in cui viviamo e che dobbiamo affrontare. Infatti, pur essendo aperti a tutte
le generazioni di umani che si riconoscono nel programma di vita con cui l’Ulisse
di Dante convince i suoi compagni a seguirlo nell’impresa di oltrepassare le
Colonne d’Ercole («Fatti non foste a viver come bruti/ma per seguir virtute e
canoscenza», Inferno, canto XXVI, vv. 119-120), è noto che il nucleo costitutivo
di TeclaXXI è composto da uomini e donne che appartengono al Novecento, cioè
che si sono formati prima dell’Apocalisse dei nostri tempi, ovvero la
rivoluzione digitale seguita dall’ancor più sconvolgente avvento dell’Intelligenza
Artificiale.
Il XXI non è solo un nuovo secolo, ma
l’inizio di una nuova civiltà. Altro che
superamento della galassia Gutenberg! Qui la scommessa è diventata un’altra. A
parte i rischi incombenti del cambiamento climatico e delle guerre nucleari, ci
dovremo porre anche la questione della sopravvivenza del genere umano come specie
dominante sul nostro pianeta? Insomma, siamo arrivati alla fine
dell’Antropocene? E quanto a noi, figli del Novecento, anzi della sua Golden
Age (il periodo 1946-1964), non ci resta che uscire di scena? Se davvero fossimo
veramente quelli che credevamo di essere, la meglio gioventù del secolo
scorso, dovremmo organizzare un bel seppuku di massa alla Yukio Mishima?
Ma, poiché a noi italiani le scelte epiche non appartengono, essendo il nostro
motto nazionale “tengo famiglia” (Flaiano docet), il nostro destino è
segnato in termini più modesti e decisamente patetici. Noi boomer,
incoerenti e senza fegato per un harakiri collettivo, finiremo
inevitabilmente per fare gli umarell del dibattito culturale: col casco
della nostalgia in testa, saremo condannati a interpretare il ruolo dei laudatores
temporis acti davanti ai cantieri della Storia.
Fin dal suo programma costitutivo, TeclaXXI
ha indicato una strada diversa (una volta l’avremmo chiamata la terza
via, ma meglio lasciar perdere). Si può mantenere insieme il desiderio
di conoscenza e il pensiero critico ereditato dal Novecento coniugandoli con le
straordinarie opportunità messe a disposizione dalla tecnologia dei tempi
attuali.
È dunque del tutto inutile
criminalizzare o addirittura demonizzare il passaggio epocale che attraversiamo
in questo frangente; avete ragione. Personalmente, non saprei aggiungere altre parole
a quelle usate da Leone XIV nella sua enciclica Magnifica humanitas. Il
pontefice afferma che l’IA va disarmata, cioè va tolta dalla logica di potere (guerra
e dominio) e messa al servizio di giustizia, lavoro e verità.
In
altri termini, l’IA (come ogni invenzione tecnologica dai tempi della scoperta
del fuoco, per non menzionare anche la ruota, la scrittura e l’elettricità) non
è neutra, anzi è uno strumento potentissimo, quindi virtualmente capace di
effetti letali per l’intero genere umano. Se la lasciamo a pochi, ci perderà
tutti. Se invece la usiamo per amare e non per dominare, resterà umana e ci
darà un grande aiuto.
Essendo un uomo di fede, Leone XIV ci pone
un’alternativa ricorrendo a immagini bibliche: o costruiamo Babele, o
ricostruiamo Gerusalemme. Naturalmente l’orizzonte culturale, in cui ci
muoviamo noi di TeclaXXI, non ha la stessa prospettiva millenaristica. Il
nostro campo d’azione è molto più terreno e limitato. Come, del resto, è anche
il nostro obiettivo: creare una comunità di umani unita dalla stessa curiosità
intellettuale per tutto ciò che ci circonda, poiché – per riprendere T.E.C.L.A.,
il nostro acronimo – tutto esprime cultura, letteratura,
arte. Il mondo lo fa sempre nella sua interezza. Ma che cos’è il
mondo? Per noi vale tuttora la prima
delle sette proposizioni del Tractatus logico-philosophicus (1921): Die
Welt ist alles,
was der Fall ist (Il mondo è tutto ciò che
accade). Il punto di partenza di Wittgenstein introduce la dimensione della
temporalità di tutto quanto troviamo nel mondo. Il reale è fatto di fenomeni
che nascono e muoiono in un ciclo continuo.
In passato l'avremmo definita la
storicità di tutti i fenomeni, noi compresi, alludendo al fatto che tutto ha un
inizio e una fine. Ma poi altre Weltanschauung ci hanno attratto
complicando la nostra posizione ontologica. Per quanto mi riguarda, penso ai
grandi poeti moderni – dal Leopardi della Ginestra al Rilke delle Elegie
duinesi con la sua Vergänglichkeit, ovvero la caducità di tutto.
E anche la scienza del Novecento ha
finito per terremotare il paradigma dell’uomo moderno: non bastasse la teoria
dei campi ci si è messa pure l’entropia come essenza della seconda legge
della termodinamica. Se sperassimo che l'età del caos in cui è finita la parte del
pianeta da noi abitata potesse inevitabilmente passare, peccheremmo di
ingenuità, dal momento che il disordine è lo stato abituale del mondo e quindi
è destinato ad aumentare in futuro.
Infine, il colpo di grazia verso ogni
residua fiducia di operare se non für ewig, almeno sul medio e lungo
periodo, lo ha dato la teoria dell'impermanenza, secondo la quale tutto
accade e poi passa. In fondo, è la tesi di una delle poesie più celebri di Borges,
El recuerdo (1964): Nada se edifica sobre la piedra/Todo sobre la arena.
Per quanto la formulazione di Borges si presenti con l'originalità della grande
poesia, il suo pensiero riecheggia una vasta rete intertestuale, che risale
fino a Eraclito e anche oltre, nel tempo e nello spazio (evidente è l’impronta
di tradizioni orientali più antiche, quali il buddismo e il taoismo). Osservo
che la mia citazione di Borges non era completa, poiché il testo continua e si conclude
poi con questi versi: nuestro deber es edificar sobre/la arena y sin embargo
edificar. Ecco il significato di TeclaXXI.
Sappiamo fin dall'inizio che il nostro magazine avrà una durata che prima o poi finirà, ma il nostro dovere ci ha chiamato a costruire sulla sabbia, come se fosse roccia. La fine non è nei nostri piani, come del resto non lo è per nessuno, ma quando arriverà la accetteremo serenamente, trovando ispirazione nella ginestra leopardiana e chinando il capo sotto il fascio mortal. E poi però ci concederemo un’ultima battuta: «Accidenti! Ne è valsa proprio la pena».
Roma,
31 luglio 2026
english version below
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ALESSANDRO IOVINELLI
Alessandro
Iovinelli
Here
we are. As our readers know, in August _TeclaXXI_ takes a one-month break, and
on the eve of suspending publication, I, as its editor, am conducting a
provisional review.
Just
as a ship’s captain takes a bearing at dawn to know exactly where he is in the
middle of the sea, this piece is meant to take stock of the year and understand
how far we have come on the journey. This is the third time we have undertaken
such an exercise, because _TeclaXXI_ is now in its third year. Many probably
saw me as a dreamer, a fantasist, or – to borrow from _Caro Diario_ that famous
line by Jennifer Beals to Nanni Moretti, who had stopped her on the street to
ask if it was really her – I too was a fool, indeed "almost a fool".
From its founding manifesto, _TeclaXXI_ has pointed to a different path – what we once would have called a third way. It is possible to keep together the desire for knowledge and critical thinking inherited from the 20th century, while combining them with the extraordinary opportunities offered by today’s technology. It is therefore completely useless to criminalize or even demonize the epochal transition we are going through at this juncture. Personally, I could not add anything to the words used by Leo XIV in his encyclical _Magnifica humanitas_. The Pope states that AI must be disarmed – that is, removed from the logic of power (war and domination) – and put at the service of justice, work, and truth.
ANNIE DAHL
BIONOTA
Annie
Dahl
28.
Born in New York.
Translator.
Freelance.
Italian,
Latin, French. Nights only. She lives in New York, on the edge of what Europe
still calls the avant-garde. She reads what isn’t published, translates what
isn’t fashionable, and writes things she won’t show. At home: herself and Moby,
the cat. Black coffee. No expectations.
She
has translated Campana, Montale, and Caproni among the Italians; Catullus,
Ovid, and Lucretius among the Latins; Prévert, Éluard, and Queneau among the French.
When asked, her only line is: "In New York you can be alone even as a
couple."



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