Se un fiore è il motore d'avvio del romanzo: «Il tempo del girasole» di Claudio Aorta (ANALISI LETTERARIA) ~ di Jacqueline Spaccini - TeclaXXI
ANALISI
LETTERARIA
Se un
girasole è l’embrayeur del romanzo
di Jacqueline
Spaccini
Il tempo del girasole (Thera Edizioni —
2025) di Claudio Aorta* è un romanzo italiano che
mescola con grande naturalezza narrativa mistero, introspezione psicologica,
arte e viaggio nel tempo. La protagonista, Elena Giachetti, di mestiere fa la ricercatrice
farmaceutica, è una donna moderna, colta e sensibile, profondamente legata alla
pittura impressionista, che si ritrova improvvisamente catapultata nella Napoli
del 1799, dopo la visione di un imponente girasole a Posillipo, cento metri al
di sopra del mare. Comprimario nel passato è Carlo Ballardini, fulgido esempio
di direttore di un orfanotrofio. Se fino ad allora il romanzo era stato un po’ statico
e descrittivo, dopo quel portale temporale, da quel momento, la storia prende maggior
ritmo, diventando un’avventura sospesa tra realtà e immaginazione. Osservando
da vicino un girasole, in un luogo scelto per poter dipingere en plein air, la protagonista si trova proiettata dal 2023 al 1799,
nello stesso luogo, ma in un altro mondo storico, sociale, politico e
geografico. Le vie dell’oggi non esistono ancora, i luoghi fatiscenti dell’odierno
sono esteticamente splendenti nel passato. Come farà Elena a muoversi in questa
nuova realtà? Riuscirà a tornare nel presente?
Uno degli aspetti più riusciti dell’opera è senza dubbio
l’ambientazione. Napoli viene descritta con grande forza evocativa, storicamente,
topograficamente e artisticamente, soprattutto nella sua dimensione settecentesca.
I vicoli, i paesaggi sul mare, il Vesuvio, il linguaggio dei personaggi e gli
odori della città contribuiscono a creare un’atmosfera viva e mimetica. Tuttavia,
il contrasto tra il mondo moderno di Elena e la Napoli antica si affievolisce
nel corso della lettura, al punto di lasciare tutto lo spazio narrativo alla città di fine Settecento.
La scrittura è densamente descrittiva, ricca di dettagli e capace di alternare momenti di introspezione emotiva a scene dinamiche e narrative, anche se talvolta il testo rivela un’ansia eccessivamente esplicativa, quando forse un margine di sottaciuto, di sottinteso, andrebbe concesso all’immaginazione del lettore. Se la Napoli storica è fortemente suggestiva, al punto di dimenticare che il romanzo è scivolato nel genere fantastico, l’enfasi andrebbe alleggerita e la reiterazione controllata, a nostro avviso. A tratti il romanzo si apparenta alle time-slip novels, a tratti assomiglia a un manuale delle buone domande introspettive, finendo per sfociare in altri generi oltre a quello narrativo. Ma tutto ha inizio da un atto creativo, artistico. Se per il Berkeley del XVIII secolo esse est percipi, allora qui il nucleo fantastico finisce per diventare più vero del vero, cedendo il posto alla ricerca ontologica verso la quale Claudio Aorta vuole condurre il lettore. Resta sopra a tutto, il segno di un atto di amore profondo e di riconoscenza che l’autore tributa alla città partenopea, vera protagonista del romanzo.
______________
______________________



Commenti
Posta un commento
È gradita la firma in calce al commento. Grazie.