Dall'informazione all'infocrazia (LINGUA ITALIANA) ~ di Silverio Novelli - TECLAXXI
LINGUA ITALIANA
Dall’informazione
all’infocrazia
Silverio
Novelli
Formare dentro, ma come?
La parola informazione
viene dal latino informatiōne(m), a sua volta derivato dal verbo informāre composto di in- (che, in questo caso, indica un movimento, anche figurato,
verso l’interno) e formāre (da fŏrma(m)) ‘dare forma’. Possiamo
dire che l’etimo è denso di umana responsabilità: quel ‘dare forma’ ‘verso
l’interno’, cioè dentro di noi, per un immediato gioco associativo ci trasporta
nel presente: di chi è la responsabilità, oggi, del confinamento in quegli
spazi chiusi della comunicazione che l’economista Cass R. Sunstein nel 2017 ha denominato
echo chamber (propriamente ‘cassa di
risonanza’), con riferimento in particolare alla Rete e ai social network?
Nell’echo chamber le «informazioni,
idee o credenze più o meno veritiere vengono amplificate da una ripetitiva
trasmissione e ritrasmissione all'interno di un àmbito omogeneo e chiuso, in
cui visioni e interpretazioni divergenti finiscono per non trovare più
considerazione». (Vocabolario Treccani.it) Le informazioni non ci informano né
ci formano, ma ci confermano e conformano, conformisticamente, nelle nostre,
spesso pregiudiziali, credenze. Di entrare in questi ambienti che ci rintronano
con l’eco di voci identiche alla nostra, i responsabili siamo noi stessi.
A un ecosistema che è, nonostante
l’ipermediazione tecnologica odierna, assimilabile alle tradizionali serre
identitarie in cui fioriscono sette, club, corporazioni, lobby, gruppi di
interesse, clan (dall’editoria alla mafia alle famiglie quotidiane), amici del
muretto, se ne intreccia un altro che, creato dagli umani, viaggia ormai per
conto proprio con preordinate progressioni: il filter bubble (alla lettera, ‘bolla di filtraggio’) che, come
scrive Marco Brando nel suo Non c’è
#Storia. I cliché storici nei media italiani (Salerno editrice, 2026), è,
«secondo la definizione di Eli Pariser nel libro Il filtro. Quello che Internet ci nasconde (2012; 2011 nell’originale
in inglese) “un ecosistema personale di informazioni” che non viene creato
dalle persone, bensì dagli algoritmi delle piattaforme digitali; questi, in
modo opaco, rilevano le preferenze dell’utente e gli offrono contenuti sempre
più simili, creando un ambiente molto circoscritto e intellettualmente isolato»
(pp. 29-30).
Dall’incrocio di queste due entità,
scaturiscono una produzione e una ricezione di contenuti (testi, video, audio,
prodotti multimediali e multicanale) sempre più caratterizzati da dogmatismo e
semplificazione, propedeutici alla creazione e messa in vorticoso circolo di fake news (talvolta raffinate, grazie
anche all’intervento dell’IA). Valorialmente siamo agli antipodi dell’informazione tradizionalmente intesa; in
pratica, siamo alle sue più fluide e pervasive manifestazioni negative, poiché
queste ultime circolano senza troppi ostacoli nel corpo sociale, rischiando di
permearne in prima istanza le percezioni della realtà.
Ritorno
al passato, culturale e lessicale
Facciamo
un passo indietro per richiamare alla memoria la semantica, gli usi, il thesaurus lessicale cresciuti intorno a informazione. I significati più noti di ‘atto del dare notizie’ e,
concretamente, di ‘notizia; conoscenza, nozione’ vengono a informazione dall’influsso combinato dell’antico significato
filosofico di ‘azione del dare una forma’e di quello giuridico di ‘istituzione
di un processo informativo’. In origine, però, agli inizi della nostra lingua e
letteratura, informazione ha ancora
l’accezione filosofica di ‘l’atto di dare a un essere la forma sostanziale
vivente’ (Dante, nel Convivio: «altrimenti è disposta la
terra nel principio de la primavera a ricevere in sé la informazione de l’erbe e
de li fiori, e altrimenti lo
verno
[inverno, ndr]»). Tre-quattrocentesco è il primo esempio moderno di informazione, nella Cronica di Buonaccorso Pitti (1354-1430): «sua Santità […] s’informasse
de la verità de lo abate, e […] dipoi la informazione,
la sua Santità ne giudicasse».
All’origine delle moderne democrazie,
ma già in epoca di regimi retti da sovrani illuminati, si fa largo il concetto
espresso dalla locuzione libertà
d’informazione, intesa come libero
accesso alla verità attraverso i mezzi che interpretano e formano la pubblica
opinione. Poi
si parlerà di informazione corretta, scorretta, aggressiva, compiacente, indipendente, allineata, imbavagliata,
filo-governativa, antagonista.
Il
senso concreto di ‘notizia’ e quello contiguo di ‘conoscenza, nozione (nuova e
utile)’ ha dato luogo a una ricca fraseologia: abbondare di informazioni;
accedere a un’informazione; raccogliere, reperire, ottenere, ricevere, analizzare, esaminare, interpretare, decodificare, valutare, verificare, archiviare (le) informazioni o un’informazione; avere
bisogno di informazioni; carpire,
cercare, chiedere informazioni; comunicare, diffondere, divulgare, diramare, disseminare informazioni; rivelare
informazioni riservate o coperte da segreto istruttorio; filtrare, distorcere, censurare, manipolare, nascondere informazioni; vendere un’informazione preziosa.
In
tempi moderni, nascono le locuzioni ufficio
informazioni, che indica l’ufficio a cui in vari luoghi, organizzazioni e
servizi può accedere il pubblico per avere notizie su cose di suo interesse, e agenzia
d’informazioni, vale a dire agenzia giornalistica che fornisce a pagamento
notizie ai giornali, ai servizi radio e televisivi, ecc.
L’articolo
369 comma 1 del Codice di procedura
penale (operante dal 1989) è dedicato all’informazione di garanzia (i mezzi di informazione la chiamano anche
avviso di garanzia), atto con il
quale il Pubblico Ministero informa l’indagato ed anche la persona offesa
dell’esistenza di un procedimento penale, in modo da consentire loro
l’esercizio del diritto di difesa.
Accezioni
scientifiche
Sono
ancora, per dir così, rassicuranti, le nuove specializzazioni informatiche e
nella teoria delle comunicazioni assunte nel secondo Novecento dalla parola informazione. La locuzione unità d’informazione indica la quantità d’informazione
trasportata da un segnale che rappresenta la scelta fra due soli stati
possibili ed equiprobabili e che costituisce un’unità binaria chiamata bit;
la quantità d’informazione contenuta in un segnale è misurata dal logaritmo
negativo (di base due) della probabilità del segnale; informazione al secondo
è, invece, l’unità di misura della potenza di calcolo di un computer,
corrispondente all’elaborazione di una informazione
(dato o istruzione di programma) al secondo; l’unità più spesso usata è il
multiplo megainformazione al secondo, corrispondente a un milione di
informazioni al secondo.
Ritorno
al presente
Le
megainformazioni al secondo ci
permettono di ritornare, come dopo un brusco risveglio, alla realtà cognitiva,
sociale, comunicativa presente, nella quale informazione
si fa frenetico nodo concettuale e pragmatico di assoluta potenza. A riprova
della centralità di questo nodo in continuo sviluppo, ecco che assistiamo alla
nascita e affermazione di entità lessicali che metamorfosizzano informazione nel suo stesso corpo, con
forti accentuazioni negative. Agli albori della contemporaneità, verso la metà
dell’Ottocento, compare malainformazione,
nell’accezione di ‘notizia, informazione errata’ ma anche di ‘diffusione
intenzionale di informazioni false o fuorvianti’; una parola che prenderà
pienamente piede nell’italiano del secondo Novecento, quando però nell’uso verrà
quasi immediatamente affiancata (negli anni Ottanta) e poi superata dal
russismo disinformazione (attraverso
la mediazione dell’inglese disinformation),
nelle accezioni di ‘scarsità o mancanza di informazioni’ e ‘diffusione
intenzionale di informazioni false o fuorvianti’ (come malainformazione).
A
questa coppia di prefissati, si aggiunga anche l’inquietante misinformazione (calco dell’ingl. misinformation), che nuota benissimo tra
le onde della post-verità (Zingarelli
2026, post-verità: «fenomeno per cui
nella discussione pubblica si affermano e si diffondono false verità,
amplificate dalla rete, nelle quali la ricerca dell'effetto mediatico,
l'emotività e le opinioni soggettive, prive di rigorose verifiche, prevalgono
sui dati obiettivi»). Nella misinformazione
non c’è la volontà cosciente di propalare informazioni false, scorrette,
fuorvianti ma la sciatteria, pigrizia, superficialità di non sottoporre ad
alcuna verifica la (presunta) informazione prima di diffonderla.
L’informazione diventa un confisso
Tanta
informazione, di ogni tormentato
tipo, tanto onore: quando una parola si trasforma da mero elemento lessicale a
strutturante elemento morfologico, si può parlare, linguisticamente, di
successo. Si passa dalla parole alla langue; dalla singola creazione, al meccanismo
produttivo. Negli ultimi anni, aumentano le parole nuove che hanno info- (da informazione) come confisso e primo elemento di parole composte. Di
segno valoriale, di nuovo, negativo.
Leggiamo
nel Vocabolario Treccani.it: infodemia,
«circolazione di una quantità eccessiva di
informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile
orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti
affidabili» (dall’ingl. infodemic,
a sua volta composto dai s. info(rmation)
('informazione') ed (epi)demic
('epidemia'); parola coniata nel 2003 da David J. Rothkopf, in un articolo
comparso nel quotidiano «Washington Post», When
the Buzz Bites Back (11 maggio 2003); infocrazia,
vale a dire «il flusso continuo, incontrollato e manipolatorio dei
dati e delle notizie, che tende a soffocare il pensiero critico» (dal tedesco Infokratie;
parola coniata nel 2021 dal filosofo Byung-Chul Han).
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SILVERIO NOVELLI
Silverio Novelli si occupa da molti anni di lingua italiana. Tra le altre cose, ha scritto una grammatica scolastica (a sei mani), un paio di dizionari di neologismi (a quattro mani) e altri testi di divulgazione linguistica (a due sole mani, finalmente, le sue).


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