La reputazione del dottor Pepino Bragadin - II parte (NARRATIVA) ~ di Luigi Ananìa - TECLAXXI

 NARRATIVA

Luigi Anania

La reputazione del dottor Pepino Bragadin

Parte Seconda*


*la prima parte è stata pubblicata il 23 luglio 


 

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       Il giorno dell’esame diceva ai suoi studenti di portare doni ai componenti della commissione in segno di cortesia e di rispetto; se ci fosse stato un gioielliere gli avrebbe detto di portare orologi di lusso e se ci fosse stato un produttore di vini pregiati gli avrebbe detto di portare una cassa per ogni membro della commissione. Il giorno dell’esame si presentava in fondo alla classe e se uno studente rispondeva sbagliato si spaventava e diceva alla commissione che il suo studente non aveva   utilizzato le parole adatte ma nella sostanza aveva risposto giusto. Intanto la paura di perdere la reputazione di miglior maestro di nautica gli imperlava la fronte e gli cambiava a tratti la voce da quella usuale a quella di lui bambino.

        Una volta a uno dei suoi corsi partecipò il signor Osvaldo Guerra, un uomo obeso proprietario di un magazzino di lampadari che di notte rimanevano accesi sulla strada che portava all’acquario comunale dove avvenivano le lezioni. Osvaldo Guerra riluceva come i suoi lampadari per via della pelle del capo  velata  di sudore che rifletteva la luce  della sala; il suo corpo strabordante su una  sedia e il suo sguardo da cernia sembravano refrattari   a qualsiasi forma d’insegnamento sicché le domande di Pepino morivano assorbite dalla gran massa del suo grasso; per giunta era incline per natura ad un umorismo naturale che generava delle gran risate negli altri tre componenti della classe, un giovane idraulico che rideva senza ritegno, un’avvenente signora inglese che era colta da irrefrenabili attacchi di risa  e un uomo che si fregiava del titolo di ingegner marchese  che soffocava a stento il riso per non irritare Pepino. Osvaldo con le sue frasi senza senso e l’ondulare delle sue fasce di grasso sui fianchi infuriava Pepino che lo definiva un imbecille obeso e si tratteneva dal colpirlo con un pugno. Ma Osvaldo non si offendeva e si rifugiava nella sua immensa mole di carne dalla cui bocca fuoriuscivano bolle di saliva che volavano sul soffitto. Quando Pepino eccedeva con gli insulti il velo umido sulla sua pelle aumentava e sembrava avere la stessa consistenza dei polpi   che nuotavano nelle vasche dell’acquario. Pepino provava a nascondere la paura che qualcuno fosse bocciato e  gli diceva di non presentarsi all’esame e di seguire il corso successivo  ma Osvaldo rispondeva  che voleva andare con i suoi compagni di classe davanti alla commissione d’esame; allora Pepino gli si sedeva accanto  abbracciandolo come se fosse un  figlio a cui voleva molto bene e gli  diceva di andare in barca con lui per imparare  in un giorno le cose più importanti del corso; glielo diceva  con una voce suadente interrotta  da insulti e bestemmie quando si voltava da un’altra parte.

Due giorni prima dell’esame Pepino lo andò a prendere al negozio di lampadari e lo portò al pontile dove teneva la barca che usava per le lezioni private. Era una bella giornata di sole con un vento leggero, perfetto per una lezione in alto mare. Quando una volta a bordo sciolsero gli ormeggi, Pepino allentò la vela e la barca scivolò in un mare senza onde. Navigarono in silenzio in direzione del sole finché, arrivati a un punto da cui la costa si vedeva appena, Pepino disse a Osvaldo di sedersi sull’osteriggio e di guardare la prua; Osvaldo si arrampicò sul ponte e si mise sull’osteriggio tenendosi con le mani alle sponde per non scivolare indietro e precipitare in mare. Quando lo vide fermo sull’osteriggio Pepino dispose la barca con il vento a poppa e cominciò a parlare dei nomi del vento, delle vele, delle precedenze e di tutte le regole del tribunale del mare.  A un certo punto una nave da crociera gli passò davanti facendo delle onde enormi; Osvaldo emise un grido di meraviglia e Pepino invece di deviare la rotta si diresse con la prua perpendicolare alle onde che avanzavano verso di loro. La prima onda seguita dalle altre sembrava avanzare sempre più veloce e quando arrivò sollevò la prua della barca così tanto che Osvaldo scivolò all’indietro e sprofondò in mare; Pepino lo guardò affondare muovendo le braccia e le gambe invano e quando scomparve del tutto vide l’acqua ribollire come se d’improvviso fosse sgorgata una sorgente. Poi tutto si acquietò e per un attimo gli occhi di Osvaldo brillarono nell’ azzurro del mare.

        Due giorni dopo alla capitaneria del porto davanti alla commissione d’esame composta da tre capitani vestiti di bianco c’erano l’ingegner marchese con una cassa di vini francesi, la signora inglese con un diamante della sua collezione di pietre preziose, l’idraulico pronto ad offrire i suoi servizi e dietro a tutti Pepino che si agitava e interveniva commentando ogni risposta. L’ultimo a passare l’esame fu l’ingegner marchese che si alzò, si congratulò con i suoi compagni e si voltò per abbracciare Pepino esultante e con la fronte imperlata. Quando uscirono dalla capitaneria tutti si guardarono e si chiesero di Osvaldo Guerri; l’ingegner marchese disse che forse non si era presentato per la vergogna nascosta che era aumentata a ogni lezione, la signora inglese sorrise e le si inumidirono gli occhi e l’idraulico chiese a Pepino che alzò le braccia al cielo e non disse niente. Poi si salutarono e passarono tutti sulla stessa strada davanti al negozio di lampadari di Osvaldo che splendevano nella notte.   

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LUIGI ANANÌA 


BIONOTA 

Luigi Ananìa si laurea in scienze agrarie presso l'università di Firenze nel 1986. Da allora scrive racconti e fa vino rosso a Montalcino presso l'azienda La Torre. Con la casa editrice Pequod ha pubblicato Il signor Ma (2000) e Cos'è questa nuvola (2011). Presso le edizioni DeriveApprodi ha curato l'antologia di racconti sul vino Confesso che ho bevuto (insieme a Silverio Novelli, 2004) e ha pubblicato Avant'ieri, storie di emigrazione tra la Sila, Torino e Buenos Aires (2009), Pixel, la realtà oltre lo schermo dei media (di nuovo insieme a Silverio Novelli 2012), Storie di volti e parole (2016) e  Bestiario umano (2021), ambedue in collaborazione con Nicola Boccianti. Ha scritto racconti per Il semplice, Maltese narrazioni e Nuovi Argomenti. 


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